logo
 29 visitatori online
REDDITO MINIMO GARANTITO PER TUTTI - GUARDA IL VIDEO - LEGGI L'ARTICOLO
DICONO CHE NON CI SONO I SOLDI, TRANNE PER LA CASTA, LE BANCHE, IL VATICANO E LA NATO.

ATTENZIONE

Leggere prima di postare commenti. Questo comunicato è rivolto a tutti i lettori del sito. Leggi tutto...

IL POTERE DELLA PUBBLICITÀ, UNA MINACCIA DEL NOSTRO MODO DI VIVERE

DI JUSTIN LEWIS
Open Democracy

La pubblicità è onnipresente. I media che una volta non ne avevano – dai film a Internet – ora sono strapieni di messaggi commerciali. Fino a poco tempo fa, quasi tutti i musicisti erano riluttanti di vedere il loro lavoro abbinato a shampoo e scarpe da ginnastica. Oggi la musica e la pubblicità sono strette in un abbraccio economicamente fecondo.

Ci sono spot nelle nostre scuole e sui nostri vestiti. Stanno intasando sempre più velocemente quasi ogni forma di comunicazione immaginabile. Il genere che domina la televisione – in termini di valori assoluti – non è la commedia, la fiction o lo sport, ma la pubblicità. L’utente medio britannico è sottoposto a 48 annunci pubblicitari al giorno. Alcuni studi recenti hanno evidenziato che circa un terzo del tempo delle TV australiane è occupato dagli spot. Negli Stati Uniti il dato è vicino al 40%.


La pubblicità è diventata l’industria creativa più importante, quello che Stuart Ewen chiama “il vernacolo prevalente dell’opinione pubblica”. Succhia i talenti per le arti, il design, la creatività e la narrazione. È diventata una parte routinaria della vita di tutti i giorni e raramente ci fermiamo a pensare al suo significato.

I governi, i legislatori e le aziende dei media valutano la pubblicità solo come una fonte d’entrate. E, sotto la pressione di un’industria che vuole massimizzare i suoi profitti – gli hanno permesso di proliferare. Ci sono solo alcune eccezioni: i governi fissano delle limitazioni per la promozione di sostanze dannose come il tabacco, e presidiano i confini del gusto e della decenza. Alcuni governi, come quello svedese, si sono mossi per proteggere i bambini più piccoli dalla perniciosa influenza della pubblicità in TV.

Ma la condotta prevalente è quella di valutare ogni messaggio pubblicitario in base alle caratteristiche individuali. La questione più allargata, ossia l’impatto cumulativo di questo diluvio di spot, viene raramente analizzata. I corpi legislativi ritengono che la pubblicità sia completamente apolitica, riservando un esame più approfondito ai gruppi di attivisti. In un’epoca in cui gli economisti, gli scienziati sociali, i climatologi e gli ambientalisti stanno mettendo seriamente in discussione il valore del consumismo, questo approccio non è più difendibile.

Malgrado le varie diversità l’advertisement suffraga un sistema valoriale unico. Le pubblicità individualmente possono sembrare innocenti, ma collettivamente sono il braccio della propaganda di un’ideologia consumista. La morale che sottende le migliaia di storie differenti che ci vengono narrate è quella dell’unico sistema che possa assicurare il piacere, la popolarità, la sicurezza, la felicità e l’appagamento personale: il comprare sempre di più, consumare di più senza considerare quanto già si ha a nostra disposizione.

Ci sono tre questioni da porre e sono tutti e tre importanti. Intanto, la promessa della pubblicità è assolutamente vuota. C’è già una notevole mole di ricerche che evidenzia come, oltre un certo limite, non ci sia alcuna connessione tra il volume dei prodotti che una società accumula e il benessere della popolazione.

La ricerca mostra che una camminata nel parco, l’interazione con gli altri e il volontariato – che non costano niente - fanno molto di più per la soddisfazione personale di una qualsiasi dose di “terapia dello shopping”. La pubblicità, in questo senso, ci spinge per massimizzare le nostre entrate più che il nostro tempo libero. Ci allontana dalle occupazioni che danno piacere o significato alle nostre vite e ci conduce verso un’arena spoglia, quella che Sut Jhally chiama “il mondo morto delle cose”.

Assemblando i dati sul consumismo e sulla qualità della vita, Richard Layard ritiene che una legislazione che vieti l’advertising possa essere una politica molto più adatta per migliorare la qualità della vita rispetto all'ampliamento delle possibilità di scelta per i consumatori. Una cosa del genere è inimmaginabile nel contesto politico odierno, ma dovremmo cominciare a chiederci perché ci muoviamo sempre nella direzione opposta, quella di incremento costante dello spazio dedicato agli spazi pubblicitari, invece di una sua diminuzione.

Il seconda problema del sistema valoriale della pubblicità è ambientale. In un mondo finito, dove le dimensioni dell’attività umana coincidono con l’intera grandezza del pianeta, la crescita continua dei consumi è insostenibile. L’economia globale si è moltiplicata per cinque negli ultimi cinquanta anni. Alla fine del secolo, se continueremo a consumare ai ritmi attuali, sarà otto volte più grande.

Gli studiosi del clima insistono che, se si devono raggiungere gli obbiettivi richiesti per evitare i rischi dovuti dal cambiamento climatico, non potremmo affidarci solamente alla tecnologia. Il mezzo triliardo di dollari che spendiamo ogni anno in pubblicità ci dice, in modo accattivante, di fare esattamente l’opposto. La scienza del clima non solo deve controbattere una campagna di PR ben finanziata da chi ha interessi nel settore energetico, deve anche sfidare un ambiente culturalmente ostile che ci spinge quotidianamente a non preoccuparci e a continuare a consumare. L’advertising, e la cultura che esso promuove, per queste ragioni minaccia la sostenibilità della vita sul pianeta.

Il terzo problema è una conseguenza di quest’ultimo aspetto. Se vogliamo svilupparci come specie, dovremmo iniziare a immaginare un modello economico che apprezzi la finitezza e che non si affidi sulla crescita senza limiti. Dovremmo perseguire un modo di produrre che valorizzi la durabilità invece dell’obsolescenza programmata, le riparazioni e il riuso invece del buttar via e del ricomprare. Se vogliamo evitare un alto tasso di disoccupazione, dovremmo trasferire i guadagni di produttività dando più tempo libero alle persone invece che più soldi.

Il mondo pubblicitario rema contro tutte queste idee e quindi cerca di soffocare la nostra immaginazione. Ci tiene ancorati a un ciclo di prestiti e di spese, con politiche fiscali che dipendono da una montagna di debiti. E sostiene l’idea che il progresso dell’uomo sia misurato dalla nostra capacità di acquisire il maggior numero di beni deperibili.

Talvolta, l’advertising ci può anche dare alcune informazioni utili, anche se molto parziali. Ma nel mondo dei marchi di fabbrica, dare informazioni utili è diventato sempre più fuori moda. Assistiamo ormai al proliferare di un’industria globale che vuole elevare la propria attività al di sopra di tutte le altre per promuovere un suo peculiare insieme di valori culturali ed economici.

In un’epoca in cui questi valori vengono messi in discussione, la pubblicità, nel suo insieme, diventa un fattore politico. È venuto il tempo di guardarla da questa prospettiva.


**************************************

Fonte: http://www.opendemocracy.net/ourkingdom/justin-lewis/power-of-advertising-%E2%80%93-threat-to-our-way-of-life

18.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

 

 

Share Link: Share Link: Facebook Myspace Reddit Ask OkNotizie

Commenti  

 
+1 #1 Giada 2011-07-02 21:40
Dovremmo aumentare il livello di senso critico, che viene volutamente soffocato dai mille messaggi pubblicitari.
Fastidiosi e melensi, per lo più, ma ultimamente hanno affinato le armi e compongono - a volte - veri e propri short film pur di attirare attenzione e calamitare soldi.
La pubblicità veicola prodotti per venderli ed arricchire industrie,socie tà,ecc. traendo un guadagno enorme soprattutto negli ultimi tempi: il fine è assoggettare le menti e non procurare benessere se non "acquistando" quel dato prodotto.
Vere e proprie squadre di esperti psicologi e sociologi investono energie e fondi altrui per spaccare il cervello alla gente e farvi entrare messaggi estranei ai bisogni/desideri naturali...
Il tutto condito con regìe ormai cinematografich e, raffinate, suadenti e con l'utilizzo esasperato di attori, attrici, presentatori ecc. che ben si prestano al guadagno sia di tasca che d'immagine.
TV ma anche radio vivono di pubblicità, e trovare una radio sintonizzata solo su canzoni o interventi è difficile.
Non parliamo di TV...
Personalmente tolgo l'audio appena la fastidiosa scena pubblicitaria inizia, oppure mi alzo e faccio altre cose nel frattempo NON PERMETTENDO l'ingresso dei messaggi di vendita, che oltretutto spesso nascondono anche messaggi subliminali negativisssimi.
Citazione
 

Aggiungi commento

Ricorda che:
1) Tenere conto che bisogna discutere i contenuti nel rispetto di tutte le idee, evitare dunque commenti provocatori, polemici, offensivi o maleducati.
2) Evitare commenti "ad personam". In questa categoria rientrano i commenti che implichino un giudizio personale sull'interlocutore. Un valido criterio è quello di evitare di scrivere tutto quello che può suscitare risentimento o altri stati d’animo non positivi. Nel dubbio astenersi.
3) Si prega di rimanere pertinenti al tema dell’articolo proposto. In alcuni casi si può accettare una divagazione, purché si rispetti il senso generale della discussione in corso, e ci sia un qualche legame con l’argomento principale.
4) Evitare di soffermarsi o insistere su particolari irrisori dell’argomento proposto, per evitare che si vada su binari sterili o distruttivi, o che si trascurino gli aspetti più importanti. Chiedersi: "Quello che ho scritto può interessare agli altri?", "E' utile e costruttivo?"
5) Si prega di non portare avanti "guerre di opinione", come se si volesse a tutti i costi “avere ragione”. Qui ognuno si forma liberamente la propria idea, non c’è alcun bisogno di combattere battaglie per convincere gli altri.
6) Evitare di inviare post eccessivamente vaghi e imprecisi. Se si sta sostenendo qualcosa di diverso rispetto all'articolo in questione, occorre corredarlo con prove concrete e con citazioni di fonti chiare e precise.
Leggi tutto: http://www.mentereale.com/articoli/comunicato-la-netiquette


Codice di sicurezza
Aggiorna

findonfb

IN UN MONDO IN CUI L'1% DELLA POPOLAZIONE POSSIEDE IL 40% DELLA RICCHEZZA PLANETARIA, IN UN MONDO IN CUI 34.000 BAMBINI MUOIONO OGNI GIORNO PER POVERTA' E MALATTIE CHE SI POSSONO PREVENIRE, E DOVE IL 50% DELLA POPOLAZIONE MONDIALI VIVE CON MENO DI 2 DOLLARI AL GIORNO, UNA COSA E' CHIARA C'E' QUALCOSA DI PROFONDAMENTE SBAGLIATO. E CONSAPEVOLI O NO IL SANGUE CHE DA VITA A TUTTE LE NOSTRE ISTITUZIONI E QUINDI ALLA NOSTRA STESSA SOCIETA' E' IL DENARO!

Statistiche dal 12/2009

Utenti : 247
Contenuti : 1831
Link web : 13
Tot. visite contenuti : 1845715