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SI SCRIVE MMT, NON UNICEF.

di Paolo Barnard

Si scrive MMT, non UNICEF. Avevo chiesto, il 12 dicembre scorso, l’adesione di attivisti e cittadini disposti a salvarsi la vita, la propria e quella dei propri figli. Riunirsi, apprendere uno strumento potente di riscossa democratica, la MMT, e poi lottare e pagare prezzi anche durissimi. Cosa ho ottenuto? Ho ottenuto una massa (esigua comunque) di italiani che mi hanno scambiato per l’UNICEF, che hanno donato qualche euro perché poi ci pensa Paolo Barnard e quegli economisti lì a salvarci la vita, non importa esserci. “Non mollare! Barnard! Sei un grande!”.

L’ho già scritto ieri, le conferme sono poche, più della metà dei donatori non verrà, e già erano pochi i donatori.

"Clicco col mouse, faccio il bonifico a quel Barnard, e magari anche a Emergency, che poi ci pensano loro a fermare i mostri della finanza e delle guerre. Io sto a casa, e mi sento uno giusto, una bella anima."

Che sfiga che i partigiani non avevano la online banking, invece di morire impiccati col fil di ferro avrebbero potuto donare e stare a casa. Io non  cercavo donazioni per noi 'eroi', ma persone che ci fossero, lì, a metterci la faccia, la fatica di imparare, e sì, anche mezza giornata di ferie e un sacrificio economico per non morire da schiavi. E per favore, non mi riscrivano adesso quelli che "ma io ho tre figli e sedici euro in tasca". Ok, voi no, ma non ci prendiamo per il sedere, il 98% di chi mi legge non ha la residenza a Calcutta.

Per quei pochi che invece ci saranno, per loro a Rimini ci sono Paolo Barnard, Michael Hudson, Bill Black, Stephanie Kelton, Marshall Auerback, Alain Parguez e una dolorosa lotta da affrontare, disperata, lo ammetto, non va nascosto. Ma io, quelli che ci saranno, non li mollo.

Per tutti voi altri, generosi casalinghi, c’è Angelina Jolie.

P. B.


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