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09
Feb

VIOLENTI SENZA SAPERLO

Di Antonella Randazzo

Non sono certo l’unica persona ad essersi accorta di come il sistema attuale, grazie ai mass media e alle conoscenze di Psicologia sociale e Sociologia, strumentalizza fatti e persone per raggiungere i suoi fini, anche quelli più ignobili. Questo avviene in molte circostanze concrete, e spesso riguarda fatti che molti credono del tutto casuali o non manipolabili. Negli ultimi tempi l’èlite di potere, sempre affannata dall’esigenza di proteggere il suo potere truffaldino e criminale, sente il bisogno di accrescere il già elevato controllo sulla popolazione, e per questo motivo sono stati strumentalizzati alcuni fatti accaduti da recente.

Molti hanno notato quanto è stato strumentalizzato l’attentato a Berlusconi. Ma vediamo esattamente come ciò è avvenuto. Dopo l’attentato, sono accadute cose perlomeno strambe. Nel giro di 24 ore i media strombazzavano che si sarebbe formato un gruppo su Facebook che inneggiava all’attentato e osannava Tartaglia. Chi parlava di 60mila iscritti, chi di 80mila o addirittura 100mila. Di colpo l’Italia veniva descritta dalle stesse autorità come una sorta di paese pieno di violenti pronti ad aggredire le autorità. La voce di esponenti del governo si è levata a sostenere un maggiore controllo della rete. Tutto questo tendeva a criminalizzare la rete e a mostrare i cittadini italiani come orde di energumeni in preda agli istinti.

Ma la verità era ben diversa: migliaia di iscritti a Facebook si sono ritrovati, senza saperlo iscritti a quei gruppi che esaltavano la violenza di Tartaglia. In altre parole, sono diventati “violenti” senza nemmeno saperlo o volerlo.


Occorre notare che su Facebook si può cambiare titolo del gruppo senza dover interpellare o avvisare gli iscritti e dunque ci si può ritrovare iscritti in un gruppo a cui non si sarebbe mai dato alcun sostegno. Ad esempio, 380mila utenti si sono ritrovati iscritti al gruppo “Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fans di Massimo Tartaglia”, ma in realtà erano  sostenitori del gruppo "Sosteniamo il Made in Italy". Questo significa che in pochissimo tempo si possono avere migliaia e migliaia di sostenitori di qualsiasi cosa, basta sostituire un titolo più ragionevole con uno più fazioso o addirittura violento. Si possono dunque far apparire violente molte persone che non lo sono affatto e che non hanno per nulla aderito a quel determinato gruppo.

Parecchie migliaia di persone si sono trovate iscritte a gruppi pro- Berlusconi o pro-Tartaglia, senza avere la minima intenzione di aderire. Addirittura il gruppo "Solidarietà a Silvio Berlusconi" aveva quasi due milioni di iscritti , ma in realtà queste persone avevano aderito a campagne assai diverse, come “per il terremoto in Abruzzo” o "No a Facebook a pagamento".

Il metodo di far apparire come violenti quelli che cercano di alzare la testa rispetto ai soprusi del potere è molto antico. Infatti, già nei secoli passati venivano descritti come violenti i contadini che si ribellavano alla sottrazione statale delle loro terre, oppure gli operai che chiedevano salari più alti.
Oggi viviamo in un contesto altamente violento, per capirlo basta accendere la televisione e vedere la quantità di produzioni trasmesse in cui la violenza è il tema dominante. Non è certo raro che i mass media sbattano il “mostro rumeno o albanese” in prima pagina, e non è raro che si accaniscano contro il personaggio protagonista dello scandalo di turno. Dunque, noi tutti siamo, nostro malgrado, costretti a recepire un clima violento o gravemente involuto, in cui molti sono indotti a abbassare il livello morale e culturale della loro esistenza.

Dopo l’attentato a Berlusconi, diversi politici hanno detto che la violenza sarebbe stata fomentata da Internet, ignorando completamente il clima mediatico in cui noi tutti viviamo. E’ evidente che si è voluto strumentalizzare l’attentato per criminalizzare l’unico luogo in cui le autorità non possono esercitare un totale controllo. In realtà il web è semplicemente una fonte che permette a molti di esprimere opinioni o di informare su argomenti considerati tabù dal regime.

Per molti aspetti Internet non è altro che lo specchio della società: c’è il reazionario, c’è il dissidente, c’è il moderato. C’è senz’altro anche il personaggio che pensa di risolvere i problemi con la violenza, oppure quello che si sfoga emotivamente minacciando qualcuno, ma si tratta di alcuni casi, non certo della maggioranza degli internauti. In molti casi c’è ironia e talvolta non bisogna prendere le cose alla lettera. Ad esempio, dopo l’attentato sono nati gruppi con titoli divertenti, come "Silvio Berlusconi e Massimo Tartaglia hanno stretto amicizia", o "Forse a Tartaglia non è piaciuta l'ultima barzelletta di Berlusconi", che hanno raccolto qualche migliaio di iscritti. 
Dopo poco tempo, anche se i media di regime avevano dato moltissima importanza al fatto, i presunti gruppi pro-Tartaglia sono misteriosamente spariti, così come quelli pro-Berlusconi. Erano gruppi di strana formazione e molti avevano protestato per aver trovato il proprio nome iscritto senza aver dato il consenso.

Non è il web a creare violenza ma le caratteristiche stesse del sistema che, come molti hanno capito, è fondato sulla disuguaglianza, sul crimine e sulla guerra.
Internet non è né la “salvezza” né il “demonio”. Un mezzo tecnologico non può ergersi né a luogo di “liberazione” né a luogo di violenza. Le persone rimangono tali anche se esiste Internet, nel senso che se esse sono interiormente suddite o non sono violente lo rimangono anche se usano Internet. Diversi personaggi, anche noti, come Grillo, hanno dato al web un’importanza eccessiva. Noi crediamo che gli esseri umani possono migliorarsi e crescere facendo un certo lavoro su se stessi e che la crescita non può essere garantita dal mero utilizzo di un mezzo tecnologico.
Dobbiamo constatare che la sceneggiata della criminalizzazione di Internet è stata fatta col preciso intento di abituare i cittadini alle ingerenze delle autorità sulla rete. Tali ingerenze non sono in realtà dovute alla presunta “violenza” di Internet, ma al fastidio che alcune persone indipendenti danno alle autorità. Precisamente quelle persone che esprimono opinioni e pensieri in modo intelligente e del tutto indipendente rispetto al sistema di potere e alle sue strategie per creare contrasti e opposizioni.
L’allarme Internet è creato ad oc per poter intervenire come si vuole a censurare coloro che sono indipendenti. Non c’entra nulla Facebook con l’insoddisfazione degli italiani verso i loro politici, dato che questo malcontento deriva da elementi oggettivi e non da presunte suggestioni create in rete.

E’ vero che su Facebook o sui blog possono apparire punti di vista o informazioni che non hanno alcuno spazio nei media ufficiali, ma è anche vero che l’informazione di per sé non garantisce il cambiamento. Idealizzare internet, facendo credere che possa essere una fonte di libertà non serve che ad illudere. Qualcuno ricorda come le iniziative di Beppe Grillo siano state organizzate con successo tramite la rete, ma occorre osservare che Grillo era già un personaggio mediatico e che egli ha alle spalle una potente società di social networking (la Casaleggio), capace di attivare la massa in modo non pericoloso allo status quo.

Per i fenomeni autenticamente indipendenti le cose vanno in modo ben diverso perché se si è indipendenti non si è personaggi mediatici e non si hanno risorse finanziarie e mediatiche per organizzare grossi eventi.
La rete potrebbe di certo essere utile anche nel processo di abbattimento dell’attuale sistema, ma non si può certo credere che semplicemente usando un mezzo tecnologico si possa uscire dal condizionamento del sistema. Se così fosse saremmo già liberi, ma non è così. Occorre un duro lavoro su se stessi e una forte volontà di abbattere il sistema, senza accontentarsi di soluzioni più comode che non eliminano i tanti problemi attuali.
Internet non è la “salvezza”, la “salvezza” sta nel nostro impegno a rigettare una realtà non più accettabile, con scelte concrete e forza di andare controcorrente.

Dunque, dato che il web non è poi così “libero” come vorrebbero farci credere, come mai le nostre autorità vogliono controllarlo maggiormente?

Ciò dipende dalla forte nevrosi del gruppo dominante, e dalla sua paura folle di ogni minimo tentativo dei cittadini di uscire dalle maglie della propaganda. Questa nevrosi può produrre comportamenti assurdi e paradossali. Esistono leggi contro l'apologia di reato e l'istigazione alla violenza, e non si capisce perché si dovrebbe controllare l’intera rete Internet per possibili sporadici casi di reato. Come osservano Luca Nicotra (Segretario dell'Associazione radicale Agorà Digitale) e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani): "Internet non è il far west. Anche sul web esistono delle leggi, e se verrà accertato che qualcuno ha commesso un reato, inneggiando contro Berlusconi o in qualsiasi altro modo, è giusto che sia perseguito. Dai tribunali".

Allo stesso modo dovrebbero perseguire quei politici o giornalisti che seminano razzismo e odio contro le minoranze o gli immigrati. Dobbiamo ricordare che sul Forum della Lega Nord appaiono moltissime frasi che inneggiano alla violenza contro gli immigrati, con epiteti dispregiativi come “terrone” e “negro”.

Parlare in generale di “odio in rete” oppure di “gruppi che istigano alla violenza” significa voler caricare la rete di una reputazione negativa, come se tutti quelli che esprimono un’opinione contro il sistema stessero incitando qualcuno alla violenza. Generalizzando si rischia di colpevolizzare o criminalizzare i dissidenti, facendoli apparire come una fonte di odio anziché uno stimolo al miglioramento.
Occorre anche ricordare che quando vengono create fazioni opposte si può produrre un comportamento fanatico ed emotivamente eccessivo da esponenti di entrambe le fazioni. Infatti, le autorità criminalizzavano gli iscritti pro-Tartaglia, ma c’erano anche iscritti pro-Berlusconi che inneggiavano alla violenza. Ad esempio, gli iscritti al gruppo pro-Berlusconi scrivevano frasi del tipo: “Tartaglia la tua vita è finita”, oppure  “(Berlusconi) Rimettiti in forza per farli morire impiccati con le loro mani”.
Le frasi emotivamente cariche possono esser dette anche da persone al bar o in ufficio, perché non è il mezzo a determinare pensieri e opinioni.

E’ evidente che qualcosa non quadra in questa strumentalizzazione dell’attentato a Berlusconi. Immediatamente dopo il fatto, politici come Maroni, Schifani o Gianfranco Rotondi volevano far credere che gli italiani erano diventati un’orda di violenti e barbari. Ad esempio, Rotondi dichiarò: "L'inno a Tartaglia su Facebook è il segno della barbarie in cui è precipitato il Paese… Roberto Maroni ha chiesto un rapporto alla polizia Postale di cui discuterà oggi durante l'incontro con il prefetto di Milano per fare chiarezza ‘sul clima di odio alimentato anche dai siti’”. Questi personaggi ignoravano che i presunti iscritti volontari al gruppo pro-Tartaglia non sono “il Paese”, e che non si può prendere a pretesto un gruppo di Facebook per legittimare il controllo di Internet. Come qualcuno ha fatto notare, il “popolo di Facebook” è molto variegato e non può rappresentare il Paese intero e nemmeno l’opinione pubblica. L’eccessiva generalizzazione delle nostre autorità puzzava parecchio e nascondeva intenti non certo lodevoli.

In Paesi europei, come la Francia e la Germania, diversi giornalisti hanno sostenuto  che l’attentato a Berlusconi è stato una montatura. In un programma televisivo tedesco molto popolare, il presentatore Harald Schmidt, sostenne con certezza che l’aggressione a Berlusconi è un film messo in scena per aumentare i consensi in un momento in cui erano notevolmente calati, dopo le gravi accuse di mafia e corruzione. Anche altri giornalisti stranieri sono convinti che l’aggressione non c’è stata, o se c’è stata gli effetti sono stati notevolmente esagerati.
Sarebbero diversi i fatti a sostegno di questa tesi: la diagnosi del medico di Berlusconi non coincide con le ferite visibili dalle immagini. Inoltre, la dinamica del fatto è perlomeno strana.  Di certo l’attentato è risultato molto utile, e il gesto di Tartaglia è stato strumentalizzato in molti modi.

Berlusconi aveva bisogno di un evento mediatico che lo facesse apparire vittima e gli consentisse di riprendere parte della popolarità perduta. Con l’aggressione è riuscito in questo intento. La strumentalizzazione del fatto ha raggiunto le stelle: sono in preparazione persino grandi manifesti che lo ritraggono ferito e che mirano a mettere in evidenza la presunta violenza contro di lui come rappresentante delle istituzioni. 
In uno di questi manifesti si vede Berlusconi col volto insanguinato e si legge: “una società che non rispetta le sue istituzioni è destinata a morire”. Ad intendere che chi non lo vuole e lo insulta è una sorta di incivile incapace di rispettare le istituzioni.
In altre parole, si vuole indurre a credere che chi considera Berlusconi mafioso e corrotto sarebbe un personaggio poco rispettoso delle istituzioni, se non addirittura un violento. Non dimentichiamo che Berlusconi è attorniato da esperti “spin doctors”, ovvero da chi ne sa molto di come le masse possono essere manipolate e indotte a ridare fiducia persino ad un personaggio come lui.

In conclusione, stiamo vivendo in un Paese in cui le autorità sono corrotte e non hanno per nulla a cuore l’interesse dei cittadini, ma se questi ultimi protestano oppure cercano di capire meglio la realtà per poterla cambiare ecco che si possono ritrovare, paradossalmente, ad essere considerati potenzialmente violenti, pur rigettando un sistema basato sulla violenza.



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Articolo tratto dal giornale “Nuova Energia”.

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