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Saviano, vieni qui da noi. Democrazia israeliana? Vieni in Palestina

di Caterina Donattini

Lettera a Roberto Saviano

Caro Roberto, ti scrivo da un uno dei molti campi profughi palestinesi del Medio Oriente, la vera verità di Israele, le sue fondamenta... Ti scrivo da Yarmuk, in Siria, dove mi trovo ora. I Palestinesi che vivono qui sono l'immagine vivente dell'ospitalità di Israele, che tu hai lodato qualche giorno fa.

Perché 100mila palestinesi sono qui ammassati e non nelle loro belle case di Haifa, Salfid, Nablus, Gerusalemme? Ti scrivo oggi, ma avrei voluto farlo da tempo, da quando cioè hai iniziato a pronunciarti su un argomento fisicamente lontano alla camorra ma pur sempre vicino a tematiche universali quali la giustizia e l'onore delle persone che desiderano vivere in giustizia: Israele.

Il 7 Ottobre scorso hai esplicitato le tue idee in proposito durante il discorso all'evento promosso da Fiamma Nirestein, Verità per Israele. Hai parlato di Tel Aviv quale città di tolleranza. Hai parlato di Israele quale accogliente democrazia sotto assedio. Ciò mi ha molto colpito, davvero non capisco come un intellettuale del tuo spessore possa pronunciarsi senza essersi prima documentato.

Se ti sta bene è così, se no sono botte

Marco Cedolin

Minacciare sembra ormai diventato lo sport più in voga nel villaggio globale, multiculturale e monomaniacale, dove le banche e le grandi corporation impartiscono ordini e tutti gli altri, ad iniziare dai mestieranti della politica, del sindacalismo e dell'informazione eseguono pedissequamente, senza proferire fiato.

Minaccia Marchionne, seduto sullo scranno della FIAT, azienda privata da sempre finanziata con il denaro dei contribuenti italiani. E lo fa nel modo peggiore, letteralmente sputando nel piatto in cui ha mangiato per circa un secolo, senza neppure premurarsi di pulirsi la bocca per educazione. Minaccia lavoratori, politica e mondo sindacale (ma con tutta probabilità solo i lavoratori sono interlocutori reali) di collocare all'estero anche i pochi insediamenti industriali ancora presenti in Italia, se non le verrà permesso di riscrivere a proprio piacimento le residue coordinate che ancora regolano il mondo del lavoro.

E lo fa con l'arroganza di chi si sente forte ed è consapevole di rapportarsi con un nutrito stuolo di servi pavidi ed una massa di lavoratori confusi in preda alla paura.

LAVORO E QUALITA' DELLA VITA

DI VICENC NAVARRO
Público

Il parametro più importante per spiegare la qualità di vita della popolazione adulta è il lavoro. Gli studi scientifici dei centri ricerca sanitaria degli Stati Uniti (i conosciuti National Institutes of Health del Governo federale degli Stati Uniti) hanno dimostrato che la variabile più importante per spiegare la longevità (cioè, gli anni che vive una persona) dei cittadini statunitensi è il tipo di lavoro che fanno. Migliore è la qualità del lavoro (cioè, maggiore è la possibilità di dimostrare nel proprio posto di lavoro la creatività che l’intero essere umano possiede, maggiore è il controllo del suo ambiente lavorativo e delle sue condizioni di lavoro e maggiore la soddisfazione per il suo lavoro), maggiore sarà il numero di anni di vita di un cittadino. In realtà, il lavoro rappresenta le 24 ore della giornata, e non solo le otto ore della giornata lavorativa. Un falegname, per esempio, fa sogni diversi da quelli che fa un medico. E il punto più debole delle nostre società è che, per la maggior parte delle persone che lavorano, il lavoro non è, in sé, un mezzo di divertimento, creatività e soddisfazione, ma un semplice strumento per raggiungere i mezzi –soldi- affinché quell’ individuo si senta realizzato nel mondo del consumo.

La società dei consumi fa diventare il mondo lavorativo un semplice strumento per poter consumare.

Comunque, il lavoro è la variabile più importante per configurare la vita di una persona. Quello che la persona ha (il consumo) dipende di quello che fa (il lavoro). Quindi, la gente comune, nella grande saggezza che le dà la sua esperienza quotidiana, quando vuole sapere di una persona, dopo averle chiesto il suo nome, solitamente chiede: “E Lei, che lavoro fa?”. E quando le viene data la risposta a questa domanda conosce già molto dell’altra persona, compreso il livello di consumo, il tipo di abitazione che ha e il tipo di vicinato dove abita, così come il suo stile di vita e così via.

La struttura delle Torri Gemelle

Estratto da "Inganno Globale".

Fumo. Perché dire la verità è impossibile

Dr. Elio F. Gagliano Medico Chirurgo

Un lettore ci pone un impegnativo quesito riguardo al dogma: "Il fumo fa male".

Ci chiede come mai vengano strombazzati attraverso tutti i media notizie riguardo alle patologie fumo-correlate (attivo e passivo). Sembra che questi scienziati abbiano già scoperto tutto riguardo alla dannosità del fumo, ma le prove dove sono?

Potrebbero almeno fornire qualche fotocopia dei loro prezzolati (pagati con denaro pubblico) studi che hanno portato alla conclusione che "Il fumo fa male". Invece di tutti gli studi citati da certi  "emeriti uomini di scienza"  che hanno come indiscutibile conclusione quella che "Il fumo fa male" mai nessuno è passato sotto gli occhi  del popolo-massa.

Il Dottor Elio Gagliano risponde al lettore citando ricerche effettuate da scienziati "eretici", articoli di giornalisti,  gaffes dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e cerca, attraverso dati concreti, di smascherare  il dogma "Il fumo fa male".

Buona lettura.

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MARCO PIZZUTI


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IN UN MONDO IN CUI L'1% DELLA POPOLAZIONE POSSIEDE IL 40% DELLA RICCHEZZA PLANETARIA, IN UN MONDO IN CUI 34.000 BAMBINI MUOIONO OGNI GIORNO PER POVERTA' E MALATTIE CHE SI POSSONO PREVENIRE, E DOVE IL 50% DELLA POPOLAZIONE MONDIALI VIVE CON MENO DI 2 DOLLARI AL GIORNO, UNA COSA E' CHIARA C'E' QUALCOSA DI PROFONDAMENTE SBAGLIATO. E CONSAPEVOLI O NO IL SANGUE CHE DA VITA A TUTTE LE NOSTRE ISTITUZIONI E QUINDI ALLA NOSTRA STESSA SOCIETA' E' IL DENARO!

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