Siamo davvero sicuri che Gheddafi è un mostro?

Fabio Ghioni
A sentire i media, è proprio guerra. Anzi, la guerra sono i media in primo luogo. Per la stampa dell’Occidente, che fino a ieri accoglieva con un caloroso abbraccio i suoi capitali e oggi li congela, Gheddafi si è trasmutato improvvisamente in un mostro sanguinario, che non ha esitato a bombardare la sua stessa popolazione per reprimere le rivolta, scatenando la guerra civile nell’intero paese. E intanto, quanto scommettiamo che, grazie a tutto questo, le proprietà estere del Colonnello torneranno agli antichi porprietari?
A leggere la stampa russa, però, la verità sarebbe un’altra: in un appassionato apologo apparso pochi giorni fa sulla Pravda (che, bisogna ricordare, significa “verità”), emerge un immagine molto diversa del leader libico.
Come possiamo, scrive la Pravda, “chiamare dittatore un leader che ha spodestato un monarca corrotto, che ha modernizzato il paese, che ha lo ha portato a uno dei più alti indici di sviluppo umano, applicando un sistema di governo basato sulla democrazia diretta?” Parole che sarebbero potute essere – e forse sono state – sulle labbra di qualche governo occidentale, fino a solo un mese fa.
Ma non è tutto: “Gheddafi ha sempre supportato i movimenti rivoluzionari nel mondo.” continua la Pravda “Mentre i media asserviti agli USA elogiavano il regime di apartheid nel Sud Africa, il giovane Gheddafi addestrava in Libia [i dissidenti] e li rimandava indietro con le migliori armi per guadagnare la libertà in Sud Africa.”
Le fosse comuni? I bombardamenti di Tripoli? Manipolazioni.
Ma allora perché la stampa avrebbe cominciato a demolire Gheddafi?
Secondo la Pravda, perché gli Stati Uniti vorrebbero riguadagnare influenza nel mondo arabo, dopo aver perso un leader servizievole come Mubarak.
Naturalmente, la verità sta, se non nel mezzo, perlomeno non da una parte o dall’altra.
Quel che è certo è che la guerra si sta combattendo in primo luogo nelle teste delle persone. Si sa, una delle caratteristiche umane è la capacità di adattarsi e di abituarsi a tutto. Così, come ci si è abituati all’incubo nucleare durante la guerra fredda e alla minaccia islamica dopo l’11 settembre 2001, ci abitueremo anche all’idea di tiranni mostruosi da combattere nel Nord Africa. Un modo come un altro per farci entrare in un mood e per prepararci a sacrificare un altro pezzetto della nostra libertà. E magari, ad abituarci a sentire i fischi delle esplosioni sempre più da vicino.
In tutto ciò, il fronte libico è e sarà un’altro teatro immaginario di un conflitto che per noi rimarrà altrettanto sconosciuto quanto quello iracheno o afgano. Possiamo veramente mettere la mano sulle foto di massacri, oggi che la manipolabilità delle immagini e delle informazioni è pressoché infinita? A questo non possiamo rispondere, e sollevata dalla Pravda, testata di regime, certo, ma anche quest’ultima affermazione è terribilmente faziosa. E il precedente delle “armi di distruzione di massa” che costò l’impiccagione a Saddam Hussein non gioca a favore delle certezze.
“Siamo in una guerra di informazione e stiamo perdendo questa guerra.” ha dichiarato Hilary Clinton in un intervento che non è passato inosservato a
Russia Today “Al Jazeera è vincente, i cinesi hanno aperto una rete globale televisivo multi-lingua, i russi hanno aperto su di una rete in lingua inglese. L’ho visto in alcuni paesi, ed è abbastanza istruttivo ”. Ecco il vero fronte, ed ecco perché la Clinton difende con le unghie e i denti gli investimenti americani nell’informazione. È guerra e il campo di battaglia siamo noi.
http://www.fabioghioni.net/blog/2011/03/04/siamo-davvero-sicuri-che-gheddafi-e-un-mostro/
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