Di Antonella Randazzo
L’Italia è un Paese bellissimo. Questa è una realtà evidente. Moltissimi italiani sono straordinari. Anche questa è una realtà. Nel nostro Paese ci sono centinaia di migliaia di persone che praticano il volontariato, che adottano bambini bisognosi o aiutano il prossimo. Sono moltissimi gli studiosi e scienziati italiani che hanno portato avanti ricerche importantissime, in molti settori. Tutti sanno che molti italiani sono
straordinariamente intelligenti e creativi. L’attrice Kirstie Alley (famosa per aver lavorato nel film "Senti chi parla") ha scritto ai suoi fans durante una vacanza in Italia: “Se non credete in Dio dovreste venire a vedere questo posto… bellissimo!”
Ma se davvero l’Italia è un Paese divino, perché è pieno di gravissimi problemi da risolvere, come la mafia, le reti massoniche e la corruzione politica?
Chi è responsabile di tutto questo e perché gli italiani non riescono a contrastare questi mali?
A nostro avviso è proprio il livello qualitativo che il nostro Paese può raggiungere a non essere gradito a chi ha creato e protegge il sistema attuale. Per questo è stata creata una rete di controllo mafiosa e massonica molto forte, che mira ad assoggettare persone che altrimenti vivrebbero con paradigmi diversi da quelli attuali.
Creare un sistema mafioso significa voler creare una situazione di paura, e la paura blocca il progresso, mina la libertà e fomenta diffidenza, divisioni e senso di impotenza. Una scelta fatta in una situazione di impotenza e paura non è una scelta libera. Dunque, se gli italiani vanno a votare perché credono di non avere altra scelta che continuare a scegliere le loro autorità all’interno di un ventaglio di persone che già sanno non essere limpide e oneste, allora stanno scegliendo con la paura e il senso di impotenza. Credere di non poter cambiare nulla significa sentirsi impotenti o assoggettati ad un sistema che non sembra lasciare alternative.
Si può dunque dire che gli italiani sono stati assoggettati con la paura e il senso di impotenza, e se oggi accettano governi palesemente corrotti è perché si illudono che qualcosa possa comunque cambiare, e non credono che i cambiamenti possano dipendere da loro.
Oltre alla paura e al senso di impotenza, è stata alimentata la mediocrità.
Attraverso i media e la situazione politica ed economica è stato reso sempre più difficile il percorso verso un’esistenza più ricca culturalmente, artisticamente o socialmente. Con meno soldi e meno tempo è ovvio che ci si dedica meno ad attività costruttive, come ad esempio l’imparare uno strumento musicale, il viaggiare o l’andare nei musei o a teatro.
La vita di moltissimi italiani ruota attorno al proprio lavoro e alla televisione o al computer. Null’altro o poco altro.
Ciò crea un’esistenza in cui le proprie potenzialità vengono espresse molto limitatamente, e ci si abitua ad utilizzare il proprio tempo in attività non costruttive o addirittura negative, come guardare programmi Tv di scarsa qualità o partecipare a discussioni in forum o blog in cui prevale un clima rissoso e burbero.
La nostra mente si trova ogni giorno in balia di numerose insensatezze che ci provengono dalla bocca dei nostri politici o dai telegiornali spazzatura in cui sembra che l’informazione possa essere il ricevere la ricetta del giorno o il sapere di orge, divorzi e affini.
Ne risentiamo, certo, a tal punto che quando ci vengono dette alcune verità su questo paradossale sistema, stiamo in difesa, credendo di trovarci di fronte a persone strambe, che vedono intrallazzi dappertutto.
Nel tempo sono stati creati stereotipi degli italiani: c’è chi li vede con poco senso del collettivo, chi li vede troppo abituati ad essere sottomessi al potente di turno, e chi pensa che siano semplicemente più attenti ai propri interessi che a quelli di tutto il Paese. Di certo gli italiani sono sempre stati costretti ad essere sudditi, e talvolta hanno accettato anche le leggi più inique, e magari hanno dovuto emigrare proprio a causa di queste leggi.
Per capire davvero la realtà di oggi occorre capire prima quella di ieri.
Molti italiani ignorano la vera Storia del paese, e dunque non possono fare le giuste associazioni e considerazioni sugli eventi finanziari, economici e politici che stanno avvenendo oggi. Gli italiani, al contrario di altri europei, sono abbastanza esterofili, e non tutti sono devoti ai simboli nazionali come la bandiera e l’inno.
Pochi italiani si identificano veramente nelle loro simbologie istituzionali.
La bandiera dovrebbe essere un simbolo di unità nazionale, e dunque permettere al cittadino di alimentare un senso di appartenenza sociale e di identificarsi con presunte caratteristiche nazionali. Di fatto la bandiera è stata strumentalizzata dal sistema di potere, per fare in modo che le persone accettassero la guerra e credessero che essa fosse un obbligo morale perché fatta per ideali elevati. Il militarismo e la prevaricazione a suon di bombe sono diventati oggi “missioni” di natura “morale”,
addirittura “missioni di pace”, dove si va invece per uccidere (e si può morire).
Come tutti sanno, l’Italia è stata coinvolta in una sorta di “patriottismo guerrafondaio”, che ha una sua precisa ideologia: alla base c’è la disuguaglianza dei popoli, che vengono ordinati sulla base dell’accondiscendenza o meno al potere vigente. I popoli “ribelli” vengono relegati ai livelli inferiori e ci si cura a che vengano impoveriti e tenuti sotto continue vessazioni, come oggi accade a molti popoli, come quello somalo, pakistano, palestinese, iracheno o afgano. Se si dicesse esplicitamente che questi popoli devono soffrire perché non sono del tutto sottomessi, potrebbero nascere scrupoli di coscienza ad andare in questi paesi ad uccidere o a contribuire all’occupazione. E invece si dice che si deve “servire la bandiera”, che si deve portare “democrazia”, o che ci si deve sacrificare “per la patria”.
Ma quale patria?
Quale bandiera, se si è occupanti in terra straniera?
Purtroppo non tutti gli italiani sono coscienti che i nostri soldati all’estero sono in guerra, e che si tratta di una guerra in cui gli aggressori (o complici degli aggressori) siamo noi dato che gli afgani non ci hanno mai aggredito e sono a casa loro. Il fatto di essere coinvolti in guerre che non ci danno alcun vantaggio ma, anzi, ci costano vite umane e molto denaro, la dice lunga sul fatto che l’Italia è un Paese colonizzato.
Sono secoli che gli italiani vengono indotti ad essere meno di quello che potrebbero essere. La Storia dell’Italia è una Storia assai misera e moralmente inquietante. Gli italiani hanno avuto una monarchia corrotta e crudele, che non esitava a prendere a cannonate i lavoratori che chiedevano stipendi più dignitosi. Poi si sono avuti oltre 20 anni di palese dittatura, abbattuta da una finta liberazione, che aveva lo scopo di imporre una dittatura mascherata da “democrazia”. Da allora gli italiani sono stati convinti di vivere in una evoluta democrazia occidentale, in cui però ogni tentativo di progresso sociale e lavorativo veniva affrontato a colpi di stragi e di uccisioni mirate.
In poche parole, l’impero anglo-americano ci ha colonizzati e, come usava fare nelle colonie, ci ha donato un sistema politico multipartitico che ci dà l’illusione di avere potere.
Ma la realtà smentisce l’esistenza della sovranità popolare, presente soltanto sulla carta della nostra costituzione, e dal dopoguerra siamo uno dei Paesi ufficialmente in pace, ma militarmente più occupato (soltanto il Giappone è ai nostri livelli) dalla potenza egemone.
Certo, oggi si parla di “globalizzazione” e di “finanzializzazione dell’economia”.
Sembrerebbe un mondo ben diverso da quello dell’Ottocento. Si, cambiamenti ce ne sono stati, ma non nell’assetto di potere e nel modo sostanziale di gestirlo.
Dagli anni Novanta dello scorso secolo, il gruppo di potere angloamericano ha inasprito ancora di più il potere sul nostro Paese, acquisendo il controllo di diverse importanti aziende e banche italiane. Il controllo oggi è più sofisticato, basandosi sui mass media e su altre tecniche dovute a nuove conoscenze sociologiche e psicologiche. Ma nella sostanza le cose non sono cambiate. Purtroppo non si tratta di opinioni, basta studiare
attentamente i fatti storici per capire che è così.
In Italia tutti sanno che c’è la mafia, ovvero una rete di controllo criminale, che porta avanti attività illegali, nella protezione del sistema stesso, senza la quale non potrebbe nemmeno esistere. Infatti, per sconfiggerla, come sosteneva Falcone, basterebbe controllare il percorso finanziario per impedire che i proventi mafiosi possano essere investiti nell’economia legale. Senza contare che, come molti sanno, la produzione di droga è avallata dal gruppo di potere statunitense, che per questo ha portato avanti
anche guerre e commesso massacri. I magistrati che avrebbero voluto portare avanti strategie che avrebbero distrutto la mafia nel giro di qualche anno, o sono sottoterra o sono stati privati dei mezzi concreti per portare avanti le loro indagini.
Ma se tutti sanno che esiste la mafia, non molti sanno che nel nostro Paese c’è anche una serie di reti di natura massonica, che operano in modo legale e illegale, per proteggere il sistema e per impedire ogni minima autodeterminazione popolare.
Sin dall’Unità, nel nostro Paese hanno operato queste reti, che non sono entità esoteriche o filantropiche, come si potrebbe credere dall’immagine pubblica che la massoneria vuole dare di sé, ma si tratta di un modo comodo e razionale di porre il Paese sotto controllo, potendo controllare le cariche istituzionali e ogni settore rilevante.
La mafia delinque e uccide, e tutti lo sanno, le reti massoniche delinquono e talvolta uccidono, ma pochi lo sanno. Spesso le due reti si incontrano, per realizzare piani politici o criminali. Entrambe le organizzazioni operano a favore dell’attuale gruppo di potere, che è disposto a delinquere pur di non mollare la presa dal potere.
Che si creda o meno, le cose stanno così. Che si voglia criticare chi denuncia queste cose per non prenderne atto, o che si vogliano tenere gli occhi chiusi per non ammettere cose assai sgradevoli, o che si voglia credere alla buona fede delle nostre autorità sostenendo che esse non possono essere controllate da altri, la realtà rimane quella che è. Molte persone, magistrati e studiosi di varia ideologia, da diverso tempo cercano di farci capire come stanno veramente le cose. Storicamente è possibile provare l’esistenza di queste reti. Ci sono prove che persino la Marcia su Roma fu loro opera.1 Non molti sanno che fino agli anni Venti dello scorso secolo, l’esistenza di reti massoniche volte a controllare il paese era cosa nota agli italiani.All’epoca c’era già la mafia, ma la sua esistenza non era ancora ammessa, mentre invece il potere massonico era conosciuto (il contrario di ciò che è oggi).
Le ricchezze italiane si sono sempre basate soprattutto sulla produzione di prodotti agricoli, gastronomici, di bevande alcoliche, di prodotti industriali e sul turismo.
Negli ultimi anni il nostro Paese ha subito durissimi attacchi sia nel settore economico che in quello politico. I nostri prodotti vengono falsificati e venduti come fossero italiani in diversi Paesi, soprattutto negli Usa, con danni economici enormi. Autorità tanto stimate dai nostri politici, come quelle Usa, non fanno nulla per proteggere i nostri marchi, e danneggiano la nostra economia per milioni e milioni di euro.
Le autorità anglo-americane fanno il buono e il cattivo tempo, e non ci risparmiano nemmeno l’umiliazione mediatica. Ad esempio, il giornale Financial Review, per denigrare l’Italia, ha pubblicato una mappa dell’Italia definita “Berlusconia”, come se tutti noi italiani avessimo scelto di sottometterci a Berlusconi. In questa mappa venivano chiamati con nomignoli infamanti le maggiori località italiane: al posto di Roma c’era la città di “Puta”, di Ferrara “Merda”, al posto di Venezia “Venerea”, di Taranto “Tarantula”, di Crotone “Cretino”, al posto della Sicilia l'isola di “Mafia” e al posto della Lombardia la terra quella dei “Lombastardi”. Si tratta di attacchi biechi e meschini, che purtroppo non vengono contrastati adeguatamente sia perché alle nostre autorità interessa soltanto il loro personale tornaconto e di solito ignorano questi attacchi, sia perché negli ultimi anni i nostri giornali all’estero (che nel caso del Financial Review hanno giustamente reagito duramente in difesa dell’onore degli italiani), sono sempre più deboli, e l’attuale governo ha dimezzato i finanziamenti che avevano in passato.2
Negli Usa sono stati prodotti programmi, come la serie “I Soprano”, che fanno intendere gli italiani come mafiosi, mentre la mafia non è stata creata né voluta dagli italiani.3
Dunque, oltre al danno pure la beffa. Purtroppo non sono rari gli attacchi infamanti diretti agli italiani presenti nel panorama mediatico occidentale.
I media internazionali ci mettono in ridicolo o ci denigrano, dimenticando che la maggior parte degli italiani non ha mai votato Berlusconi e non accetta la mafia. Eppure da questi media passa il messaggio che l’italiano è mafioso e sostiene personaggi alla Berlusconi. Alcuni giornali ci hanno descritto come in “declino”. Ad esempio, qualche anno fa fece notizia un articolo del New York Times di Ian Fisher 4 che ci definiva “vecchi, tristi e sfiduciati”, guardandosi bene però dal descrivere l’attuale realtà di
corruzione politica e occupazione finanziaria e militare. Il “gioco” consiste proprio nel descrivere gli aspetti negativi dell'Italia, senza trattare nemmeno lontanamente le cause, e senza parlare dei responsabili, facendo passare un messaggio negativo su quello che oggi sono gli italiani.
Omettere elementi in grado di far capire meglio i fatti è tipico della propaganda.
Nell'articolo di Fisher si parlava di povertà senza specificare che l'enorme debito pubblico permette alle banche di saccheggiarci, si parlava di mancanza di prospettive future senza parlare delle leggi che hanno reso precario il lavoro o del comportamento disonesto e truffaldino dei grandi gruppi industriali e bancari. Si parlava persino della mancanza di nuovi talenti, senza parlare di come, specie negli ultimi decenni, la realtà è stata modellata sulla base del profitto, svilendo in vari modi la vera cultura e l'arte.
L'analisi del giornale americano gettava fango sugli italiani descrivendoli all’interno della peggiore tradizione coloniale anglo-americana che, com’è risaputo, prima saccheggia e poi denigra i saccheggiati. Ovviamente, il giornale americano non faceva cenno alla corruzione dei personaggi politici italiani, possibile grazie al sistema partitico, che permette al gruppo egemone di operare un controllo sulla politica italiana attuale.
Fisher non ha parlato delle proteste che gli italiani già da qualche anno portano avanti per proteggere il loro territorio e per limitare l’occupazione militare statunitense (es: Proteste No-Tav, proteste contro le basi americane, proteste contro gli inceneritori-killer, ecc.), perché si è guardato bene dal dare dell’italiano un’immagine che non fosse quella del derelitto o del depresso. Fisher non ha spiegato nemmeno che gli italiani non odiano la politica, ma l'attuale politica, che non è di certo accettabile dato che si basa sulla corruzione e sottomissione ad un gruppo dominante che cerca di nascondersi.
I nostri stessi carnefici, attraverso i loro giornali, si permettono di dire che "Non ci sono più Fellini, Rossellini", senza però precisare che anche se i talenti vi fossero (e sicuramente ci sono), il sistema oggi rende assai difficile l'emergere di talenti non funzionali al sistema stesso. A causa dell'accresciuto potere del gruppo egemone, oggi la creatività è sottomessa al profitto molto più che in passato, e anche nei casi di grande talento, le produzioni possono rimanere relegate ad un ambito modesto, in quanto i mass media hanno un'invadenza assai più elevata che in passato.
E' vero che gli italiani non amano abbastanza il loro paese, e che cedono al pessimismo per mancanza di fiducia in loro stessi, e ciò produce infelicità. Il fatto che gli italiani non amino il loro paese è emerso anche dalla mancata difesa e giusta indignazione di fronte ad un articolo del genere.
Probabilmente molti italiani non si rendono conto della presa in giro e degli attacchi feroci che giungono anche attraverso i media stranieri, specie statunitensi. L'articolo di Fisher aveva un tono pessimistico, del tipo: "avete visto come vi siete ridotti?". Come a far intendere che i "soliti italiani" sono diventati il fanalino di coda dell’Europa. E’ evidente che non si tratta di critica costruttiva ma di una serie di osservazioni che fanno leva sul senso di sfiducia degli italiani e sulla nostra esterofilia. Se critiche così feroci fossero state rivolte ad un paese come la Gran Bretagna o agli Usa, le autorità avrebbero immediatamente denigrato il giornalista, e risposto con attacchi ferocissimi.
I giornalisti inglesi o americani che scrivono sui giornali più diffusi si guardano bene dal parlare dei danni che il nostro Paese subisce per il fatto che i nostri prodotti non vengono protetti o vengono gravati di alti dazi per proteggere i prodotti interni (specie negli Usa). Fisher scrive: "L’Italia ha pianificato il suo personale modo di appartenere
all’Europa, lottando con fratture politiche, crescita irregolare, crimine organizzato e con un tenue senso nazionale come pochi altri paesi hanno fatto. Ma la frustrazione sta facendo emergere che queste antiche debolezze non sono ancora migliorate, e in alcuni casi sono peggiorate, mentre il mondo di fuori corre sempre più in fretta. Nel 1987 l’Italia ha celebrato la parità economica con la Gran Bretagna. Ora la Spagna, che è
entrata in Europa solo un anno più tardi, potrebbe presto sorpassarla, e l’Italia è stata sorpassata dalla Gran Bretagna. Il modello di vita low-tech (a bassa tecnologia) può ammaliare i turisti, ma l’utilizzo di Internet e del commercio elettronico sono tra i più bassi di Europa, così come gli stipendi, gli investimenti dall’estero e la crescita. Le pensioni, il debito pubblico e il costo dell’amministrazione pubblica sono invece tra i più alti.
Gli ultimi dati fanno riferimento una nazione più vecchia e più povera, a tal punto che il suo vescovo più importante ha proposto di incrementare i pacchi cibo per i poveri. Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre più lunga e poco produttiva. Molti dei più brillanti, come i più poveri un secolo fa, lasciano l’Italia. Ronald P. Spogli, l’ambasciatore americano che conosce l’Italia da quaranta anni, avverte che l’Italia rischia una diminuzione del suo ruolo internazionale e delle relazioni con Washington. I migliori amici dell’America sono i business partner e l’Italia non è tra i più importanti. La burocrazia e le regole poco chiare hanno portato gli investimenti USA in Italia a soli 16,9 miliardi di dollari nel 2004 mentre in Spagna erano 49,3 miliardi. In Danimarca il 64% delle persone ha fiducia nel Parlamento, in Italia il 36%. Le statistiche indicano che l’11% delle famiglie italiane vive sotto il livello di povertà e che il 15% ha difficoltà ad arrivare a fine mese con il proprio stipendio... ‘Basta! Basta! Basta!’ ha urlato in un intervista
Beppe Grillo, un comico e blogger di 59 anni con i capelli brizzolati. La parola significa ‘basta’, e l'ha ripetuta per chiarire la sua opinione alla classe politica Italiana... Gli Italiani raramente associano l’attuale generazione di leaders che invecchiano alla capacità di cambiamento. Sono gli stessi che si sono scambiati ruoli di potere per decenni... L’Italia non sembra distinguersi come un tempo per la sua grandezza. Non c’è un nuovo Fellini, Rossellini o una nuova Loren.”5
E’ evidente come l'articolo di Fisher tende a denigrare e svalutare il nostro paese, in modo molto meschino perché lo fa sfruttando luoghi comuni e senza far emergere che i problemi di cui parla hanno precise cause, che se conosciute coinvolgono anche molte persone che italiane non sono. Il giornalista americano esprime razzismo verso di noi, in quanto si limita ad osservare che "gli imprenditori sono mosche bianche in uno scenario
desolante", come se ciò fosse dovuto a tare nel DNA italiano.
Queste persone denigrano il nostro paese, ovviamente non a fin di bene, ma per scaricare sugli stessi cittadini italiani tutta la responsabilità della condizione del paese, come se le banche non saccheggiassero circa il 40% del nostro Pil, e come se il nostro sistema politico non fosse corrotto dal gruppo di potere anglo-americano.
E' utile al sistema propagandare che l'Italia è in declino, nascondendo che questo declino è indotto da chi controlla media e politica. Forse vorrebbero destabilizzarci nella mente e nel morale, approfittando della presunta ignoranza degli italiani, prodotta dalle menzogne dei telegiornali, e dalla miriade di giornalisti e intellettuali che osannano la "grande democrazia americana".
Il caso più recente di denigrazione degli italiani è quello di un'applicazione per iPhone, iPod e iPad della Apple chiamata "What Country", in cui l'Italia viene identificata con “pizza, mafia e scooter”, (6) mentre altri Paesi non sono presentati in modo così squallido. Ad esempio, la Spagna è rappresentata dalla gente affettuosa e dalla paella, la Francia dalle piazze romantiche e dal vino; la Svizzera dalle banche e dalla cioccolata e gli Usa dal sogno americano e dall'hamburger. Perché siamo così attaccati?
Eppure la mafia esiste anche perché le banche svizzere riciclano il denaro sporco, e gli Usa hanno un lungo retaggio di gangster e razzismo, che ha portato allo sterminio di intere tribù di nativi. Eppure questi paesi non vengono rappresentati attraverso la criminalità politica e lo sterminio razziale.
Il nostro Paese ha esportato cervelli di enormi capacità, oltre naturalmente a prodotti che non hanno eguali nella qualità. Anche se molti all’estero non sanno quanti italiani hanno fatto importanti invenzioni e scoperte (e sono tantissimi), moltissimi conoscono quadri come la Gioconda, allora perché non veniamo identificati, ad esempio, per le enormi e bellissime creazioni artistiche?
Perché siamo descritti in modo così denigratorio?
Non sarà perché le nostre autorità sono troppo impegnate a truffare per proteggere la dignità e l’onore del nostro Paese? O non sarà forse perché noi stessi italiani talvolta crediamo che gli altri europei o gli statunitensi siano migliori di noi?
Di certo gli italiani non sono così ignoranti e sprovveduti come il "New York Times" e altri giornali internazionali vorrebbero far credere, e questo emerge da molti fatti. Ad esempio dalle statistiche ufficiali emerge che quasi il 70% (alcune statistiche danno l'80%) degli italiani non crede che il Parlamento agisca per il bene del paese (questo il "New York Times" non lo dice) e che molti italiani, se intervistati, saprebbero dire chi sono i responsabili della deriva del Paese. Certo, molti di essi indicherebbero personaggi politici, trascurando i burattinai che li hanno assoldati, ma comunque sarebbero capaci di trovare precise responsabilità.
Sempre più italiani sanno chi sono i responsabili dell'attuale situazione italiana, e sanno che gli attuali personaggi politici non si pongono l'obiettivo del benessere del paese, tuttavia, non hanno abbastanza fiducia in loro stessi per prendere le redini del paese e per autodeterminarsi.
L'autodeterminazione è un percorso assai più difficile rispetto all'illudersi che forse un nuovo partito o un nuovo personaggio possano cambiare le cose. Per “liberarsi” veramente occorre impegno, responsabilizzazione e il credere in se stessi. In altre parole, occorre che gli italiani inizino a comportarsi in modo diverso da come sono stati abituati a fare per secoli.
Secoli di colonialismo e dittature hanno convinto gli italiani di dover per forza sottostare ad un gruppo dominante, e a molti piace credere che ci sia qualcosa di buono in questo, o che sia inevitabile. Per questo motivo, quando spunta un nuovo partito o un personaggio percepito come autorevole (perché ancora non lo si conosce bene), presentato sempre dai soliti partiti, ci si aggrappa come fosse una ciambella di salvataggio. Non
si vuol capire che si tratta dell’ennesima truffa e che se si vuole uscire dal pantano il futuro del paese deve essere messo nelle mani dei cittadini, perché finché sarà nelle mani del gruppo di banchieri/imprenditori che continua a saccheggiare, non ci potrà essere che un futuro peggiore dell'attuale.
La speranza è che gli italiani non debbano giungere a situazioni di povertà estrema o di guerra per rendersi conto della realtà e prendere una netta distanza dal sistema mafioso e corrotto. Seguire la strada più comoda del voler credere che all'interno del sistema stesso ci possano essere azioni positive che risolvano tutti i problemi, può portare al disastro di concedere ancora potere e fiducia a chi truffa, ruba e inganna.
Bisogna vincere la paura del cambiamento e di assumersi responsabilità, indignandosi di fronte ai truffatori e ai mafiosi che esercitano potere nel paese.
Nell'articolo di Fisher si dice una cosa vera: "Noi Italiani abbiamo in mano il nostro destino come mai è accaduto prima". Se gli italiani desiderano continuare a credere di vivere in “democrazia” e non oppressi da un sistema di potere iniquo, che opera attraverso associazioni mafiose e massoniche, possono continuare a crederlo. Ma di certo ne faranno le spese in termini di libertà e di possibilità di autorealizzazione.
Un Paese meraviglioso è stato trasformato in un antro di mafiosi e corrotti, che avidamente cercano guadagno e potere attraverso la sottomissione a personaggi che da questa corruzione ricavano lucrosi vantaggi.
Chi opprime gli italiani non è zingaro e nemmeno immigrato, ma è chi si nasconde dietro istituzioni apparentemente autorevoli, e gode di quelle protezioni e privilegi che gli permettono di saccheggiare le nostre ricchezze e di non far capire cosa fa.
Essere consapevoli di ciò è già molto.
Gli italiani dovranno per forza, prima o poi, aprire gli occhi su ciò che il nostro Paese può essere e non è. Ovviamente non crediamo affatto che gli stessi italiani non abbiano responsabilità della situazione italiana. Hanno la responsabilità di uscirne e le capacità per farlo.
Note:
1 Si veda a questo proposito: Antonella Randazzo, Dissimulazioni Massoniche, Espavo, Milano 2010.
2 http://www.corriere.it/cronache/10_marzo_22/italiani-estero-fondi-tagliati-giornalistella_7d94528c-3580-11df-bb49-00144f02aabe.shtml
3 Randazzo Antonella, Pirati & Mafiosi. La vera Storia del crimine organizzato, Espavo, Milano 2010.
4 New York Times, 13 dicembre 2007.
5 New York Times, 13 dicembre 2007.
6 http://tuttosbagliatotuttodarifare.blogspot.com/2010/09/sulliphone-litalia-e-pizzamafia-e.html
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articolo tratto da “
NUOVA ENERGIA”.
Per avere informazioni su questa pubblicazione e sapere come abbonarsi
cliccare qui.
Per richiedere l’autorizzazione alla riproduzione di questo articolo scrivere
a:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
oppure
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Aggiungi commento
Commenti
RSS feed dei commenti di questo post.