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Quando lo "sdegno" non conviene



Dopo aver assistito alla nauseabonda cascata di parole inutili che ci hanno rovesciato addosso i politici e i giornalisti, riguardo al caso della ragazza picchiata nel metrò di Roma, proviamo ad analizzare un caso veramente serio - e purtroppo altrettanto attuale - avvenuto lo scorso anno ad Oakland, nelle vicinanze di San Francisco.

Erano le due del mattino del giorno di capodanno. Ad una stazione della metropolitana un giovane disarmato e immobilizzato, Oscar Grant, è stato ucciso con un colpo alla schiena da un poliziotto mentre era disteso a terra, a faccia in giù, sotto gli occhi di dozzine di testimoni inorriditi. Nonostante si sia trattato chiaramente di una “esecuzione” intenzionale - inutile dire che il poliziotto era bianco, e la vittima era un nero – l’assassino, John Mehserle, se l’è cavata con un verdetto di omicidio involontario. Ha sostenuto di “essersi sbagliato”, e di aver estratto la pistola al posto del taser, che intendeva usare per tranquillizzare l’irrequieto Grant. Naturalmente, per “taserizzare” il ragazzo aveva anche pensato bene di mettersi in piedi– come si evince chiaramente dal video – in modo da prendere meglio la mira.

Fra un mese si riunirà la giuria - composta esclusivamente di bianchi - che stabilirà una pena fra i due e 5 anni al massimo, dei quali probabilmente Mehserle sconterà circa la metà.

Questa è l’America. Questo è il grande paese di “libertà e democrazia“ di fronte al quale tutti i nostri politici - dall’estrema destra all’estrema sinistra - si genuflettono regolarmente, senza mai trovare la forza di esprimere un millesimo dello “sdegno”, facile e gratuito, che ci hanno riversato addosso nei giorni scorsi dopo il caso della ragazza picchiata in metropolitana. Altrettanto ossequiosi sono i nostri giornalisti, sempre pronti a domandarsi “dove andremo a finire” quando sanno benissimo che la risposta non esiste (visto che il problema, come nel caso della metropolitana, lo hanno “inventato” loro), ma improvvisamente ciechi, sordi e muti di fronte ad episodi ben più gravi, seri e reali, come quello appunto di Oscar Grant.

Sia chiaro, l’episodio di Oakland non è “più grave” perchè il ragazzo è morto, mentre l’infermiera rumena si è salvata, ma perchè a) implica un abuso intollerabile da parte delle forze dell’ordine verso un cittadino indifeso, e b) conferma la sistematica complicità di un sistema giuridico, che da sempre protegge questo genere di azioni criminali da parte della polizia contro le minoranze del paese.

Si chiama razzismo.

Per chi ha poca memoria, basterà ricordare il nome di Amadou Diallo, un nero (disarmato) che fu ucciso in uno scantinato di New York da 4 poliziotti bianchi, una dozzina di anni fa. "Aveva estratto il portafoglio per mostrarci i documenti - dissero i 4 di fronte alla giuria - ma abbiamo creduto che fosse una pistola". E così gli hanno piantato 40 pallottole in corpo, giusto per non sbagliare. I 4 poliziotti, che seguivano le direttive del nuovo “sceriffo” di New York Rudy Giuliani, furono tutti assolti. Sempre sotto Giuliani ci fu il caso di Abner Louima, che fu sodomizzato in questura con un manganello da tre poliziotti, dei quali solo uno fu condannato ad una pena lieve, e con la condizionale. Oppure il caso di Patrick Dorismond, un nero che fu ucciso a sangue freddo ad un incrocio da due poliziotti bianchi, senza motivo apparente. Anche in quel caso, nessuno fu condannato.

Ecco perchè non sentirete mai un giornalista italiano domandarsi “dove andremo a finire” dopo episodi come questi, o come quello di Oscar Grant: perchè in quei casi la risposta esiste eccome, ed è una risposta che potrebbe non piacere a chi gli paga lo stipendio.

Massimo Mazzucco

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3627

 

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