di Francesco Lamendola
Una romantica, malinconica, agrodolce canzone di Gino Paoli del 1961, «Gli innamorati sono sempre soli», metteva sul tappeto - la bellezza di mezzo secolo fa - un problema che alla società sembra del tutto trascurabile, se non inesistente, in virtù di una di quelle ipocrisie che rendono invisibile e inesprimibile, a livello collettivo, ciò che è fondamentale per il singolo individuo: la difficoltà, per gli innamorati, di trovare un po’ di intimità, nell’ambiente frettoloso e indifferente dei moderni centri urbani.
La canzone recitava così:
«Gli innamorati sono sempre soli
soli sulla strada, soli sulla Luna.
Ogni panchina è la loro casa,
ogni stella in cielo un ricordo d’amore.
Gli altri, che non sanno;
gli altri, che non ricordano;
gli altri che, che non capiscono;
gli altri che non capiscono
e non sorridono…