QUANDO C’ERA LA CACCIA ALLE STREGHE
Di Antonella Randazzo
Oggi per mettere fuori gioco un avversario politico si fa ricorso all’accusa di essere gay, pedofili, corrotti oppure dediti a trans, escort o droga. Vince chi ha più potere mediatico, che può utilizzare per convincere le masse che le accuse sono vere, anche quando si tratta di vuote montature. Un’altra accusa infamante è oggi quella di “terrorismo”, rivolta spesso a dissidenti, intellettuali indipendenti e persino a pacifisti.
Per diversi secoli, l’accusa utilizzata per mettere fuori gioco chi poteva dare fastidio perché sosteneva cose “pericolose”, oppure denunciava il potere iniquo, era l’accusa di “stregoneria”, che era sinonimo di “eresia”, e rappresentava un crimine contro lo Stato e la Chiesa. Con questa accusa furono condannati i Templari, Giordano Bruno,
Tommaso Campanella e molti altri. In alcuni casi, risultava molto utile interpretare comportamenti non comuni come “possessione del diavolo”. I papi avevano creato un’apposita letteratura che descriveva la “possessione demoniaca”, e mirava non soltanto a suscitare paura del “male”, ma anche a stabilire criteri che avrebbero inchiodato i cosiddetti “indemoniati”, ovvero coloro che praticavano il “male” e la “stregoneria”. Ovviamente questi criteri erano del tutto irrazionali e non tenevano conto in alcun modo che poteva esistere la libertà di comportarsi in modo diverso da come stabiliva la gerarchia della Chiesa.
L’arma dell’accusa di stregoneria fu usata anche nel Nuovo continente, per impedire che gruppi di persone, o comunità religiose, pensassero di poter agire in modo diverso da come era stabilito dalle superiori autorità. Ad esempio, che decidessero di creare una situazione di pace con gli indiani, oppure che rivendicassero più libertà nella scelta di alcuni aspetti della loro esistenza. Non è certo un caso che l’episodio più clamoroso e più conosciuto di “caccia alle streghe” avvenne a Salem. Proprio in questa località si erano presentate situazioni non accettate dalle autorità di Boston, che avevano assunto un rigido controllo sulla popolazione.
La parola “Salem” significa “pace”, e alcune persone della comunità di questo villaggio avevano più volte manifestato l’intento di procedere a trattative di pace con gli indiani nativi, sia perché desideravano vivere in una situazione più tranquilla, sia perché credevano, giustamente, che il cristianesimo fosse la religione dell’amore, e la pace avrebbe permesso di vivere in armonia anche con i nativi. Salem aveva già un vecchio retaggio di ribellione verso il rigido sistema di potere, che vedeva un potere centralizzato e feroci guerre contro tutti coloro che lo avversavano o non lo sostenevano. Le feroci persecuzioni contro i nativi avevano come obiettivo non soltanto lo sterminio per usurparne le terre ma anche la soppressione di un sistema diverso da quello della potenza colonizzatrice.
Nel 1626, proprio nel territorio di Salem, un gruppo di coloni era stato aiutato dai nativi a sopravvivere al lungo e freddo inverno. In onore a questa solidarietà, tempo dopo la piccola comunità prese il nome di Shalom, parola ebraica che significa “pace”. Col tempo la parola diventò “Salem”. La località conservò gli intenti pacifisti, e furono diversi i personaggi vissuti a Salem che avversarono la netta criminalizzazione dei
nativi che veniva fatta da molte autorità. Uno di questi personaggi fu Roger Williams (1603-1684), un teologo sostenitore della libertà religiosa e della separazione tra Stato e Chiesa. Egli credeva che si dovesse trovare un’armonia fra le diverse culture, e studiò la lingua dei nativi americani. Williams rispettava la dignità dei nativi americani e li trattava come suoi pari, riuscendo ad entrare in amicizia con diverse tribù. Nel 1643 pubblicò il libro A Key into the Language of America, in cui esponeva le conoscenze che aveva acquisito a contatto coi nativi. Il libro diceva chiaramente che era sbagliato sentirsi superiori ai nativi, perché anche la loro cultura era piena di contenuti e le loro usanze avevano un significato. Al contrario di altri religiosi, Williams non voleva per forza convertire i nativi, rispettando le loro credenze religiose. Per lui era possibile vivere in pace con gli indiani, anzi, era convinto che il vero cristianesimo richiedeva sempre un comportamento amorevole e pacifico.
In una situazione in cui si cercava di far credere che i nativi erano come bestie selvagge, e che verso di essi si doveva provare soltanto paura o odio, Williams appariva “scomodo” e “pericoloso”, e le autorità cercarono di limitare il suo operato. Veniva considerata molto “pericolosa” la sua idea che gli indiani avessero il diritto di vivere sulle loro terre e che la loro cultura dovesse essere rispettata.
Le autorità di Boston avevano etichettato Williams come “ribelle contro l'ordine divino della chiesa" (che equivale al nostro epiteto di “terrorista”). All’epoca non erano pochi i dissidenti, e fra questi ci fu anche John Clarke (1609-1676), che riunì un gruppo di dissidenti e lo condusse a Narragansett Bay, la zona in cui c’era il gruppo creato da Roger Williams. Gli abitanti di Salem riconobbero in Williams il loro maestro, e
abbracciarono le sue idee politiche, religiose e pacifiste.
Le autorità iniziarono a perseguitare il teologo, temendo la diffusione delle sue idee.
Quando il governatore John Endicott lo invitò ad allontanarsi dalle tribù dei nativi e a tornare in Massachusetts, Williams rispose, "mi sento più al sicuro quaggiù tra i selvaggi di Narragansett Bay che tra i cristiani di Bay Colony Massachusetts". Fu chiamato a comparire davanti al Tribunale più volte, accusato di avere "opinioni pericolose". Sarà allontanato dalla Chiesa e condannato per “eresia e sedizione”. Ma gli insegnamenti di Williams saranno considerati anche dopo la sua condanna.
Nel Nuovo Mondo si ebbero diversi processi per eresia o per “stregoneria”, e quelli di Salem saranno resi celebri dai romanzi ad essi ispirati. Ma i fatti veri avvenuti a Salem, pieni di incongruenze e paradossi, non saranno mai completamente chiariti.
In molte fonti si parla semplicemente di un “processo alle streghe”, e oggi si cerca di capire come mai questo processo avvenne lì e perché. Molti autori rimangono legati ai fatti che furono propagandati all’epoca e nei secoli successivi, facendo rimanere oscuri i motivi sociali, economici e politici di questi fatti. I fatti che resero famosa la città di Salem sono stati riportati in modo inesatto in alcuni romanzi, come quello scritto da Nathaniel Hawthorne (La lettera scarlatta), il racconto di Elizabeth Gaskell intitolato La strega Lois, ispirato alla vicenda di una delle donne processate, Rebecca Nurse, e Giles Cory di Mary Eleanor Wilkins Freeman, racconto ispirato ad un’altra vittima dei processi.
Si racconta che nel 1691 alcune ragazze (tra le quali c’erano la figlia e la nipote del reverendo Samuel Parris, Betty ed Abigail) si dissero vittime di un “maleficio”, a causa del quale avevano avuto strani sintomi e comportamenti. Le autorità non ebbero dubbi che si trattava di “possessione demoniaca”, e come tale doveva essere trattata per sopprimere il “male” che ne poteva derivare. Inizialmente furono arrestate tre donne: Tituba, la schiava dei Parris, una mendicante, Sarah Good, e l'anziana Sarah Osborne. Tituba era la schiava metà caraibica e metà africana, che si occupava della figlia del pastore, Betty, e della nipote Abigail, di 9 e 11 anni. Come passatempo, la schiava faceva giocare le bambine con giochi definiti “magici”, e nell’ambiente pregno di rigidezza religiosa e superstizione era facile vedere in questo una presunta “stregoneria”.
L’anno successivo scoppiò una vera e propria caccia alle streghe e fu istituito un tribunale. Furono incarcerate e giustiziate diverse persone, donne, uomini e bambini. Il 12 ottobre del 1693, il governatore Phips decise di sciogliere il tribunale che era stato creato appositamente e istituì una “Corte di giustizia” che considerò 52 casi, assolse 49 detenuti e condannò a morte 3 persone. Nel periodo degli arresti e dei processi, il reverendo Parris non perdeva occasione per accrescere la paura scrivendo, ad esempio: "Il Diavolo è fra noi, e la sua rabbia è veemente e terribile, e quando egli sarà cacciato Signore solo lo sa." Nei suoi sermoni non mancavano mai i riferimenti allo scontro fra Cristo e il demonio, e a pericolosi “nemici”, che potevano essere ovunque.
La paura e la suggestione scatenarono un forte panico isterico, e circa 200 persone furono arrestate e almeno 55 furono torturate. Secondo la documentazione del processo, che si trova presso la Biblioteca del Peabody Museum, un centinaio di persone furono processate, di cui 19 furono condannate a morte per impiccagione, 5 morirono in prigione e una a causa della tortura. I processi si svolsero nella contea di Essex (Massachusetts), che all’epoca era una colonia inglese, nella località chiamata Salem Village (oggi città di Danvers). Salem Village era un villaggio creato nel 1636 dalle autorità della vicina città di Salem (chiamata Salem Town per distinguerla dal Village). La caratteristica degli abitanti di questo villaggio era il desiderio di avere maggiore autonomia. A quell’epoca la madrepatria dava per scontata l’opposizione feroce fra coloni inglesi e nativi, e veniva seminato (anche attraverso i sermoni) un grande disprezzo verso i nativi, descritti come “animali selvaggi”. Proprio all’inizio del 1692 c’erano stati scontri con gli indiani, e molti temevano lo scoppio di un’altra guerra, che non erano disposti a combattere perché molti uomini di Salem erano già morti nell’assurda lotta contro gli indiani. Dunque, proprio il periodo 1691-92 fu di notevole disagio per il villaggio di Salem, per opposizioni verso le autorità religiose e secolari.
Non è stato certo un caso che in questa caccia alle streghe alcune vittime erano persone che desideravano la pace con i nativi e una maggiore autonomia, come il reverendo George Borroughs. Quest’ultimo recitò correttamente il “Padre Nostro”. Questa era una prova che lo scagionava perché all’epoca si credeva che chi era “indemoniato” non era in grado di
recitare correttamente le preghiere cristiane. Comunque, la condanna a morte non gli fu risparmiata, ma fra molte persone emerse il dubbio su tutto quello che stava accadendo.
Il prelato puritano Cotton Mather fece la sua arringa dicendo che “il diavolo poteva camuffarsi da angelo del cielo”. Cotton aveva scritto un volume dal titolo “Memorable Providences, Relating to Witchcrafts and Possessions”, in cui parlava delle “prove
spettrali” (spectral evidence, attacchi epilettici, malefizi, possessioni, riti, malocchio, sortilegi, spiritismo, manifestazioni del demonio, ecc.), ovvero “prove” da considerare per incriminare gli imputati. Cotton Mather era convinto di avere una missione di lotta contro “Satana”, e nel 1688 aveva già fatto condannare quattro ragazzi per stregoneria. Era rigido e inflessibile perché credeva che “non si doveva aver pietà del male”. Era evidente la volontà di usare la caccia alle streghe per uccidere determinate persone considerate “pericolose”. Questo spiega perché Tituba e altre persone che avevano confessato di essere “streghe” furono rilasciate, mentre diverse persone che si erano dichiarate innocenti furono condannate.
Si voleva anche devastare l’economia del villaggio, e nei giorni del processo non si ebbero raccolti, i bovini furono abbandonati e i mulini restarono fermi, dato che i proprietari e il personale erano stati arrestati o risultavano scomparsi. Furono molte le persone che protestarono a tal punto da bloccare il processo. Alcuni ecclesiastici cercarono di abbassare il livello emotivo ma non furono in grado di impedire i crimini che furono commessi.
Ebbe peso lo scritto di William Perkins, Discorso sull'arte dannata della stregoneria, che descriveva gli “orrori” che sarebbero stati prodotti dalle “streghe” qualora non fossero state condannate. Altri prelati citarono tale scritto, impaurendo e alimentando la superstizione, rendendo così lecita la caccia alle streghe. Questo scritto ebbe lo stesso ruolo che oggi hanno la televisione e i giornali nell’alimentare paure, superstizioni e razzismo.
All’epoca la stregoneria era considerata un “delitto eccezionale e mostruoso”, e dato che non ci potevano essere criteri oggettivi, i processi erano arbitrari e risentivano delle comuni superstizioni e paure. Non si perse nemmeno l’occasione per diffamare qualche politico. Ad esempio, furono accusati (ma non citati in giudizio) anche il consigliere del governatore Nathaniel Saltonstall e due membri del governo provinciale. A Salem anche i parenti degli accusati furono sospettati di stregoneria, per esempio nel caso delle famiglie Proctor e Cory. Caratteristica della caccia alle streghe di Salem fu proprio quella di accusare di stregoneria anche i parenti dei processati. Le ragazze accusate inizialmente servirono a far accusare anche alcuni loro parenti. Il paradosso fu che le persone che sollevarono obiezioni sulla legalità del processo e quelle che ridevano delle accuse di stregoneria furono esse stesse accusate. Ad esempio, John Proctor era stato molto critico sui processi e fu egli stesso processato e condannato a morte, insieme alla moglie. Sarà impiccato, mentre la moglie Elizabeth sarà risparmiata perché incinta.
Permettere ad un villaggio maggiore libertà rispetto alle autorità preposte, e addirittura di mettere in pratica verso i nativi comportamenti cristiani, significava rischiare che altri villaggi facessero altrettanto, sabotando il progetto di sterminio dei nativi e la creazione di un assetto di potere rigidamente gerarchico e centralizzato.
Per le autorità dell’epoca, l’ideale era trasformare le colonie in una sorta di “teocrazie”, per meglio sottometterle e controllarle. Williams aveva fatto molti proseliti a Salem sostenendo che il livello di sottomissione e controllo delle colonie da parte delle autorità religiose era troppo alto e invasivo, ed era anche in contrasto con i veri insegnamenti cristiani che si trovano nel Nuovo Testamento. Diversi autori sono convinti che i sintomi delle ragazze, che fecero iniziare la caccia alle streghe, erano dovuti alla Claviceps purpurea Ergot. (1) Gli alcaloidi dell'Ergot sono tossine fungine che possono produrre disturbi neurologici.
In un articolo del 1976, pubblicato sulla rivista Science, si parla di un malattia chiamata "ergotismo convulsivo" provocata dal consumo di tossine fungicide consumate come cereali e come ingredienti di pane fatto con segale cornuta. Ergot è un fungo che invade lo sviluppo di chicchi di grano di segale, specialmente in condizioni di caldo e umido, come quelle che c’erano al momento del raccolto di segale a Salem. L’ergotismo causa
convulsioni, vomito, soffocamento e allucinazioni, sintomi presenti in Betty Parris e in altre ragazze. (2)
Dunque, i sintomi delle ragazze (allucinazioni, convulsioni, ecc.) potevano essere ricondotti proprio a questo fungo tossico. Parris, vedendo questi strani sintomi nelle bambine, aveva chiamato il dottore, che però non fu in grado di capire qual era il vero problema e di porvi rimedio. Non sarà mai fatta chiarezza sui fatti di Salem, ma uno dei giudici, Samuel Sewall, rilasciò una confessione pubblica per dire che era pentito e chiedeva scusa. Diversi i giurati confessarono di aver giudicato in modo errato. Anche il reverendo Samuel Parris disse di essersi sbagliato, e cercò di scaricare la colpa su altri, così come fecero il governatore Phips, il vicegovernatore e altri personaggi che ebbero responsabilità nelle condanne. Nel 1702 la Corte generale dichiarò tutti i processi di Salem illegali, e nel 1711 sarà riconosciuto un indennizzo alle vittime del processo. Intanto però la caccia alle streghe aveva dato i suoi risultati, ovvero aveva prodotto paura, superstizione e sottomissione all’autorità.
L’idea di dover processare e condannare alcune persone perché “indemoniate” risale al Medioevo. In quel periodo si affermò la concezione del “male” come personificato nel “demonio”. Si pensava che questa entità potesse entrare nei corpi umani trasformando le persone in “streghe” o “indemoniati”. A questa idea fu collegata quella che sosteneva la pericolosità dei soggetti indemoniati, che dovevano essere soppressi. Ad essere uccisa non sarebbe stata la persona condannata ma il “demonio” stesso. Tale concezione diventò dottrina della Chiesa cattolica attraverso una serie di documenti papali. In questi documenti, anche gli “eretici” vengono assimilati a coloro che sono “servi del male”, ossia a servizio del “demonio”.
Nel 1179, anno del Concilio Lateranense III, la Chiesa stabilì che si dovevano rispettare alcune regole per "ricondurre gli eretici nella via della vera fede". Nel 1252, la Chiesa prevedeva processi inquisitoriali con l'uso della tortura, al fine di appurare lo stato di “eretico” o “indemoniato”.
Ma la vera e propria "caccia alle streghe" fu ratificata dalla bolla papale di Innocenzo VIII, la Summis Desiderantes (dicembre 1484), che dette il via a parecchie persecuzioni. Questo stesso papa delegò molto potere a due frati Domenicani, Heinrich Institor e Jakob Sprenger, autori, nel periodo 1486-87, del Malleus Maleficarum, un testo che in due secoli ebbe oltre 30 ristampe. Si trattava di una sorta di "manuale del perfetto inquisitore", che forniva informazioni su come riconoscere le streghe o i maghi, e le regole per processarli e punirli.
Da allora, sia in seno al cattolicesimo che al protestantesimo, si affermò la possibilità di imprigionare, torturare o uccidere con l’accusa di “stregoneria”. Sia Calvino che Lutero, pur non parlando espressamente di “stregoneria”, predicavano la lotta “contro Satana e i suoi servitori per purificare la Chiesa”.
Nel XVI e XVII secolo, ci furono molti processi per “stregoneria”, anche in Italia. Ad esempio, nel 1587, a Triora (oggi provincia di Imperia), tredici donne furono accusate di stregoneria e imprigionate, processate e torturate, e alcune di esse morirono. Le prove di questo processo si trovano presso l'Archivio di Stato di Genova.
Diversi studiosi hanno stimato che nell’Inghilterra della fine del 17° secolo un migliaio di persone furono accusate di stregoneria e uccise. Le autorità inglesi sostenevano che la stregoneria era un crimine contro lo Stato, e per questo c’era la condanna a morte. Al tempo della Guerra Civile, in meno di due anni circa 200 persone furono giustiziate.
Alcuni autori hanno notato che diverse donne condannate e uccise per “stregoneria” erano da poco vedove di proprietari terrieri, e dunque, in questi casi, si potrebbe parlare di caccia alle streghe come metodo per impossessarsi di ricchezze e terreni. Nei primi casi di caccia alle streghe, gli accusatori erano autorità e persone di alto rango, ma col passare del tempo, in molti casi (come anche a Salem), gli accusatori erano bambini.
Negli ambienti Puritani del Nuovo Mondo predicavano diversi reverendi molto rigidi e inflessibili, che mostravano gli stessi nativi come possibili “indemoniati” da cui ci si doveva difendere. Con queste prediche fomentavano odio e divisioni, ma svolgevano un utile servizio alle autorità politiche, proprio come avviene oggi all’interno dell’integralismo cristiano statunitense.
Anche i presidenti americani hanno utilizzato spesso la rigidezza religiosa che produce paure, divisioni e sottomissione. Ad esempio, Michael Gerson, autore di molti discorsi presidenziali, è un fervente religioso, e crede alle dottrine escatologiche del millennio e della guerra contro il male. All’epoca di Bush, tutto il personale della Casa Bianca partecipava a corsi di studio sulla Bibbia, e in questo clima così fervidamente religioso nacque il concetto di "guerra preventiva".
La dottrina posta al centro dell'attenzione dai predicatori fondamentalisti americani è quella tratta dall'Apocalisse di Giovanni, che profetizza la lotta del bene contro il male e la sconfitta definitiva dell'Anticristo.
In molte di queste prediche, il “male” è associato al non-cristiano, ovvero all’”infedele”. Alla luce di questa dottrina, le guerre americane assurgono ad elevate azioni morali, volute e legittimate da Dio stesso, e il nemico contro cui si combatte, oggi il “terrorista islamico”, rappresenta il “male”, proprio come in passato lo rappresentavano gli indemoniati e gli eretici.
Bush junior diceva: "Dio mi ha detto di colpire Al Qaeda, e io li ho colpiti, poi mi ha ordinato di colpire Saddam, e l'ho fatto, e adesso sono deciso a risolvere il problema mediorientale". (3)
Non è certo un caso che le autorità Usa non vogliono dare una definizione chiara e razionale del “terrorismo”, preferendo offrire un'immagine di nemico gravata di significati trascendentali, che diventa l'immagine stessa del “male” o del demonio, e la loro "crociata" non è per convertire ma per sterminare. Il nemico assume tutto il male su di sé permettendo alla controparte di acquisire caratteristiche di pura "bontà".
La Storia ci ha insegnato come il fanatismo religioso produce odio e guerra.
Alcuni autori hanno stabilito paralleli fra gli eventi del passato avvenuti a Salem e la "caccia alle streghe" più recente fatta da McCarthy negli anni Cinquanta. Le analogie non sono poche: anche in questo caso furono centinaia le persone arrestate e ci furono diverse condanne a morte. L’unica differenza è che il “male” era identificato con il “comunismo” anziché con il “diavolo”.
Nel gennaio 1953, a Broadway fu messo in scena il Crogiuolo, del commediografo Arthur Miller, che era una drammatizzazione dei processi del 1692, con una chiara allusione al maccartismo, soprannominato “caccia alle streghe rosse”.
Qualcuno oggi crede che la caccia alle streghe sia roba d’altri tempi perché nei secoli sarebbe giunta l’”evoluzione”, che avrebbe posto fine a superstizioni e ad altri comportamenti irrazionali. A chi sostiene questo chiediamo di provare che oggi non esistono luoghi di tortura, arresti arbitrari, condanne a morte ingiuste, persecuzioni “emotivamente cariche” dirette a precise categorie di persone, o persone che hanno avuto la vita distrutta per “reati” di opinione (anche nel “democratico” Occidente).
Chiunque potrebbe provare il contrario.
Cambia la propaganda, cambiano i termini e i concetti usati per istigare paura, odio e superstizione, ma la sostanza è sempre la stessa, perché l’”evoluzione” richiede sempre un impegno personale, e chi è disposto a farsi “massificare” (stando ore davanti alla TV o sostenendo un sistema palesemente iniquo) rischia di perdere anche l’idea di doversi impegnare per una ”evoluzione”.
BIBLIOGRAFIA
Boyer Paul, Nissenbaum Stephen, La città indemoniata, Salem e le origini sociali di una caccia alle streghe, Einaudi, Torino 1986.
Fox Sanford J. Science and Justice. The Massachusetts Witchcraft Trials, Johns Hopkins University Press, Baltimore 1968.
Hill Frances, Le streghe bambine di Salem, Piemme 2006.
Norton Mary Beth, In the Devil's Snare: The Salem Witchcraft Crisis of 1692, Alfred A. Knopf, New York 2002.
Roach Marilynne K., The Salem Witch Trials, Taylor Trade Publications, 2004.
Rosenthal Bernard, Salem Story: Reading the Witch Trials of 1692, Cambridge University Press, New York 1993.
Trask Richard B., The Devil hath been raised: A Documentary History of the Salem Village Witchcraft Outbreak of March 1692, Revised edition, Yeoman Press, Danvers, MA. 1997.
NOTE
1 http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:ugWfu1feDdwJ:farmacia.un
ich.it/farmacologia/didattica/tossicologia/dia/tossine_naturali_bn.pdf+Claviceps+pur
purea+Ergot+Gli+alcaloidi+dell'ERGOT+sono+classiche+tossine+fungine.+Danno+
disturbi+neurologici+associati+a+vasocostrizione+e+cancrena+alle&cd=1&hl=it&ct
=clnk&gl=it
2 http://www.law.umkc.edu/faculty/projects/ftrials/salem/sal_acct.htm
3 Affermazioni di Bush durante l'incontro di Sharm al-Shaykh con le autorità
palestinesi nell'estate del 2003. Citate nel quotidiano israeliano Ha'aretz (Arnon
Regular, 'Road map is a life saver for us,' PM Abbas tells Hamas').
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Articolo tratto da “NUOVA ENERGIA”.
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