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10
Feb

Sul nuovo decreto antimafia uscito (casualmente) alla vigilia delle dichiarazioni di Ciancimino

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Il 9 febbraio è stato emanato il Decreto legge n. 4 del 4-2-2010: Istituzione dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati alla mafia.

Sulla carta è un decreto legge meraviglioso che può essere riassunto nei seguenti dieci punti:

• istituzione dell’Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
• Codice delle leggi antimafia;
• potenziamento dell’azione antimafia nel settore degli appalti e contro le cosiddette ecomafie, con attribuzione alla Direzione distrettuale antimafia della competenza sul reato di traffico illecito di rifiuti, ed estensione delle operazioni sotto copertura delle forze di polizia a questo reato;
• sostegno delle vittime del racket e dell’usura, attraverso una gestione omogenea e coordinata sul territorio nazionale;
• mappa informatica delle organizzazioni criminali, organizzata attraverso un sistema informatico chiamato ‘Macro’, che verrà implementato con le informazioni provenienti dai gruppi provinciali composti da investigatori di polizia, carabinieri e finanza e dai responsabili delle carceri;
• iniziative sul piano internazionale per contrastare la criminalità transnazionale;
• norme di contrasto alla criminalità organizzata e aggressione ai patrimoni mafiosi;
• controllo e contrasto del lavoro nero per l’anno 2010, concentrato nelle regioni Calabria, Puglia, Campania e Sicilia.

Il problema è la pratica. Vediamo perché.

Le reali ragioni del decreto.

Anzitutto chiariamo una cosa: abbiamo tre possibilità.

O crediamo davvero alla favoletta che lo Stato voglia fare la guerra alla mafia (ma questa idiozia la lasciamo ai telespettatori di Porta a Porta). Il che sarebbe meraviglioso, perché significherebbe vivere in un mondo quasi perfetto, che un giorno diventerà idilliaco.

Oppure crediamo che questo decreto serva solo per dare a Forza Italia la patente di partito antimafia, e contrastare le accuse di collusione mafiosa che gli provengono dai mass media, per bocca di Ciancimino e Spatuzza. Ma questa idiozia la lasciamo ai lettori di Comedonchisciotte e di Travaglio. Anche questa infatti è una visione romantica, tipica di chi vede il mondo diviso in due, destra o sinistra, buoni e cattivi, preti e atei, satanisti e cattolici, ecc… Magari con un mondo in cui un giorno prevarranno i buoni.

Per chi invece pensa che la realtà sia un po’ più complessa, e che nulla accada per caso ma solo per un preciso disegno di alcuni poteri al vertice, in una lotta spesso complicata da capire e da decifrare tra poteri illeciti, è d’obbligo fare alcune considerazioni.

Punto primo. Davvero strana è la coincidenza dei tempi. Escono nuove norme di contrasto alla mafia proprio mentre Berlusconi e tutto il partito di Forza Italia vengono accusati di essere collusi con la mafia.

Ora noi, da irriducibili complottisti, non crediamo alle coincidenze, e pensiamo che questo decreto sia stato emanato ad hoc proprio per poter eventualmente affermare, da parte di FI, che “nessuno ha fatto tante leggi antimafia come noi; e quindi il processo di Palermo è una farsa per punire Forza Italia delle sue posizioni antimafia”. Insomma, FI prepara il terreno per poter affermare che le dichiarazioni di Ciancimino e Spatuzza sarebbero la vendetta della mafia contro il partito che, a dire di Alfano e di Berlusconi, è il partito dell’ “antimafia dei fatti”.

Fin qui ha ragione l’ipotetico lettore medio di Travaglio. Indubbiamente questa finalità è ben presente agli ideatori di questa legge.

Ma le cose non possono essere così semplici.

Punto secondo. Il decreto sulla carta appare un buon decreto. Il problema è che non tocca gli interessi vitali della mafia. La forza principale della mafia nasce dal nostro sistema bancario e di diritto commerciale, nonché dal nostro diritto penale, costruito in modo tale da essere un facile strumento in mano alla mafia per riciclare beni e prosperare nell’illegalità.

Il decreto in questione, in ultima analisi, offre la possibilità di sequestrare beni e inasprisce il sistema penale, ecc., ma costituisce uno strumento di lotta alla manovalanza della mafia, lasciando intoccata (e intoccabile) quella dei colletti bianchi. Occorre considerare infatti che la lotta alla mafia imprenditoriale, che è quella più potente, andrebbe combattuta inasprendo le pene per i reati finanziari, l’abuso di ufficio, e l’omissione di atti di ufficio. Oggi, un PM che insabbia un procedimento rischia poco o nulla; un finanziere che ruba 1000 miliardi rischia al massimo fino ad un anno. Le norme sulla prescrizione, poi, impediscono anche a quelle ridicole norme esistenti di funzionare.

In altre parole, il decreto in questione non è un decreto per la lotta alla criminalità, ma un decreto che aumenta, per i colletti bianchi, la possibilità di ricattare la manovalanza mafiosa, con l’inasprimento delle pene.

In pratica, se si osserva l’andamento della leggi penali di questi ultimi anni, si sono seguite tre direttrici: 1) indebolire la magistratura; 2) diminuire le pene per i colletti bianchi fino a garantire una sostanziale impunità; 3) inasprire le pene per la mafia in senso stretto, quella che spara e uccide per strada per poche migliaia di euro al mese, che è quella meno pericolosa.

Questo decreto va quindi nella direzione di colpire la manovalanza mafiosa a vantaggio di chi comanda la mafia e se ne serve strumentalmente, cioè i finanzieri e i politici.

Punto terzo. Il decreto esce, sì, a cavallo della lotta che alcuni poteri forti hanno ingaggiato per via giudiziaria contro Berlusconi.

Ma esce anche a cavallo delle dichiarazioni di Riina, che ha affermato in modo espresso di non essere coinvolto nella strage di Via D’Amelio. Ricordiamo infatti che Riina ha affermato qualcosa di eclatante, e cioè che la strage di Via D’Amelio si deve ai servizi segreti. La dichiarazione, se saputa leggere, ha degli effetti dirompenti perché in pratica significa che Riina ammette che ci sono altri poteri che possono decidere stragi in territorio di mafia (mentre a noi avevano dato a bere la panzana che in terra di mafia non si muove paglia, se la mafia non lo vuole).

Una dichiarazione analoga l’aveva già fatta l’avvocato di Riina tempo fa, rilasciando un’intervista ad Antimafia 2000, ove aveva affermato che i mandanti della strage di Via D’Amelio vanno cercati al Cerisdi.

Ora, è ovvio che Riina non fa certo queste dichiarazioni per addossare colpe a qualcun altro, né lo fa per avere sconti di pena, visto che nessuno potrà mai togliergli gli ergastoli che gli hanno affibbiato. No. Le dichiarazioni di Riina devono essere lette come messaggi in codice tipici della lotta tra poteri occulti, ove Riina sta prendendo le distanze da una parte della massoneria, quella che l’ha fregato.

Sta dicendo che ha capito di essere stato fregato.

E sta dicendo a una parte della mafia di stare attenti a fare patti con lo Stato.

E significa anche che la mafia, avendo capito che è stata “fregata” in quel famoso patto con lo Stato di cui parla Ciancimino, sta reagendo.

Ora, il decreto legge va collocato in questa guerra tra poteri, e deve essere preso come una dichiarazione da parte dello Stato (o meglio, dell’Antistato) alla mafia; significa che lo Stato ricorda alla mafia che sono loro i più potenti, sono loro che comandano, perché hanno, tra gli altri poteri, quello di fare le leggi. E che non si illluda la mafia. Comandano loro. E la mafia deve fare quello che dicono loro al potere.


Le dichiarazioni di Riina le potete trovare a questi link:

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/17950/48/

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/6860/78/


Ps. Mi si perdonerà il riferimento al lettore medio di Comedonchisciotte e Travaglio.

Il mio disappunto nasce dopo aver letto i commenti al mio precedente articolo, in cui qualcuno mi diceva che ero diventato Berlusconiano; e altri dicevano che “occorre lasciare lavorare la magistratura” perché io vedo complotti ovunque.

Dimenticando, nella loro ignoranza, che se alle dichiarazioni di Ciancimino viene data tutta questa enfasi, OGGI, allora occorre domandarsi come mai anni fa la cosa passò sotto silenzio.

Specie considerando che la notizia è stata data anche dai media Berlusconiani, il che appare quantomeno anomalo; e appare non semplicistico, ma da dementi, pensare che si tratti solo di una voglia della magistratura di fare giustizia e dei giornali di dare il giusto rilievo alle notizie importanti, in un paese dove il controllo dell’informazione dei media è ormai un dato acquisito.

Evidentemente il lettore medio di Travaglio e CDC ritiene che l’informazione sia controllata e manipolata se si tratta di notizie a favore di Berlusconi, mentre quando si tratta di notizie contro Berlusconi allora improvvisamente diventa libera. E ovviamente Travaglio è libero.

Una curiosa, e demenziale visione del mondo.

http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/02/sul-nuovo-decreto-antimafia-uscito.html

 

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Commenti  

 
0 #4 mondisommersi 2010-02-18 23:29
POLIZIA ARRESTA 80 MAFIOSI. La più grande operazione in vent'anni.

http://www.youreporter.it/video_Polizia_arresta_80_mafiosi

Peccato che gli illustri mafiosi di alto rango siano tutti a piede libero.
Citazione
 
 
0 #3 mondisommersi 2010-02-10 21:01
:sigh: :sigh: sigh sigh
Citazione
 
 
0 #2 mondisommersi 2010-02-10 21:00
come direbbe quel viscido di Vespa: Il governo Berlusconi ha fatto decreti esemplari per la lotta alla mafia! (beee beeehh)
In soli 6 mesi ci sono stati 300 arresti e oltre 2000 perquisizioni. ah ah ah ...in galera ci vanno solo i piccoli criminali.
E i boss stanno al governo! :sigh: brrrr che orrore!!!
Citazione
 
 
0 #1 mondisommersi 2010-02-10 20:49
La cinematografia è l'arma più potente!
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