Era il 17 febbraio del 1992, Mario Chiesa viene arrestato a Milano per dare il via alla celeberrima stagione di Tangentopoli. Da quei giorni, e in pochi mesi, un’intera classe politica italiana viene spazzata via dalle inchieste di Di Pietro e soci. Come mi disse personalmente l’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, in realtà l’impeto che mosse quella rivoluzione veniva dagli imprenditori che si autodenunciavano ai magistrati pur di smettere di pagare tangenti ai socialisti e democristiani. Due partiti che, come d'altronde tutto l’apparato politico italiano, avevano una caratteristica in comune: erano intrisi di statalismo fino al collo, cioè erano nati e cresciuti nella pratica di usare prebende ed elargizioni di Stato per comprarsi il consenso degli elettori. Qualcosa che goffamente e truffaldinamente assomigliava però troppo al modello di Stato a moneta sovrana che spende a deficit per creare ricchezza fra i cittadini. Infatti l’Italia degli anni ’80 era sì un Paese ad alta inflazione e debito, ma era uno dei luoghi più ricchi della Terra, la cui ricchezza ancora oggi nutre una fetta enorme di società civile.
Appena dieci giorni prima di quel fatidico 17 febbraio a Milano, e cioè il 7 febbraio, veniva firmato il Trattato di Maastricht, che entrerà in vigore l’anno successivo, nel 1993. Il ’93 è l’anno in cui il governo Ciampi istituisce il Comitato Permanente di Consulenza Globale e di Garanzia per le Privatizzazioni; sempre in quell’anno gli accordi del ministro dell’industria Paolo Savona con il Commissario europeo alla concorrenza Karel Van Miert e quelli del ministro degli Esteri Beniamino Andreatta con Van Miert, impegnano l’Italia a fare la messa in piega alle aziende di Stato perché divengano appetibili per gli investitori privati.
Riassumendo:
gli anni ’90 vedono divenire realtà l’Unione Europea sovranazionale, l’Unione Monetaria – cioè l’Anti Stato per eccellenza sognato dal Vero Potere; contemporaneamente in Italia lo Stato di allora viene spazzato via da Tangentopoli – dove alcuni magistrati acquisiscono di colpo un potere inaudito nel nostro Paese che ancora rimane inspiegato; nell’arco di pochi mesi una classe politica italiana, oggi riconducibile al centrosinistra, si getta nelle privatizzazioni, cioè nella svendita ai privati di capitali immensi edificati con decenni di lavoro per il bene comune dei cittadini italiani.
Ora, lungi da questa narrazione ogni accenno al complottismo, poiché qui sono i dati a parlare, ma un osservatore di queste realtà sarebbe sciocco se perlomeno non si facesse qualche domanda. Per esempio: perché quegli imprenditori accettarono di entrare nel tunnel delle inchiesta giudiziarie dopo anni di tranquillo e profittevole status quo? Era poi così vero che il gioco era divenuto troppo esoso? O forse qualche altra contropartita gli fu offerta per scardinare l’Italia di allora? E chi gliela offrì? In un Paese come l’Italia dove ogni singola inchiesta che scotta fu di regola trasferita da procure ostili a quelle amiche, e ancora oggi accade, cosa impedì ai colossi politici DC e PSI di strozzare Tangentopoli? Chi gli levò il tappeto da sotto i piedi proprio in quel momento? Chi permise a un nugolo di razzisti della Padania di espandersi a macchia d’olio in pochi mesi, per creare poi il consenso popolare della parte ricca d’Italia alle inchieste di Di Pietro e compagni? E’ solo un caso che la Germania sia di fatto il punto di riferimento, cioè il partner commerciale privilegiato, del separatismo di Bossi? E’ solo un caso che
così pochi imprenditori strozzati dalle tangenti del PCI (e chi come l’autore è nato a Bologna sa di cosa si parla) si fecero avanti? Oppure questo è spiegabile dal fatto che quel partito era già stato prescelto dalla finanza internazionale per divenire, con il lifting del centrosinistra, il suo interlocutore privilegiato in Italia? E’ un caso che quanto appena detto sia accaduto davvero? Fine delle speculazioni, torniamo al rigore scientifico.
Pochi fronzoli: il piano per distruggere gli Stati europei e i loro cittadini sottraendogli la sovranità sia delle leggi che della moneta, imponendogli il fantasma del Debito pubblico e l’odiosa sofferenza della disoccupazione/precarizzazione, e svendendo il bene comune ai privati dei capitali, è provato. Il Vero Potere lo ha ordito a partire dagli anni ’20-’40 del XX secolo. In Italia i portabandiera alla luce del sole di quel piano furono in primis Romano Prodi, allievo di Andreatta, Giuliano Amato, Visco, Dini,
Bassanini, Padoa Schioppa, Ciampi, Draghi, e non ultimo Massimo D’Alema, tutti uomini del
centrosinistra*, gli entusiastici sostenitori della modernità europea, dell’euro, quelli che però qui a casa nostra si presentano con il volto buono dell’antipotere berlusconiano. Dietro le quinte, le loro menti economiche sono state una moltitudine di volti noti e meno, come Chicco Testa, Salvatore Biasco, Riccardo Realfonzo, Ferdinando Targetti, Michele Salvati, Luigi Spaventa e altri , tutti ‘compagni’ divenuti ex, tutti solidamente centrosinistra.
A partire dal governo Ciampi del ‘93, come si è detto, le tappe furono serrate: i già citati accordi Italia-Van Miert, che stipulavano la ricapitalizzazione della siderurgia italiana a patto che la si privatizzasse, e l’azzeramento del debito delle aziende di Stato per lo stesso fine. E chi è Van Miert se non uno dei falchi del Vero Potere di cui si tratta? Un uomo con le mani sia nella politica che decide, quella della UE dei burocrati non eletti, sia nelle grandi aziende, come la Vivendi, Agfa Gevaert, Anglo American Plc, Royal Philips, Solvay e altre – 1997-2000, il grande salto nella svendita dei beni pubblici col centrosinistra, che stabilisce record europei delle privatizzazioni (ENI, S. Paolo Torino, Banco di Napoli, SEAT, Telecom, INA, IMI, IRI con SME, Alitalia, ENEL, Comit, Autostrade ecc.) – il centrosinistra canta le lodi di questo processo (che non porterà alcun beneficio reale né miglioramenti di produttività) nel Libro Bianco delle privatizzazioni di Vincenzo Visco. Di fatto, dati alla mano, la capacità di crescita della produzione industriale crolla con le privatizzazioni, in particolare con il rigore di spesa del 2007 di Prodi – l’attacco alla gestione pubblica dei servizi degli enti locali, che si concretizza con la legge 267 del 2000 figlia del lavoro di Bassanini negli anni precendenti – poi arrivano “i tagli selvaggi ai bilanci pubblici del 1996-2000 e 2006-2008” (Joseph Halevi) – infine il sostegno entusiasta del PD, di Di Pietro e De Magistris al trattato di Lisbona, cioè alla mannaia finale del grande piano di Francois Perroux nel 1943. Aprite gli occhi: Berlusconi sarà sicuramente il volto della menzogna e del malaffare istituzionalizzato, ma in Italia i volto del Più Grande Crimine proiettato al futuro è il centrosinistra. Il primo è il pericolo biodegradabile della democrazia, i secondi sono la contaminazione radioattiva della democrazia. Non per nulla pochi sanno che fu invece Berlusconi a tentare in sede UE una mossa che non solo aveva senso, ma che era ‘di sinistra’, quando fra il 2001 e il 2006 cercò l’adozione di una misura che escludesse dal calcolo del deficit pubblico le spese per strade, infrastrutture, computer per le scuole ecc. Come dire a Bruxelles “penalizzateci se spendiamo troppo per il
superfluo, ma non per l’essenziale”. E chi fu che insorse come lupi contro questa idea?
Il centrosinistra (per conto della Germania). La stessa formazione nelle cui fila primeggiano i portabandiera italiani sia della UE, che dell’Unione Monetaria. Il cerchio si chiude. * Parguez mi ha detto: “I nomi di spicco del centrosinistra italiano venivano tutti invitati regolarmente a Parigi, a colloquio con i falchi della deflazione europea, certo… Romano Prodi gravitava nelle vicinanze di Jaques Attali”.
L’Italia doveva farsi la messa in piega, svendersi cioè ai capitali privati, pena l’esclusione dall’euro, che è come dire pena l’esclusione dalla ghigliottina, ma tant’è. E vale la pena informarvi qui di un ulteriore guizzo indecente di questa saga che ci ha tutti consegnati a un futuro gramo: nelle parole dell’economista australiano Bill Mitchell, docente al Centre for Full Employment and Equity alla University of Newcastle, NSW Australia: “La Germania insistette nell’inclusione delle sprecone Italia e Spagna nei
16 Paesi dell’eurozona per impedirgli di mantenere lira e pesetas, che Roma e Madrid avrebbero potuto svalutare competitivamente fregando il mercato metalmeccanico tedesco”. Significa che se noi avessimo mantenuto la lira, l’avremmo potuta rendere più economica per i clienti esteri e quindi vendere auto e altro molto meglio dei tedeschi incatenati a un euro super costoso. Berlino sapeva questo e ci hanno fregati. Quindi oltre la beffa criminosa dell’Unione Monetaria, anche l’inganno. Andatelo a raccontare agli operai e ai licenziati del signor Marchionne.
E ricordo qui in estrema sintesi quanto spiegato in altri capitoli sul danno immenso che l’Unione Monetaria ci ha inflitto e sulle sofferenze che essa aggiungerà a milioni di destini di esseri umani innocenti. Oggi l’euro non è moneta di nessuno, letteralmente, e questo significa che tutti i 16 Stati che lo usano, quando spendono per i cittadini, non possono più emetterlo inventandoselo senza limiti come accade nei Paesi a moneta sovrana (USA, Giappone ecc.). I sedici devono sempre prenderlo in prestito da qualcuno, dai mercati privati dei capitali, devono cioè comportarsi come un banale cittadino che per
spendere deve sgobbare o andare a prestiti. Di conseguenza, oggi il nostro debito pubblico è veramente un problema, perché lo Stato non lo deve più a se stesso, ma a figure private precise, e quei privati non solo esigono pagamenti senza storie, ma decidono anche i tassi d’interesse con cui il nostro Tesoro prenderà in prestito i prossimi euro. Messi in questo modo, cioè governi impiccati ai capricci dei privati,
abbiamo perso ogni garanzia di autorevolezza monetaria e finanziaria, per cui i mercati stessi ci stanno bocciando a man bassa. Significa perdita d’investimenti immensi, che significa perdita di posti di lavoro, tagli a tutto ciò che è pubblico, e dunque miserie infinite per infiniti cittadini. E questo, si badi bene, vale per tutti i 16, senza scampo, perché tutti siamo in questa trappola; la Grecia è la prima mattonella del Domino a cadere.
Le sfumature micidiali della strategia finale. Sacche di Cina nel cuore dell’Europa.
Ho appena sintetizzato l’ultima tranche del Più Grande Crimine, dopo quelle inferte nei 40 anni passati e di cui ho detto. Ogni singolo passaggio fu pianificato a tavolino dal Vero Potere sulla nostra testa, mai stato veramente necessario.
Ma c’è un aspetto della strategia finora descritta che deve assolutamente essere compreso, anche se risulterà ostico ai più. Esso da una parte ci spiega il paradosso di come il Vero Potere stia impoverendo i cittadini europei da cui poi trarre immensi profitti – il paradosso è: come faranno a cavar soldi dai poveracci? – e dall’altra ci fa capire l’orrendo scenario futuro che ci aspetta, cioè la fase finale della distruzione di Stati, leggi e cittadini, del Tridente.
Dovete comprendere che gli ideologi neoliberisti di questo piano sciagurato sono i figli delle teorie economiche cosiddette Ricardiane di inizio ottocento (David Ricardo, 1772-1823). Essi ancora immaginano le società europee come fossero le strutture agrarie di allora, dove era essenziale accumulare (risparmiare) beni per poterli poi investire. Le economie agrarie di due secoli fa sono definite in gergo accademico “economie del granoturco”, perché appunto se un contadino voleva piantare granoturco l’anno successivo (investire), egli ne doveva accumulare (risparmiare) un poco e non consumarlo/venderlo tutto. Essi ancora oggi sono convinti che se si vuole investire, bisogna prima risparmiare, ma proprio risparmiare beni concreti, come ai tempi di Ricardo, e per questo motivo vedono come allarmante che lo Stato acquisti quei beni spendendo a deficit. Per loro quegli acquisti sottraggono ai privati cittadini i beni risparmiati, impedendogli quindi di investire in futuro; senza investimenti, sostengono, non ci saranno profitti e l’economia crollerà. Ecco che la loro ricetta ancora oggi è quella di impedire allo Stato di spendere a deficit, col potere della persuasione e col ricatto del fantasma del debito pubblico. Poi cercano di convincere anche i cittadini a non spendere, sempre per non sottrarre quei beni di risparmio agli investimenti, ma siccome convincere i cittadini è arduo, per stare sul sicuro ci stanno tagliando gli stipendi (precarizzazione, licenziamenti, taglio pensioni ecc.) così che noi alla fine siamo costretti a non spendere.
Ora, tutto ciò sarebbe forse giusto se fossimo ancora in un’economia del granoturco di due secoli fa. Ma nell’economia monetaria moderna il risparmio che sarà investito non è più in termini di beni, ma di denaro. E come si è spiegato nei dettagli in questo saggio, per creare il risparmio che i cittadini investiranno il governo a moneta sovrana deve per primo spendere a deficit. Se lo fa, i cittadini si arricchiranno (aumento salari ecc.) e potranno poi investire spendendo il loro risparmio.
Ma si arricchiranno anche le aziende che vendono allo Stato, perché si è già detto che la spesa dello Stato crea beni finanziari al netto nel settore privato, e quindi anche le aziende potranno investire i maggiori profitti.
Oggi sappiamo che la ricetta neoliberale del risparmio di privati e Stato affinché non si acquistino i beni che per quei teorici vanno risparmiati per poi investire, non ha senso, perché porta a cali di vendite, quindi meno profitti delle aziende, quindi calo dei redditi dei lavoratori, e quindi meno investimenti da parte di tutti. Ma quella ricetta ancora impera nelle elites di Potere e fra i burocrati che di fatto gestiscono l’Unione Europea sulla nostra testa. Parguez: “Costoro pensano: più tagliamo gli stipendi, e dunque impediamo il consumo dei beni, più ci sarà da investire e avremo profitti”. Ma c’è di più. Essi sanno che se si risparmia e non si consuma, cioè se i mercati vengono deflazionati (deflazione = poco denaro in giro e molti prodotti invenduti, nda), i tassi d’interesse sul denaro calano. Questo crea il clima ideale per gli investitori
per muovere masse di denaro a basso costo e specularvi sopra. Non gli interessa un accidenti se in conseguenza di ciò, della deflazione, i consumatori non comprano, le aziende non vendono, i lavoratori soffrono. Secondo questa loro teoria, anche se si perdono frotte di posti di lavoro a causa del crollo dei consumi, se ne guadagneranno nel settore dei servizi finanziari speculativi, che sono il paradiso dei soldi facili per pochi. Randall Wray: “La loro logica è che più si impone deflazione e povertà in Europa, più il Vecchio Continente diviene il paradiso delle speculazioni finanziarie, dell’export a manodopera sottopagata, e delle privatizzazioni”.
Delle speculazioni abbiamo già detto, ora vediamo come incasseranno con l’export e con le
privatizzazioni. Se gli stipendi europei calano, è ovvio che una parte degli industriali ci guadagnano, perché potranno continuare a produrre qui a prezzi competitivi contro quelli esteri, cioè esportare a go go con ottimi profitti. Se poi la deflazione colpisce i mercati, questi perdono di valore, e tutti ci impoveriamo; sugli Stati soffia poi il fantasma del debito pubblico (oggi non più fantasma nell’Eurozona, si legga UN DEBITO CHE E’ UN PROBLEMA, ECCOME.,nda); la combinazione di questi due fattori – povertà e paura del debito – impone con urgenza tagli e svendita dei beni comuni ai privati per far cassa. Ed
ecco che il capitale privato degli speculatori acquisirà beni pubblici a prezzi stracciati, ma quali beni?
Qui sta uno svincolo centrale, e per noi cittadini micidiale. Gli speculatori del Vero Potere stanno spingendo in sede di accordi commerciali internazionali (GATS, WTO) per le privatizzazioni dei servizi essenziali, come acqua, telecomunicazioni, energia, Sanità, assistenza sociale, carceri, anagrafi ecc. Quelli cioè di cui nessuno può fare a meno, e per cui saremo costretti a pagare, volenti o nolenti, le loro tariffe.
Cioè: profitti garantiti a tavolino per i privati, indipendentemente dagli andamenti di
mercato (in gergo finanziario di chiama captive demand, nda). Anche perché poi, come si è già visto con le Telecom e altre utenze, i privati fingeranno di farsi concorrenza mentre faranno ‘cartelli’ fra di loro per il rialzo continuo delle tariffe.
Ma, vi chiederete, come ci costringeranno a pagare se già ci stiamo impoverendo?
Randall Wray:
“I cittadini, anche se impoveriti, sono costretti a pagare le bollette per mantenere uno standard minimo di sopravvivenza. Come faranno? Guarda chi è oggi il più ricco uomo del mondo; è colui che ha il monopolio privato dei telefoni in Messico, Carlos Slim, e i messicani non navigano certo nell’oro”.
Lavoro sottopagato per masse crescenti di lavoratori europei. Privatizzazioni selvagge. Speculazione finanziaria. Arrivare cioè a ‘sacche di Cina’ in Europa.
Questo sta accadendo qui da noi, nel continente di cui facciamo parte, e fu proprio Jaques Attali a dire di persona all’economista Alain Parguez quanto segue: “Non è colpa nostra se la plebaglia europea era convinta che l’Unione Monetaria fosse fatta per la loro felicità”.
Alla fine, tocca a noi.
“Nel tempo della menzogna universale, dire la verità diventa un atto rivoluzionario”.
George Orwell.
Non so chi sia tu lettore o lettrice che hai intrapreso la lettura di questo saggio. Non ho un’idea della tua origine, non so se in questo momento stai ripercorrendo con la memoria le immagini dei tuoi genitori, o dei nonni, o di te stesso, te stessa, e se ti sta montando dentro una rabbia cieca. Sei per caso un membro della Casta dei ‘Stai senza’? Sei di coloro che crebbero con quattro asciugamani in bagno che dovevano bastare a tutta la famiglia? Coi vestiti riciclati della sorella maggiore o del cugino, che
detestavi? A 12 anni eri quello che s’inventava di avere la febbre il giorno della gita scolastica perché non avevi mai i soldi per farla? O fosti costretto alla compagnia dei poco di buono del quartiere perché a stare con gli altri ci volevano i quattrini da spendere, ed è lì che hai iniziato con le sostanze? Vedesti tua madre invecchiare senza mai concedersi la cura del corpo, della pelle, senza mai quel momento dove regalarsi il lusso di apparire femmina, perché in casa non ce n’era per questo tipo di spese? Hai
avuto un fratello che a 15 anni finì in officina perché se no non si pagavano le bollette, e addio ai suoi sogni di diventare medico? Lavori anche tu oggi per 900 euro al mese, magari hai 39 anni, e fra 15 giorni non sai se sarai al lavoro o di nuovo in quelle orribili agenzie dal nome americano? O peggio? Sei la storia di Antonio? Sei la storia di quella famiglia inglese? Vedesti la disperazione di papà quel giorno che te lo ritrovasti in casa alla mattina con la faccia buia, la mamma in cucina che non parlava? Crescesti
anche tu coi nonni perché i genitori stavano a Torino, a Monaco di Baviera, o in un posto assurdo con un nome impronunciabile, e alla tua prima comunione non c’erano? Hai visto tuo marito o tua moglie morire in una camera d’ospedale a sei letti, distrutti dal dolore, tu e la zia a fare le notti per due mesi perché anche qui non ce n’era per questo tipo di spesa? Chi sei tu? Forse mi stai leggendo da un bell’appartamento donato da papà, magari hai fatto le vacanze tutti gli anni in posti diversi e all’estero.
Può essere che per quella TAC urgente voi di famiglia conosciate l’amico primario, o che tu non sappia che significa andare all’asilo senza i giochi come gli altri, o non poter fare la festa del compleanno a casa tua perché ti vergognavi a invitare lì gli altri bambini. Forse tu non hai mai preso ceffoni dalla mamma cui scappavano le mani per disperazione, ma Dio sa come avrebbe voluto non averlo mai fatto. Tu forse non hai mai dovuto tacere di fronte all’arroganza di un padrone per il terrore di smettere di nutrire i tuoi figli. Forse tu non sai cosa ti fa dentro prendere le mani del capo fra le gambe e dover stare zitta per lo stesso motivo. O quando sei rimasta incinta, non ti ha mai sfiorata l’idea di abortire perché... “ma come facciamo?”.
Non so chi sei tu. Ma ascoltami bene: chiunque tu sia, riesci almeno a immaginare cosa deve essere stato per milioni di esseri umani vivere così? E cosa è oggi? Ce la fai? Se la risposta è sì, allora immagina che sofferenze del genere volute a tavolino da individui che sapevano, e che tuttora sanno perfettamente cosa andavano e cosa vanno a infliggere, meriterebbero lo scoppio di una guerra civile e un processo di Norimberga.
Immagino che tanti di voi in questo preciso momento si stiano guardando intorno increduli. Dopotutto appena fuori dalla finestra, o dentro a quello schermo Tv, pulsa l’Esistenza Commerciale che vende, vende e vende; ad agosto le autostrade erano stipate di villeggianti; tutti abbiamo il pc e i telefonini, l’auto, facciamo la spesa senza problema. Insomma, passi la distruzione degli Stati e delle leggi, la marginalizzazione dei cittadini istupiditi, se ne può discutere, ma di sicuro vi state chiedendo:
“Forse 30 anni fa, sì, ma dov’è questo disastro d’impoverimento che il Vero Potere ha pianificato da 70 anni e che ci starebbe piombando addosso?”.
Eccolo dov’è, di seguito vi elenco solo pochi dati, freddi ma agghiaccianti, di cosa ci
sta succedendo proprio ora a causa dell’ultima tranche del Più Grande Crimine.
Il Tribunale Internazionale degli Speculatori e degli Investitori – leggi il Vero Potere, coloro cioè che con il ricatto del portare o sottrarre investimenti colossali tengono in ostaggio oggi qualsiasi Paese (è la pratica del capital flight, nda) – movimenta nel mondo qualcosa come 525.000 miliardi di dollari di scommesse finanziarie: è 38 volte il PIL degli Stati Uniti d’America. Costoro hanno fatto sparire dall’Italia nel 2008
ventiquattro miliardi di euro (24), che sono due finanziarie. Gli stessi personaggi hanno causato in buona parte la crisi finanziaria del 2007-2010, che ha sottratto all’Italia 433 miliardi di euro di ricchezza.
Seguite?
Tenete a mente queste cifre. Bene, ecco l’Italia:
‐ la disoccupazione nel nostro Paese è oggi oltre il 12%, con punte del 23% nel Sud
‐ i fallimenti delle aziende italiane sono aumentati nel 2009 del 40%
‐ il 30% degli italiani è costretto a ricorrere al prestito
‐ il 38% è in seria difficoltà economica
‐ il 76% è costretto alla flessibilità sul lavoro, con limiti invalicabili per l’acquisto di una casa o persino per la pianificazione di una famiglia.
‐ Il lavoro a chiamata, anche detto ‘intermittente’, è aumentato del 75% dal 2007. Chi lavora a queste miserabili condizioni sono soprattutto operai, e lavorano un settimo degli altridipendenti.
‐ un milione e 650 mila italiani se perdessero il lavoro non avrebbe alcuna copertura o sussidio.
‐ il 50% delle pensioni italiane non raggiunge i 1000 euro, il 27% delle pensionate arriva a meno di 500 euro. Siamo sotto al livello ufficiale di minima sussistenza per la metà di tutti i pensionati italiani.
‐ il 10% più ricco degli italiani ha il 44% di tutta la ricchezza, mentre il 50% più povero ha il 10%
‐ 1 italiano su 5 rimanda le visite specialistiche urgenti per mancanza di mezzi
‐ l’11,2% non ha neppure il denaro per le spese mediche ordinarie
‐ il 31% non potrebbe trovare 750 euro per una spesa d’emergenza in famiglia, 3 italiani su 10 che vedi in strada se gli si spacca un ponte stanno senza denti.
‐ l’11% degli italiani non si riscalda d’inverno, è un cittadino su 10 che vedi in strada
Questa catastrofe è fra noi, già ora, e dietro ai numeri ci sono persone vere, che abitano con te, se sei sfortunato/a, o vicino a te. Ma come al solito dovremo arrivare alle code in strada con i bollini per un pasto caldo al giorno, come accade già oggi in USA, per credere a quanto avete finora letto.
Il Vero Potere ha sottratto all’Italia fra il 2008 e il 2009 quattrocentocinquantasette (457) miliardi di euro, sono circa trentadue (32) finanziarie scomparse dalla vita dei lavoratori italiani e dal futuro dei loro figli, da quelli cui viene detto che ci vogliono i tagli alla spesa pubblica, ai comuni ecc. Il ‘cortiletto del potere’, che oggi è Silvio Berlusconi con la Casta e le mafie, difendono interessi rispettivamente di
sei (6) miliardi di euro, quattro miliardi (4) e di novantuno (91) miliardi. Contro 457. Non voglio qui sminuire l’importanza delle lotte alle mafie, alla P2-P3, delle indagini sulla strategia della tensione o sulla corruttela italica, ma si deve comprendere che queste manifestazioni sono sempre state solo una funzione al servizio del Vero Potere, non il potere in sé. I dati citati sopra sono ciò che esso ci ha sottratto negli ultimi pochi mesi. Quanto ha sottratto all’Italia negli scorsi 40 anni è incalcolabile, indicibile, sia in termini di cifre che di speranze e destini umani, senza dubbio immensamente di più del danno arrecatoci dalle trame di questo Paese, mafie incluse. Ma oggi in Italia un incessante – e forse sospetto – coro di personaggi pubblici sta maniacalmente dicendovi che la minaccia che incombe sulle famiglie e sulla democrazia sono alcune leggi ad personam, le zuffe del CSM o gli inceneritori, e di fatto
tutto l’attivismo dei cittadini corre a guardare di là. In altre parole: siamo sotto attacco nucleare, ma ci danniamo tutti per la rissa al bar di quartiere.
Il piano di distruzione del Tridente continua. Agli attori del Vero Potere già citati si sono aggiunti altri, potentissimi, ma che qui ometto per non affaticarvi (su di essi si legga http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=154, nda). Ripeto che l’ultima fase di quel piano (approfondimento poco più sopra, nda) oggi prevede per l’Europa, per noi tutti, la creazione di sacche di lavoro sottopagato in percentuali alte nella popolazione, per fare incassare nell’immediato al Vero Potere i profitti dell’export europeo; poi le privatizzazioni dei servizi essenziali come Sanità, acqua e utilities, previdenza e trasporti, per una seconda tranche di profitti; l’acquisizione dei mercati nazionali a prezzi stracciati a causa della crisi che loro stessi hanno causato, terza tranche di profitti; la speculazione finanziaria, che l’economista Alain Parguez ha descritto con queste parole: “E’, per costoro, il mondo perfetto, dove la speculazione gli garantisce immensi profitti senza dover pagare i lavoratori”, ancora ricchezze nelle loro mani. E quando questo progetto poterà inevitabilmente al collasso delle economie europee, il Vero Potere incasserà di nuovo, poiché è noto che mentre essi agiscono per distruggerci incassandone i profitti, scommettono coi prodotti derivati sulla nostra rovina, da cui incasseranno altre montagne di profitti. Sono scommesse che non possono perdere, perché è come il vetraio che prima incassa vendendoti i vetri, poi incassa di nuovo perché è colui che di notte gira per la città a spaccarli. Non è
fantascienza, è ciò che sta accadendo alla Grecia, già rovinata da gente come Goldman Sachs che oggi attraverso gli Hedge Funds sta scommettendo sulla sua rovina con le polizze denominate Credit Default Swaps.
Nel mezzo noi, i nostri figli, il loro futuro e oceani di sofferenze private. Nel mondo povero del Sud, che già ha sofferto come non si può descrivere, la distruzione del Tridente ha sancito la fine del loro futuro prima ancora che se lo potessero immaginare.
Dovrebbe, se tutta questa storia fosse sufficientemente divulgata, scoppiare una guerra civile. I nostri antenati, che con mezzi rudimentali e con pericoli orrendi riuscirono a sconfiggere 4.000 anni di assolutismi brutali, sarebbero già in strada. Noi no. Il Vero Potere sapeva bene di questa possibilità e ci ha annullati proprio per disattivarla.
Vi lascio con queste parole: ritroviamo il coraggio di salvarci la vita. Insegniamo ai nostri bambini la prima materia in ordine d’importanza al mondo: il coraggio. Il dramma è che non sappiamo più reagire, e siamo i primi nella Storia a essere così pavidi. Divulgate quello che avete letto, la gente deve innanzi tutto sapere chi è il Vero Potere, cosa ha fatto, per poterlo combattere. Alla fine, tocca a noi.
Paolo Barnard
Gli economisti consulenti di questo saggio:
L. Randall Wray, Professor of Economics, Research Director of CFEPS at the University of Missouri
– Kansas City, and Senior Scholar at The Levy Economics Institute of Bard College
Stephanie Kelton, Associate Professor of Macroeconomics, Finance, and Money and Banking, Senior
Scholar at The Center for Full Employment and Price Stability (CFEPS), University of Missouri –
Kansas City
Bill Mitchell, Research Professor in Economics and Director of the Centre of Full Employment and
Equity (CofFEE), at the University of Newcastle, NSW Australia.
Alain Parguez, Professore Emerito di economia all’Università di Besancon, Francia, consulente della
European Investment Bank del Lussemburgo e associato al Jerome Levy Economics Institute, USA.
Warren Mosler, International Consulting Economist and blogger at The Center of the Universe,
Associate Fellow, University of Newcastle, Australia
John F. Henry, Department of Economics University of Missouri-Kansas City.
Mario Seccareccia, Professore di Economia, Department of Economics, University of Ottawa
Joseph Halevi, Professore di Economia all’Università di Sydney, Australia.
William K. Black, J.D., Ph.D. Associate Professor of Law and Economics at the University of
Missouri-Kansas City. Testimone presso il Senate Agricultural Committee on the regulation of financial
derivatives e la House Governance Committee on the regulation of executive compensation, USA.
Olivier Giovannoni, Visiting Lecturer at the Department of Economics at the University of Texas at
Austin. Ph.D. in economics from the University of Nice, France.
Pavlina Tcherneva, Assistant Professor of Economics at Franklin and Marshall College, Senior
Research Associate at CFEPS and Research Associate at The Levy Economics Institute of Bard
College
Bibliografia e fonti:
Prima fonte: ventisette ore di consulenze registrate in otto mesi con i sopraccitati economisti. P.B.
Poi:
Understanding Modern Money: The Key to Full Employment and Price Stability, Wray, L. R. 1998. Edward Elgar Money and Credit in Capitalist Economies: The Endogenous Money Approach, Aldershot, Wray, L.R. 1990.
Edward Elgar
Endgame for the Euro? Public Policy Brief, N. 113, 2010, Levy Economics Institute of Bard College, Dimitri Papadimitriou, L. Randall Wray, Yeva Nersisyan
The Road from Mont Pèlerin, The Making of the Neoliberal Collective, by Philip Mirowski, Dieter Plehwe, Harvard Univerity Press, Cambridge Massachussets, London 2009
The tragic and hidden history of the European Monetary Union, © Alain Parguez, November 2009, presentazione al Centre for European studies (University of Massachusetts, Boston, Harbour campus)
The Historic Roots of the Neoliberal Program, John F. Henry, Journal of Economic Issues, N.2 Giugno 2010
The Ideology of Laissez Faire Program, John F. Henry, Journal of Economic Issues, N.1 Marzo 2008
Does Excessive Sovereign Debt Really Hurt Growth? A Critique of This Time is Different, by Reinhart and Rogoff,
Levy Working Paper, Yeva Nersisyan and L. Randall Wray 2010
Public Sector Employment, Foreign Exchange and Trade, Achieving Full Employment, edited by Ellen Carlson
and William F. Mitchell, pp. 62-71, vol. 12, ELRR: Sydney, 2001.
Unemployment and Fiscal Policy, Unemployment: The Tip of the Iceberg, William Mitchell and Ellen Carlson
(eds.), pp. 219-231, CAER: Sydney, 2001.
Seigniorage or Sovereignty?, in Modern theories of money, edited by Louis-Phillip Rochon and Sergio Rossi,
Edward Elgar publishing, 2003.
The Post Keynesian Approach to Money (in Francese), in Theories Monetaires post Keynesiennes, Pierre
Piégay and Louis-Philippe Rochon (eds), Paris: Economica, 2003.
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1) Tenere conto che bisogna discutere i contenuti nel rispetto di tutte le idee, evitare dunque commenti provocatori, polemici, offensivi o maleducati.
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