Chi controlla Hollywood?
Tratto da “Dietro il sogno americano” di Giantonio Valli
Se da una parte tutte le maggiori case di produzione hollywoodiane sono strettamente in mani ebraiche (ma lo sono anche catapecchie cinematografiche come la Producers Releasing Company, del ragioniere Leon Fromkess), ebraiche sono anche le prime banche che finanziano l'industria filmica.
L'unica, parziale eccezione è rappresentata dalla Bank of Italy, fondata nel 1904 a San Francisco da Amedeo Peter Giannini, un immigrato italiano nato nel 1870 a San Josè. Dotato di un talento e di una forza d'animo eccezionali, dopo il praticantato bancario egli ottiene i primi capitali per la sua impresa dai fratelli Herman Wolf ed lsaiah Wolf Hellman, due dei più potenti banchieri della California (il secondo è inoltre il fondatore, nel 1872, della prima sinagoga del Bnai B'rith di San Francisco).
Fattosi largo a forza in uno estab1ishment ostile, allora dominato dai banchieri anglosassoni, l'italiano si appoggia agli ebrei, stipulando, attraverso il produttore Sol Lesser, un'alleanza con i produttori di Hollywood e con i banchieri di New York interessati allo sviluppo dell'industria cinematografica.
Il propulsore di tale impegno non è però direttamente Amedeo, ma suo fratello Attilio, detto «Doc» per via di una sua laurea in medicina.
LA NUOVA POLITICA MONETARIA DEL VENEZUELA
DI ATTILIO FOLLIERO E CECILIA LAYA
folliero.it/
Il Venezuela è un esempio di sovranità nazionale, in tema di politica monetaria. Ha adeguato il valore della moneta alle proprie necessità: una moneta forte per le importazioni di prodotti di prima necessità, una moneta debole per le esportazioni.
Il bolívar, la moneta venezuelana, fino all’inizio di gennaio (2010) era cambiato con il dollaro ad un tasso fisso di 2,15 bolivares; ossia per comprare un dollaro erano necessari 2,15 bolivares. Da cinque anni il tasso di cambio bolívar-dollaro non veniva modificato. All’inizio di gennaio, il governo venezuelano ha introdotto un cambiamento radicale, dopo mesi di dibattito se fosse più conveniente un bolívar forte o un bolívar debole (e quindi svalutare) le autorità venezuelane sono arrivate, di fatto, alla conclusione che era meglio adottare entrambe le soluzioni.
Nel caso venezuelano è improprio parlare di svalutazione, ma è necessario parlare di adeguamento, perchè in concreto si è adeguato il valore della moneta nazionale alle differenti situazioni: una moneta forte per i prodotti importati ed una moneta debole per le esportazioni. Prima di analizzare il caso venezuelano, cerchiamo di spiegare quando conviene una moneta forte e quando conviene una moneta debole. Prendiamo come esempio (1 ) due monete e le rispettive aree di circolazione: il dollaro, la moneta degli Stati Uniti e l’Euro, che circola nei paesi europei che l’hanno adottato. Per semplificare la spiegazione, al fine di far comprendere più facilmente i concetti, poniamo che le due monete siano in rapporto di parità, ossia un dollaro equivale ad un euro. Poi poniamo, che nel trascorso di un anno, l’euro si rafforza, passando dall’iniziale parità ad un ipotetico rapporto di uno a due, ossia per un euro occorrono due dollari e viceversa per un dollaro è sufficiente mezzo euro.
L'Italia finisce nel mirino di Goldman Sachs

di Mauro Bottarelli
A lanciare l’allarme ci ha pensato un osservatore molto speciale, ovvero il più grande detentore del mondo del debito europeo: per il vice-governatore della Banca centrale cinese, infatti, «la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ora la più grande preoccupazione è ovviamente rappresentata da Spagna e Italia». Eccoci, qualcuno comincia a prendere la mira.
Il vertice europeo dei capi di Stato e di governo, nei fatti, non ha sortito alcun effetto: la risposta alla crisi greca è stata ovviamente quella più semplice e scontata, ovvero un intervento misto di Fmi ed Europa, con quest’ultima che si limita a prestiti bilaterali di ultima istanza al fine di evitare l’infrazione dell’articolo 125 dei Trattati comunitari.
Detta così, appare molto formale. Nei fatti, si è dovuto mediare tra la volontà tedesca di non pagare per gli errori di Atene e il dato di fatto in base al quale i fondi del Fmi non erano sufficienti a coprire il fabbisogno finanziario di cui la Grecia necessita assolutamente entro giugno per rifinanziare il debito. Una cosa è certa e lo ha confermato Lorenzo Bini Smaghi: «Il compromesso raggiunto ha evitato una Lehman europea».
VADE RETRO VOTO
DI MASSIMO FINImassimofini.it
In un articolo pubblicato sul Fatto il 13 marzo ( “Quale democrazia” ) auspicavo che l’indecoroso spettacolo dato dai partiti in campagna elettorale, con le liste taroccate, gli scambi di colpi bassi fra gli esponenti delle opposte nomenklature, inducesse finalmente i cittadini, andando oltre questi fatti contingenti, a riflettere sulla vera natura della democrazia rappresentativa e a capire “che non ha niente a che fare con la democrazia, ma è un sistema (meglio congegnato in altri Paesi, ma che da noi sta perdendo la maschera) di oligarchie, di lobbies, di associazioni para-mafiose, che il cittadino è chiamato a legittimare ogni tot anni col voto perché possano continuare, sotto la forma di un'apparente legittimità, i loro abusi, i loro soprusi, le loro illegalità” e l'occupazione, arbitraria dello Stato.
Mi auguravo quindi una forte astensione, incoraggiato non solo dai sondaggisti (che comunque nelle loro previsioni si sono tenuti ben al di sotto della realtà, perché fan parte anch'essi del sistema di Potere), ma anche da altri segnali che andavano oltre le chiacchiere da bar, pur importanti, ma dal fatto che per la prima volta un’esplicita esortazione all’astensione non veniva da cani sciolti o da gruppuscoli extraparlamentari (fra cui, se permettete, anche il mio “Movimento Zero”), ma dall’autorevole ItaliaFutura, la Fondazione promossa da Luca Cordero di Montezemolo. I risultati sono andati oltre le più pessimistiche (o ottimistiche, a seconda dei punti di vista) previsioni.
CHI HA VINTO LE ELEZIONI?
Breve montaggio suille dichiarazioni dei politici dopo le amministrative del marzo 2010.
Berlusconi un burattino travestito da despota.
Chi chiede più mercato in un sistema debito, non ha capito nulla del vero ed unico regime.
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