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Di Antonella Randazzo
http://antonellarandazzo.blogspot.com/
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Nel nostro sistema, pur trattandosi di un assetto antidemocratico, esiste la possibilità, creata e voluta dai costituzionalisti, che i cittadini comuni possano esprimere la loro volontà su temi importanti. Questa possibilità è concessa attraverso la votazione referendaria. Dunque, il referendum rappresenta un modo, forse l’unico nel sistema partitico a controllo verticale, per poter influire sulle scelte politiche.
Proprio per la natura del referendum, non sono pochi i politici che cercano di sottrarre ai cittadini questo potere, sminuendo l’importanza o cercando di impedire questo importante atto politico.
E’ chiaro che il voto politico e amministrativo può essere reso inutile quando le persone candidate appartengono tutte ad uno stesso canale di interessi, e la scelta risulta soltanto una sorta di test per verificare quanto i cittadini sono ancora fidelizzati al sistema.
Ma il voto referendario è un’altra cosa: attraverso di esso i cittadini esprimono effettivamente una volontà, che deve essere rispettata dalle autorità (anche se purtroppo talvolta non avviene). Dunque, il referendum è uno strumento di esercizio della sovranità popolare, che è sancita dalla Costituzione, e l'esito referendario è una fonte del diritto primaria che vincola i legislatori al rispetto della volontà del popolo.
I tipi di referendum sono quattro: referendum abrogativo, sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale, riguardante la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni, e quello riguardante il passaggio da una Regione ad un'altra di Province o Comuni.
I referendum del prossimo 12 e 13 giugno sono abrogativi, cioè presentano quattro quesiti per abrogare delle leggi o parte di esse. Si abroga la legge votando “SI”, si mantiene invariata la legge votando “NO”. In altre parole, nel referendum abrogativo i cittadini votano per “decidere
se una legge o una parte di essa debba essere annullata o mantenuta in vigore“.
Qualsiasi tema possa trattare, il referendum permette ai cittadini di dire la propria, anche se esso non risulta valido quando non si raggiunge il quorum.
Il fallimento di un referendum rappresenta la vittoria della passività e dell’ignavia a cui i cittadini sono indotti in diversi modi. Purtroppo, molti cittadini depotenziano la loro azione disinteressandosi di cose che sono assai importanti, vedendo la politica come una realtà a loro distante. In questo periodo abbiamo assistito a vari tentativi di rendere nullo il referendum attraverso la grave disinformazione o carenza di informazione sui prossimi referendum del 12 e 13 giugno.
La televisione è ormai un luogo di trastullo e di intrattenimento, spesso poco edificante, e non viene utilizzata per informare sugli importanti referendum prossimi, rivelando così, se ce ne fosse bisogno, gli intenti antidemocratici di chi la controlla. L’attuale governo ha “giocato sporco” per cercare di invalidare il referendum: ha dato “annunci” che facevano capire che il referendum sarebbe stato inutile, e sta facendo di tutto per non rendere note le informazioni necessarie. La ricercatrice Mariachiara Alberton ha denunciato un chiaro tentativo di tenere all’oscuro le persone sul prossimo referendum: “Quello che vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo
intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. E’ arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a
qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti
pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica.” 1
Si sono mobilitate anche diverse persone del settore dello spettacolo, come Gino Paoli, Ennio Morricone, Daniele Silvestri, Eugenio Finardi, Giuliano Palma, ecc., per dire che: “Stanno cercando di ingannarci, in modo palese, in modo vergognoso: non solo hanno ricominciato a parlare di nucleare senza consultare il popolo, che si era già espresso contro il nucleare nel
1987. Ma quando poi viene indetto un nuovo referendum, si permettono di boicottarlo con i mezzi più plateali, prendendo in giro la gente. Fa paura che si cerchi di aspettare che la gente dimentichi, che la giusta paura per quello che il Giappone rappresenta passi, venga lasciata alle spalle per poi riaprire a questa energia vecchia, pericolosa e costosa. Andiamo a votare, è
un diritto del popolo che non può essere abolito. La gente deve potersi esprimere su temi così importanti. Quello che stanno facendo è un attentato alla dignità dell'essere umano, bisogna ribellarsi. Dobbiamo fare tutti il nostro dovere andando a votare ai referendum, è l'unica maniera di cambiare le cose.” Gli artisti hanno proposto di firmare un appello. 2
I referendum abrogativi richiedono risposta affermativa per abrogare la legge o parte di essa, e talvolta ciò non viene ben compreso da molti cittadini. Ad esempio, nei prossimi referendum si deve rifiutare il nucleare, il lucrare sull’acqua pubblica e la disuguaglianza nella legge, ma anziché il “No” si deve scegliere il “si”. Alcuni voteranno “No” credendo di rifiutare il nucleare in questo modo, e non si accorgeranno che è il contrario.
Purtroppo oggi viviamo in un contesto in cui oltre il 60% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno (fonte: Istat), e almeno il 12% sono analfabeti o semianalfabeti. Questo significa che molti italiani, se non si informano bene da canali indipendenti, possono non andare a votare oppure votare in modo errato. In sintesi, occorre ricordare che il referendum sarà valido se voteranno il 50% più uno degli aventi diritto al voto (quorum). Si tratta di quesiti abrogativi, e dunque se volete dire no al nucleare occorre votare “SI”.
Il primo e il secondo quesito riguardano le normative sulla gestione e tariffazione dell’acqua potabile. Il governo ha approvato una legge che permette, entro la fine del 2011, di privatizzare il servizio idrico. La gestione statale passerebbe ai privati, e senz’altro le bollette aumenteranno almeno del 30%, e la qualità del servizio non sarà più garantita, com’è
avvenuto anche per gli altri servizi privatizzati (poste, ferrovie, autostrade, ecc.).
I quesiti sono così posti:
Primo quesito:
Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione
tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art. 15 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?
Secondo quesito:
Volete voi che sia abrogato - Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"? Il secondo quesito si riferisce alla definizione della tariffa del servizio idrico collegato all'adeguata remunerazione del capitale investito. Si propone un’abrogazione parziale della norma. Votando “SI” si esprime la volontà di eliminare questa legge o parte di essa, e il servizio idrico rimane pubblico, votare “NO” significa approvare la privatizzazione.
Il terzo quesito chiede se si vuole abrogare la norma per la realizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare: “Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante
Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”. Per esprimere la volontà di rifiutare il nucleare occorre rispondere “Si”. Secondo diversi alcuni sondaggi, dopo il disastro di Fukushima, ben il 90% per cento degli italiani non vuole il nucleare ma le fonti rinnovabili.
Il quarto quesito riguarda il “legittimo impedimento”, cioè la legge che permette ad un imputato di non presentarsi in tribunale perché impedito dagli impegni della sua carica. Nel caso specifico del presidente del Consiglio, questa legge permette di chiedere di non presenziare al
dibattimento e dunque di rinviare il procedimento. Ricordiamo che Berlusconi ha avuto una quantità enorme di processi, e in diversi casi non è stato condannato per “prescrizione”. Si tratta dunque di un evidente privilegio che sancisce l’ingiustizia di permettere ad un personaggio di strumentalizzare la propria carica politica per non prendersi le possibili
responsabilità giudiziarie. Il quesito dice: “Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonché l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in
materia di impedimento a comparire in udienza?”. Anche in questo caso, si deve votare “SI” se non si è d'accordo, “NO” se si è favorevoli a questa legge. Votare “Si” significa manifestare la volontà che la legge deva essere uguale per tutti, impedendo i privilegi di alcuni.
Gli ultimi due referendum sono stati organizzati su iniziativa dell'Italia dei Valori e di associazioni ambientaliste, mentre quelli sui servizi idrici sono stati voluti dal "Forum Italiano dei movimenti per l'acqua", che ha raccolto le firme in tutto il paese.
In conclusione, ci auguriamo che tutti gli aventi diritto al voto si rechino alle urne, e che tutti i votanti votino in modo corretto, dando il giusto valore a questo atto e senza confondersi, in modo tale che vinca la sovranità popolare, nonostante i molti tentativi governativi di impedirlo.
NOTE
1 http://it.blogbabel.com/tag/risorse+idriche/
2 http://www.sireferendum2011.it/
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Antonella Randazzo
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