di Francesco Lamendola
C’è un’ombra nella vita del medico, astrologo ed esoterista Michele de Notre-Dame, meglio noto come Nostradamus (1503-1566), l’autore del celeberrimo volume «Centurie et prophéties», del 1555, sul quale tuttora si affaticano e, talvolta, si accapigliano studiosi di ogni scuola e di ogni tendenza, ora per esaltarlo come il massimo autore di profezie veridiche di ogni tempo, con la sola eccezione - forse - di San Malachia; ora per denigrarlo e qualificarlo come un impostore e un ciarlatano.
I suoi biografi, in genere, tendono a sorvolarle su di essa o, addirittura, a passarla sotto silenzio, specialmente - come è ovvio - quelli della parte a lui favorevole; di certo non vi sono elementi sicuri, ma soltanto indizi e sospetti, che hanno portato già alcuni suoi contemporanei ad avanzare un dubbio oltremodo inquietante, pur senza riuscire ad incrinare la fama di cui egli godette in vita né, per vero dire, a scalfirla neppure adesso, a distanza di oltre quattro secoli e mezzo.