
Di Antonella Randazzo
http://antonellarandazzo.blogspot.comQuesto articolo è tratto da una pubblicazione offerta previo abbonamento, ed è su “Mentereale” per gentile concessione da parte dell’editore. Per questo, non può essere riprodotto senza autorizzazione dell’editore. Per ulteriori informazioni leggi in fondo all’articolo.
Una storia può racchiudere tante storie, simili nelle caratteristiche essenziali. Questa è una storia di speranze, aspettative, credenze. Una storia di giovani che cercano un futuro, attraverso un lavoro che possa dare loro quella sicurezza assai difficile da trovare oggi.
Ma questa storia ha la caratteristica di avere un doppio significato fra ciò che questi giovani credono di rappresentare e di svolgere e quello che davvero sono chiamati a fare. Per questo, si tratta di una storia piena di paradossi, che può avere un finale assai tragico.
I protagonisti di questa storia si chiamano Giuseppe, Luca, Michele, Elena, Valentina, Roberto, Chiara, Antonio, Giovanni, ecc., e possono essere nostri parenti, conoscenti o amici.
Nelle caserme dei VFP1 (Volontari in ferma prefissata di un anno) ci sono giovani pieni di illusioni e speranze. Le loro parole potrebbero persino commuovere. Il ventunenne Michele dice: “gli amici non hanno capito, però sono fiero di esserci… Lavoravo come operaio stagionale in fabbrica, poi ho deciso di fare domanda per VFP1, dopo un paio di mesi mi hanno chiamato per il colloquio e le visite, dopo 30 giorni ho ricevuto la conferma”. Aggiunge la ventiquattrenne Giulia: “So che è strano perché l’Italia diventa patria solo quando gioca la Nazionale, ma noi ci crediamo davvero”. 1