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LA SOLUZIONE È DEMOCRATICA

Di Antonella Randazzo
http://antonellarandazzo.blogspot.com
Questo articolo è tratto da una pubblicazione offerta previo abbonamento, è su “Mentereale” per gentile concessione da parte dell’editore e non può essere riprodotto senza autorizzazione dell’editore. Per informazioni leggi in fondo all’articolo.

Le menti più consapevoli e acute, da tempo, si stanno chiedendo dove vuole arrivare la dittatura europea. L’antropologa Ida Magli, nel libro “Dittatura europea”, spiegava le basi di questo potere tirannico che si
regge sulla menzogna e sull’idea di una “democrazia”.

Intanto continua la sceneggiata propagandistica che mira ad allarmare le persone con l’idea che per uscire da una “crisi”, che è crisi del vecchio sistema, si dovrebbe affossare ancora di più la dignità e la situazione economica delle persone comuni. Il governo Monti cerca di arraffare quanto denaro possibile, facendo credere che questo sia inevitabile. Non dice che non è affatto la soluzione ai problemi, perché la soluzione non può che essere democratica. La soluzione è quella che fa inorridire il gruppo di potere e i suoi tirapiedi.

Quando Papandreou ha detto: "I cittadini sono la fonte della nostra forza e i cittadini verranno sentiti per dire “sì” o “no” all’accordo. Non spetta ad altri decidere ma solo al popolo greco […] abbiamo fiducia nella gente. Crediamo nella partecipazione democratica. Non abbiamo paura. Questo voto di fiducia sarà una pietra di fondazione su cui verrà costruita una nuova struttura, una nuova Grecia” si è scatenato un putiferio, e tutti i giornalisti hanno parlato con un tono di allarme di una scelta che era evidentemente democratica. La reazione feroce di rifiuto del referendum greco sull’euro ha mostrato chiaramente che il gruppo di potere attuale teme il potere sovrano dei cittadini. E’ chiaro: se le persone potessero scegliere con consapevolezza e liberamente, chi sceglierebbe di affidare il potere finanziario, politico ed economico ad un gruppo di persone senza valori e senza scrupoli? Ovviamente, nessuno. Per questo si scatena tutta la propaganda possibile per criminalizzare chi vorrebbe proporre soluzioni vere.

Come al solito, la verità è assai lontana da quello che ci raccontano i vari Vespa, Travaglio, Floris, Giannino, Lerner, Minzolini, Berlinguer, ecc., e anche i molti economisti che presenziano sempre più spesso nei telegiornali e nei programmi giornalistici. La soluzione ai problemi attuali è semplicemente la democrazia. Parola talmente abusata da farci dimenticare il suo semplice significato: il popolo è sovrano, ed è al popolo che deve tornare il potere, dopo millenni di sistemi imperiali autoritari, bellici e distruttivi. L'Europa è dei popoli europei, e di nessun altro. Le strategie legate ai crimini finanziari, che hanno ridotto l’Europa ad una dittatura finanziaria che sopprime ogni possibilità di sviluppo, devono essere chiarite a tutti e rese impossibili. Questa è la vera e sola soluzione. Occorre ricordare che anche prima dell’euro esisteva il problema delle speculazioni. Basti ricordare gli attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni. Responsabili di questo attacco erano le reti della Banca Rothschild. C'erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche altri membri dell'élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d'Italia, avvenuti dopo l’attacco che fece crollare la lira. Anche altre monete europee sono state oggetto di attacchi speculativi. Il marco tedesco è stato più volte attaccato dagli speculatori, così come la dracma greca, la peseta spagnola, e altre valute. Il sistema precedente alla massiccia informatizzazione delle Borse era sicuramente più esposto all'inflazione. Ma con la creazione dei credit default swap, le armi degli speculatori sono diventate sofisticate e incomprensibili, dipendendo da un sistema informatico assai complesso.

L'idea di creare un’unica moneta europea indipendente era supportata dal pensiero che le valute sarebbero diventate più forti, più resistenti alla speculazione. Ma si trattava di un’illusione. Il potere degli speculatori si sarebbe rafforzato sia perché avevano a disposizione strumenti complessi, sia perché, grazie alla creazione del potere Ue, avevano anche un supporto politico di non poca importanza. Si è capito che la forma più inquietante e perniciosa di indebitamento finanziario è il debito basato sui derivati, che è stata utilizzata ampiamente dagli speculatori, in Grecia, in Italia e in molti altri paesi.

A partire dal 2008, la Bank of England e la Federal Reserve hanno creato sempre più denaro dal nulla, offerto in prestito a interesse virtuale 0% a banche, a finanziarie in difficoltà, a sostegno degli hedge funds, dei fondi
del mercato monetario e di società di carte di credito. Si trattava di creare un fattore “impazzito” nelle valute, producendo una depressione economica mondiale che sarebbe gravata sull'Europa e sugli Usa. A questo punto, si doveva trovare un capro espiatorio, ovvero qualcuno che avrebbe trasformato, pagando, quel denaro inesistente in valore reale. Lo hanno trovato negli anelli più deboli dell’eurozona, ovvero in alcuni paesi più piccoli o più deboli: Grecia, Portogallo, Spagna, Italia e Irlanda. Hanno utilizzato i credit default swap per speculazione e innalzare il livello del debito, e con l'aiuto dei mass media, i finanzieri occidentali crearono allarme e “crisi” in questi paesi.

Secondo George Katrougalos, giurista costituzionalista e di diritto internazionale, professore associato di diritto pubblico all’Università Democrito di Tracia, il problema del debito è “un problema politico”. Spiega: “Per quanto riguarda il salvataggio e il prestito che la Grecia ha ricevuto dagli altri paesi della Zona Euro, è stato necessario un trattato internazionale perché il diritto primario europeo non prevede nulla riguardo a un salvataggio finanziario di un paese. Al contrario, ci sono alcune clausole del Trattato di Maastricht, che formalmente non consentono ad un paese di essere salvato utilizzando risorse europee.

Quindi, un accordo speciale doveva essere stipulato in modo che, prima di tutto, i limiti del diritto europeo potessero essere superati, e in secondo luogo potessero essere imposti obblighi concreti alla politica economica
della Grecia in una direzione neoliberista. Devo aggiungere che questo accordo avrebbe dovuto essere ratificato dal Parlamento greco, dato che noi Greci per questo dobbiamo sottostare ad un obbligo costituzionale molto concreto, ma nonostante questo obbligo, anche se il governo greco ha presentato l’accordo al Parlamento, l’accordo non è mai arrivato alla necessaria ratifica. Quindi, questo è il primo segnale di incostituzionalità formale, ma molto concreto, rispetto al salvataggio della Grecia…

La ragione per cui il trattato non è stato presentato al Parlamento per essere ratificato è che questo accordo contiene alcune clausole esorbitanti per quanto riguarda la sovranità nazionale, che  renderebbero impossibile per un numero significativo di parlamentari votarle. Per esempio, vi è una clausola veramente  unica nella storia dei trattati internazionali, una rinuncia all’immunità per motivi di sovranità nazionale. Abbiamo molti esempi di clausole di esonero di immunità in diversi trattati, ma non ho ancora visto rinunce di  clausole di immunità direttamente associate alla sovranità nazionale. Così un parlamentare, che avrebbe votato in  favore di questo trattato, avrebbe votato contro la sovranità nazionale del proprio paese, qualcosa di inaccettabile  anche per i parlamentari che appartengono al partito di governo… Prima di tutto c’è il problema molto serio che  riguarda la mancanza di rispetto della Costituzione, nella misura in cui il trattato non è mai stato ratificato. Ma questo è solo l’aspetto formale del problema.

La cosa più sostanziale è che un paese che rinuncia alla sua sovranità  cessa di essere un paese indipendente, sia politicamente che per quanto riguarda il futuro del regime politico del paese. È in gioco la sua legittimità, e questo è risultato evidente in questi ultimi mesi, quando la grande maggioranza della popolazione greca non ha accettato la continuità del governo in questi termini… L’intero processo di  globalizzazione economica mira a indebolire la possibilità per gli elettorati nazionali di influenzare le politiche economiche dei loro paesi. In situazioni normali, questo non è così ovvio. Ad esempio, abbiamo trattati internazionali con l’Organizzazione Mondiale del Commercio o la normativa dell’Unione Europea, per cui in situazioni normali non è così evidente che la sovranità nazionale viene limitata. Si potrebbe anche arguire che è limitata, ma è limitata per ragioni di un qualche bene superiore, per esempio per il miglioramento del commercio internazionale. Al contrario, quando ci si trova in presenza di una situazione di crisi, come quella in Grecia, è più evidente che le decisioni assunte non sono per il profitto e nell’interesse del popolo, ma nell’interesse dei creditori e per i centri economici esterni a tali paesi in crisi. E questo non è solo un problema che concerne i fondamenti della sovranità o della legittimità costituzionale, diventa un problema sul terreno dei principi democratici. In tutte le democrazie, anche in quelle puramente formali, in ultima analisi le decisioni politiche devono essere presentate come assunte e attuate in favore del popolo… noi giuristi stiamo cercando di trovare soluzioni giuridiche al problema, perché questa è la nostra professione. Ma la crisi non è una questione legale, non è neppure principalmente una questione economica, è soprattutto una questione politica. La questione investe le importanti decisioni politiche che stanno per essere prese in merito alla distribuzione della ricchezza. E devo confessare che all’inizio della crisi ero molto pessimista sul futuro, perché un clima di paura regnava in Grecia, un clima che il governo ha cercato di coltivare; secondo il governo non esisteva altra alternativa, altra scelta che sottomettersi a ciò che i nostri creditori richiedevano; e che, come un paese che non può sostenersi, dobbiamo sopportare e obbedire alle loro richieste. Ma per fortuna, negli ultimi due o tre mesi, abbiamo visto il sorgere di un movimento politico molto genuino e di massa, un movimento indipendente che è sfuggito a questa trappola della paura e ha cercato di reinventare soluzioni democratiche, che stanno per essere proposte dal popolo, e non da potenze straniere o dai nostri creditori. Si tratta ancora di un movimento amorfo e soprattutto che non vuole assumere caratterizzazioni, per esempio, non vuole l’attuazione dipolitiche che siano antidemocratiche e sterili. Ma sono molto ottimista per il fatto che non si tratta solo di un movimento di resistenza, ma di un movimento che sta producendo alternative politiche ed economiche concrete su queste problematiche. Inoltre, spero che avremo un movimento paneuropeo, perché i problemi sono simili, soprattutto nei paesi del sud, ma in realtà, in tutta l’Unione Europea… Quello che raccomando, e non consiglio (dato che io non sono in una posizione di consigliare nessuno), è di cercare di trovare un nostro terreno comune, di trovare ciò che abbiamo in comune, quello che possiamo imparare dalle nostre esperienze, e cercare di costruire un fronte comune, poiché i nostri avversari hanno un fronte comune molto forte e solido. Hanno il Club di Parigi, il Club di Londra, hanno il Fondo Monetario Internazionale e tutte le altre istituzioni del consenso di Washington. Noi non abbiamo nulla di simile e dobbiamo cercare di costruire qualcosa di simile.” 1

La soluzione e l’uscita da questo inferno è democratica: è evidente che bisogna mettere al bando i credit default swap e tutte le istituzioni che permettono le speculazioni. La possibilità di speculazione è legata al vecchio sistema, che è basato sull’avidità, sul cinismo, sull’egoismo e sulla criminalità finanziaria. La moneta ha una sua funzione che deve essere pro-sociale e non criminale. Ogni suo uso criminale va soppresso, così come si sopprime ogni fattore criminale. Non soltanto ogni paese deve avere la propria sovranità monetaria, ma ciò deve costituire un importante elemento di democrazia e di sviluppo, al contrario di quello che è stato in passato. Se i popoli continueranno ad accettare un sistema in cui non contano nulla, in cui sono soltanto manovalanza o persone disposte a pagare senza aver
nulla in cambio, le cose non cambieranno e, se possibile, peggioreranno. Non ci può essere sviluppo se continua ad esistere un potere oppressivo che si nutre delle risorse che dovrebbero appartenere ai cittadini.

Ricordiamo che non soltanto le banche d’affari creano speculazione e cercano di saccheggiare i popoli, ma, in caso di necessità, chiedono persino sostegno ai governi, in modo da non poter essere distrutte. Ad esempio, la Goldman Sachs, che è una delle banche d’affari che ha contribuito a determinare il crollo dei mercati finanziari nel periodo 2007-
2008, è stata “salvata” dal presidente americano Barack Obama, che ha sottratto dalle casse pubbliche almeno 7,5 miliardi di dollari da dare a questa banca, che, per tutta risposta, ha continuato a speculare e a danneggiare le nazioni.

Qualcuno potrebbe chiedersi: perché Obama ha rifinanziato quelle banche responsabili dei problemi economici e finanziari? Semplice: perché si comporta come un funzionario dipendente dalle banche e non un politico a servizio dei cittadini. E lo stesso fanno (o hanno fatto) molti altri, compresi personaggi nostrani come Mario Monti, Mario Draghi, Romano Prodi, Giorgio Napolitano e molti altri. I banchieri-affaristi vorrebbero che andassimo indietro nel tempo, quando i sudditi perdevano ogni dignità per pagare tributi altissimi, e lavoravano duramente soltanto per mantenere in ricchezza quei pochi che reggevano le fila dell’economia. Ma soltanto avanti si può andare, ed è anacronistico
trasformarci in persone schiavizzate da quei pochi furbi che si spacciano per “democratici”.

Un governo che impone sempre le solite “riforme” devastanti: tagli ai salari, aumento delle tasse, privatizzazioni a prezzi stracciati, licenziamenti e precariato, ecc., può migliorare le cose? Nessuna persona di intelligenza normale può crederlo. Allora perché si accettano governi antidemocratici? Perché è stata creata una situazione di tensione, ansia e paura: con il prevalere di questi stati emotivi le persone non agiscono più per il loro interesse. Se a questo si aggiunge la manipolazione dei media e la situazione di impotenza che i cittadini sono abituati ad avere in quanto asserviti da molto tempo, si capisce perché c’è la situazione attuale in Europa. Non mancano di certo manifestazioni di massa e scioperi, ma ormai non possono bastare. La Storia chiede democrazia, e infatti, l’unica soluzione possibile è democratica.

NOTE:

1 http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6013

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