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La strumentalizzazione occidentale

di Massimo Fini

La mobilitazione internazionale a favore di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte per adulterio e complicità nell'omicidio del marito (i due fatti, se le accuse sono veritiere, sono, con tutta evidenza, collegati), sarebbe totalmente condivisibile se fosse stata centrata esclusivamente sulla modalità dell'esecuzione: la lapidazione. La lapidazione infatti va oltre la pena di morte, è una tortura. Una tortura, se si può dir così, a fuoco lento (le pietre non devono essere né troppo grosse, così da uccidere all'istante la condannata, né troppo piccole da non farle male).

Ora, un uomo, in determinati e precisi casi, può essere lecitamente ucciso ma mai torturato o umiliato, tant'è che la tortura, almeno formalmente, non è legittimata in nessuno Stato del mondo nemmeno in tempo di guerra (anche se gli americani l'hanno usata a piene mani a Guantanamo – con l'ipocrito escamotage che era fuori del territorio degli Stati Uniti – e nel modo più sadico, ignobile e schifoso a Abu Ghraib dove è venuto a galla tutto il marciume morale della cosiddetta “cultura superiore”). Ma la mobilitazione internazionale, per meglio dire: occidentale, non contesta solo la lapidazione, ma anche la pena capitale inflitta alla donna e anzi la vuole “subito libera”.


Davanti a una immagine di Sakineh che, per iniziativa del governo italiano, campeggia da tre giorni all'ingresso di Palazzo Chigi il ministro degli Esteri Franco Frattini e quello delle Pari opportunità Mara Carfagna hanno dichiarato “Finché Sakineh non sarà salva o libera il suo volto ci guarderà dal palazzo del governo italiano”.

ORA, LA PENA DI MORTE è in vigore anche in Paesi considerati campioni della civiltà, come gli Stati Uniti, e nessuno Stato lascerebbe a piede libero un assassino. Quanto all'adulterio è considerato un reato meritevole della pena capitale non solo in Iran ma in molti altri Paesi islamici che hanno una cultura e una morale diversissime dalle nostre soprattutto per quel che riguarda la famiglia. La domanda è questa: le sentenze di un Tribunale iraniano su fatti che quel Paese considera reati gravi sono ancora sentenze di uno Stato sovrano o devono essere sottoposte ai Tribunali popolari dell'Occidente? E può Sarkozy dichiarare che Sakineh “è sotto la protezione della Francia”? Allora sia coerente e dichiari formalmente guerra all'Iran in nome dei principi in cui dice di credere, invece di continuare a farci cospicui affari (la Francia è il secondo partner commerciale europeo dell'Iran, dopo l'Italia).

Questo il quadro di principio. Ma dietro i principi ci sono le persone in carne e ossa. In questo caso una giovane donna di 42 anni che rischia da un momento all'altro di essere giustiziata. È l'eterno conflitto fra pietas umana e la legge (dura lex sed lex dicevano i Romani), fra Antigone che, contro la legge, seppellisce il fratello Polinice in terra consacrata e il re Creonte che quella legge deve far rispettare e la condanna a morte. È l'eterno dilemma fra Libertà e Autorità così profondamente scandagliato da Dostoevskij nell'apologo de Il Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov.

L'IRAN NON HA ALCUN obbligo giuridico di fornire all'Occidente le prove che la sentenza del suo Tribunale è giusta, anche perché qui non ci troviamo di fronte a un oppositore politico ma a una persona accusata di reati comuni e non si vede quale interesse avrebbe mai la giustizia iraniana ad accanirsi arbitrariamente su di essa. Ma l'Iran è però un grande, colto e civile Paese, molto più civile di quanto lo facciano gli occidentali, e dovrebbe avere la sensibilità, anche politica, di capire che su un caso che è comunque sotto gli occhi di tutto il mondo ha l'obbligo morale di dare sulla reale colpevolezza di Sakineh informazioni maggiori e più trasparenti di quante ne abbia date finora, senza per questo sentirsi diminuito nella propria sovranità, anche se sappiamo benissimo che questa vicenda viene strumentalizzata in funzione della tambureggiante campagna contro Teheran di Stati Uniti e Israele.

Perché, a questo punto, un'esecuzione al buio sarebbe altrettanto inaccettabile di quella liberazione al buio che vorrebbero il ministro Frattini e Bernard-Henri Lévy.

http://www.massimofini.it

 

 

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Commenti  

 
+1 #4 ivana 2010-09-08 11:08
Premesso che trovo la pena di morte(in qualsiasi modo venga eseguita)un disgustoso atto di barbarie, pero' solo i ciechi e quelli che sono in mala fede non vedono come dietro tutta questa mobilitazione ci sia una vera e propria strumentalizzaz ione. Al solito, due pesi e due misure. Come giustamente dice Fini, anche altri paesi islamici applicano la pena di morte agli adulteri e anche a casi molto piu' assurdi: vorrei ricordare che mesi fa in Arabia Saudita (paese amico degli USA)una donna analfabeta e' stata giustiziata dopo averle fatto firmare(ma se non sapeva leggere...)un'accusa di stregoneria per aver provocato sterilita' in un uomo!Dunque non morte, ma sterilita'! Non mi pare che abbia fatto notizia la sua testa mozzata dal boia. Detto cio', spero che Sakinah si salvi.
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+1 #3 corrado 2010-09-07 19:08
..non ho capito con chi c'è l'ha..con me o con Massimo Fini?
Comunque non credo che io sia a favore della pena di morte, se cosi fosse griderei a voce alta di processare tutta la classe Politica internazionale e di condannarla a morte, ..dopo tutto se la sono meritata,qui si discute su alcuni argomenti un pò scottanti che fanno gola ad alcuni e menefreghismo ad altri,se mi riferivo alla Carfagna e Frattini è in base alla Posizione Politica nella quale si trova l'Iran attualmente,and arsi a immischiare nei problemi di altri Stati con culture e religioni diverse senza mai andare a criticare l'America dove veramente le persone vengono condannate a morte innocentamente..mi sembra una cosa unilaterale e talmente meschina , credo che sarebbe meglio andarsi ad informare quale messa in scena alla Hollywood hanno messo all'impiedi i tanto civili Politici occidentali al fine di provocare reazioni poco piacevoli da parte dell'Iran...pensate come vengono trattate quelle donne che lavorano come "Prostitute" in Israele..informatevi prima di sparare alla cieca...e poi in Iran la lapidazione è stata abolita nel 2007..credete ancora ai Media Italiani/occidentali?
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-1 #2 press 2010-09-07 17:43
Non posso credere ai miei occhi. lei giustifica con una freddezza impressionante una condanna a morte per lapidazione comminata in un paese dove è, universalmente noto, i diritti umani sono calpestati tutti i giorni. Crede veramente che il tortuoso ragionamento da lei svolto non faccia intravedere chiaramente le vere strategie politiche ed ideologiche da cui è mosso? La sfido a pubblicare questo commento che ritengo resterà isolato fra quelli che invece sono un peana alla morte e alla tortura di medievale memoria e di cui già vedo brillanti esempi nel suo blog. Senza stima. PRESS
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+1 #1 corrado 2010-09-07 13:15
..esatto ..punto e basta,-
Ma la Carfagna e Frattini dov'erano quando le donne e i bambini palestinesi venivano massacrati dagli Israeliani con le Bombe fornitagli dagli USA? e le donne Irachene subivano stupramenti dai soldati USA/Inglesi davanti ai loro figli...e poi...voglio ricordare che la lapidazione e la fustigazione viene fatta pure in Israele..voglio ricordare che in Svezia le donne vengono maltrattate più di ogni altro Paese Occidentale, ma chi stà al governo sà fare bene la sua Politica,..ecco perchè uno dei più grandi movimenti Femministi si trova in Svezia..altro che libero sesso senza permesso, non vorrei che la Carfagna e Frattini ci stiano preparando dei cioccolatini,-
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