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IL PIU’ GRANDE CRIMINE, LA STORIA NEI DETTAGLI.

(Si ricorda ai lettori che alcuni punti chiave di questo racconto saranno incomprensibili se non si è prima visto quanto spiegato nei capitoli precedenti, nda)

Conobbi Antonio in un corridoio del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano nel 2000.
Abruzzese, settantadue anni, assisteva la moglie morente che aveva accettato un’ultima chemioterapia azzardatissima. Antonio parlava con voce afona ma non monocorde, anzi, ti portava con lui nel racconto, noi stavamo seduti su una panca, i suoi gomiti appoggiati sulle ginocchia, la testa bassa che solo di rado si girava per guardarmi. Era stato un bell’uomo, io non vidi mai la sua sposa. Ricordo bene tre momenti di quello scambio. Lui aveva mille volte pregato la moglie di non andare a lavorare, per i figli soprattutto, ma a pensarci oggi, diceva, era una premonizione la sua. La donna infatti accettò un
posto da operaia in un capannone che assemblava, tagliandoli, dei lastroni pensanti. Amianto. Ma era il 1971, chi lo sapeva? Se solo lei l’avesse ascoltato, mi disse Antonio, ma lei sognava il boom economico, non avevano la lavatrice in casa, i bambini non vestivano come gli altri a scuola, ci voleva quello stipendio in più, era quel sogno, capite? La seconda cosa che mi è rimasta fu la descrizione di come lui, operaio a Torino, affittava un posto letto assieme ad altri due, un unico posto letto, perché uno ci
dormiva la mattina, l’altro il pomeriggio, e l’ultimo la notte, a seconda dei turni. Spesso uno dei tre doveva stare sveglio per forza. La terza cosa: è un grido sordo ma tremendo che sentivo dentro, che mi scuoteva la testa, perché non è giusto, perché è ignobile che un sogno così modesto e legittimo si debba pagare con la vita e con così tanta sofferenza. Non solo quella di oggi, ma anche quella  di allora, cioè tutti quei giorni unici e irripetibili in cui quei due innamorati furono costretti a sentirsi da una cabina telefonica se andava bene, e dove ciascuno la notte dormiva solo, mai un bacio, mai far l’amore, mai quella voce lì accanto pronta a sorreggerti quando c’era bisogno. E quei bambini senza padre, che dovevano fare i conti persino con le merende. Quei bimbi che futuro hanno avuto in quelle condizioni?


Sono milioni, furono milioni. In Italia, in Francia, in Belgio, in Gran Bretagna, ovunque, anche nel mondo ricco. La donna di Cockfosters, a Londra, che raccolsi in mezzo alla strada lungo la Mount Pleasant perché stava collassando dal pianto, metà volto tumefatto dai pugni di qualcuno.
L’accompagnai in banca, e dovetti assistere alla scena forse più straziante che ricordi in tempo di pace.

Lei che supplicava un semplice cassiere di estenderle lo scoperto del conto. Lui in imbarazzo sotto i singhiozzi di lei sempre più insopportabili da udire. La fecero scortare fuori. Il marito disoccupato da tre anni e alcolizzato la picchiava. Lei ora doveva tornare da lui. Balbettai di rivolgersi ai servizi sociali… stolto, erano gli anni di Margaret Thatcher, i servizi languivano dalla fame essi stessi.
Immaginare cosa sarebbe stato per lei rientrare in casa mi era disgustoso; offrii di accompagnarla, mi disse che era inutile, tanto poche ore dopo sarebbe comunque accaduto. “Abito qui al 119, se hai bisogno vieni a bussare”, aggiunsi io a quel punto, il suo appartamento nelle Council Houses pubbliche era a pochi passi, ma nell’anima sperai con tutto me stesso che non accadesse mai. Chi attende con animo disinvolto la visione dell’orrore? Non so che fine abbia fatto.

Sono milioni, furono milioni. Vissero così e vivono oggi così non per destino di natura, ma per una decisione presa a tavolino da coloro che fra poco conoscerete. Dovevano soffrire, devono soffrire, a milioni, perché dovevano vivere nel bisogno, nella carenza istituzionalizzata, dovevano lavorare come schiavi, avvelenarsi il vivere e consumarsi nell’invidia dei privilegiati. Poi morire. Così li avrebbero neutralizzati. Fosse anche per le poche vite citate qui sopra, i mandanti di un simile crimine, nella realtà esteso a tutto il mondo occidentale, dovrebbero essere processati in una nuova Norimberga. Ma ciò che hanno ordito è persino peggiore di quanto vi ho appena accennato. E’ di sicuro il Più Grande Crimine dal dopoguerra a oggi in Occidente. Eccolo.

Il Tridente che aveva cambiato la Storia.

Se un adolescente mi chiedesse qual è la differenza più marcata fra il mondo antico e quello moderno, gli risponderei ben lontano dalle ovvietà come la tecnologia. Gli direi che la differenza cruciale, quella che ha maggiori conseguenze oggi, è che nel mondo antico il Vero Potere non doveva nascondersi.
Oggi invece il Vero Potere è occulto, quasi nessuno lo conosce, deve nascondersi. Luigi XIV, Richelieu, il Metternich o la Regina Vittoria erano alla luce del sole, i loro imperi e posizioni erano conosciuti, le loro decisioni venivano enunciate a gran voce. Ti opponevi? Bastavano truppe e baionette, camere di tortura e corde saponate, la Cayenna, o le colonie penali negli oceani, e via, sparivi, sparivano in cento, mille alla volta. Ma non v’era neppure così tanto bisogno di usare la violenza, semplicemente perché il
popolo manco osava immaginare di poter scalfire il Vero Potere. Esso era alla luce del sole.

Nell’epoca contemporanea, invece, il Vero Potere sta nascosto, e ciò che tutti noi abbiamo memorizzato come il potere - cioè la politica nazionale, gli amministratori, i magistrati, le caste professionali e persino le mafie – sono solo il ‘Cortiletto del potere’, vale a dire una rappresentazionefittizia del potere che il Vero Potere ci mette davanti agli occhi affinché tutti noi guardiamo ossessivamente da quella parte e non dalla sua. Lui, il Vero Potere, deve operare indisturbato nel silenzio. In metafora, ciò che siamo abituati a riconoscere come il potere non sono altro che i fuochi fatui, la massa putrescente sta sotto terra, occulta. Ma attenzione, perché quanto appena  detto ha anche implicazioni cruciali per tutta la sfera della lotta civica, in particolare per l’annosa domanda che tutti ci poniamo dopo essere venuti a conoscenza di uno scandalo o di un misfatto: “E cosa possiamo farci?”.

Perché risulta lampante che se tutti voi nell’intento di combattere il Sistema venite da decenni dirottati contro un falso potere, contro un potere da quattro soldi che nasconde dietro di sé il Vero Potere, cosa mai otterrete? Vanno conosciute le Vere fonti del Potere innanzi tutto, e questo scritto serve anche a ciò.

Ma veniamo al motivo per cui il Vero Potere oggi si nasconde.

Si parlava dei potentati assolutistici dell’era antica. Sappiamo tutti che a un certo punto della Storia le idee di un nugolo di uomini ‘illuminati’ scalfirono quello stato di fatto millenario, lentamente, ma accadde. Non tante idee, solo tre fondamentali: vi sarebbe dovuto essere uno Stato, un popolo che lo legittimava con libera scelta, e dalle leggi che esso promulgava nel nome del medesimo popolo. Tutto qui. Tre idee. Stato, leggi e popolo coordinati. Un Tridente, proprio un’arma con cui ricacciare nel dimenticatoio della Storia migliaia di anni di dominio assoluto di poche elites su popoli marginalizzati senza speranza. E quell’arma era potentissima, la più potente arma mai ideata dell’essere umano, perché si badi bene che non v’è nulla al mondo che uno Stato con le sue regole legittimate da una maggioranza non possa cambiare, distruggere, fermare, contenere. Nulla in assoluto. Sto parlando della nascita delle democrazie partecipative, quelle in cui i cittadini partecipavano in numeri variabili, ma talvoltaconsistenti, alla vita pubblica.

E accadde così che per almeno duecento cinquant’anni il Vero Potere arretrò di fronte a quelle idee, lento ma inesorabilmente, con pause anche devastanti come le grandi guerre, ma furono solo pause. Si arrivò in tal modo all’alba del XX secolo, il centennio che vedrà il potere del Tridente arrivare al suo culmine intorno agli anni ’70. A quel punto il trionfo di Stati, leggi e popoli partecipativi aveva ormai costretto il Vero Potere a nascondersi del tutto. Non era infatti immaginabile che nella modernità una voce oligarchica con fini di egemonia, di distruzione del bene comune e della cittadinanza potesse ancora solcare la vita pubblica e reclamare arrogante ricchezza e privilegi.
Ma già all’inizio di quel secolo, qualcuno aveva iniziato a tramare un cambiamento di proporzioni epocali: niente meno che la rivincita delle elites di potere per ricacciare a loro volta Stati, leggi e popoli nel dimenticatoio della Storia. Cioè, distruggerli. E ci sono riusciti, seminando lungo il percorso il Più Grande Crimine.

Quei cinque uomini.

Si chiamavano Walter Lippmann, Edward Berneys, intellettuali americani; Robert Schuman, Jean Monnet, Francois Perroux, politici ed economisti francesi. Negli anni compresi fra il 1920 e il 1945 essi, indipendentemente gli uni dagli altri, partorirono le idee per il ribaltamento di 250 anni di Storia.

Ripeto: si doveva annientare il Tridente, esso era il pericolo assoluto per le moderne oligarchie assolutiste, cioè annientare Stati, leggi e cittadini. Questi ultimi erano la massa pachidermica che sedeva nel mezzo del percorso di riscatto, e alla sua neutralizzazione pensarono Lippmann e Berneys.

Considerati nel loro tempo come intellettuali ‘progressisti’, le cui idee arrivarono contigue persino all’amministrazione Kennedy, essi sapevano bene che i tempi delle baionette e della Cayenna erano finiti, ahimè, e altro bisognava inventarsi per riportare il popolo alla sua ‘giusta’ posizione ai margini.

Lippmann si espresse senza mezzi termini nel definire chi siamo noi cittadini: “meddlesome outsiders” ci definì, ovvero degli outsider rompicoglioni. Mica nulla di meno: noi persone e famiglie eravamo ai suoi occhi un’appendice fastidiosa fra i ‘cosiddetti’ del Potere. Già nel 1914 questo uomo aveva lasciato scritto nelle pagine del suo Drift and Mastery come il crescente potere del popolo  minacciasse l’ordine
capitalistico. Fra l’altro, sarà proprio in occasione di una conferenza europea nel 1938 in cui Lippman era ospite d’onore che il termine neoliberismo fu coniato per definire il gran riscatto dei liberisti economici messi in ombra dal Tridente fin dagli albori del XX secolo.

In Europa, Schuman e Monnet ricalcavano alla perfezione quei concetti quando sostenevano che il sistema futuro avrebbe dovuto essere una gerarchia di ordini con supremazia assoluta delle elites sulla “massa ignorante”. Ma furono le idee dei due americani a fare il grosso del lavoro. Essi s’inventarono l’arma letale, quella che in pochi anni avrebbe realmente disabilitato la partecipazione democratica dei cittadini, intontendoli, drogandoli, eliminandoli dalla scena. Eccovi sfornate l’Esistenza Commerciale e la Cultura della Visibilità massmediatica, che erano le due ammiraglie dell’industria della fabbricazione del consenso per cui i due statunitensi sono passati alla Storia. Come si vedrà più avanti, questi concetti furono poi ripresi e rilanciati con assoluto vigore da altri uomini, per approdare a ciò che chiunque di noi oggi ha davanti a sé: masse inerti di cittadini che a milioni e milioni agiscono come robot la cui unica aspirazione è acquistare oggetti e adorare i ricchi e i famosi, anche quando le loro condizioni di vita obiettive sono ormai al limite della schiavitù, incapaci di un guizzo  di attivismo persino quando sono minacciati dalla malattia terminale o dalla distruzione delle sopravvivenza della specie. Dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità massmediatica sottolineo solo alcuni cardini, mettendo però in rilievo il micidiale coordinamento con cui agiscono: la prima porta gli individui a impiegare una fetta sempre crescente del loro tempo per acquisire mezzi per  acquisire beni che gli acquisiscano autostima. Il motivo per cui vi è questo opprimente bisogno di confermare l’autostima sta nella seconda, che fin dalla più tenera età insegna ai cittadini che per Essere si deve essere Visibili, cioè contare, cioè essere ‘qualcuno’. I Visibili possono, ottengono, sono amati da molti e rispettati, hanno personalità riconosciute, sono vincenti, gli è permesso tanto. I non visibili non sono, proprio non esistono, non contano, non hanno potere, di amore ne vedono pochissimo, sono indistinguibili, sono la ripugnante massa, essi pagano sempre tutto, non gli sono concesse scappatoie. E chi si sente la massa non si piace, poiché viene perennemente sospinto al paragone coi Visibili dal martellamento massmediatico. Questo gli distrugge l’autostima. Ma senza autostima un essere umano non respira, soffoca, farà di tutto per ottenerla, si sente cioè una nullità.

Ed ecco che di nuovo torna in gioco l’Esistenza Commerciale, che sussurrerà all’orecchio degli invisibili che se si vestiranno in un certo modo, che con quell’auto, che frequentando quel locale o acquisendo oggetti a ripetizione, ma ancor più se riusciranno a far parlare di sé, essi si avvicineranno ai Vip, ai Visibili, e la loro autostima sarà risollevata dalla polvere della massa. Non è necessario qui elencare i conseguenti comportamenti di milioni di esseri umani, che si perderanno nello sfoggio di un certo paio di occhiali o nella corsa al denaro, persino nell’uso della violenza demenziale (uomini) e nell’umiliazione del proprio genere (le donne) pur di apparire o di esser citati una volta nella vita in Tv. Prede cioè senza speranza della trappola sopra descritta. Si aggiunga poi che, nello sforzo economico per accedere alle simulazioni di visibilità, gli individui s’impegneranno in ogni sorta di trappola finanziaria che in un circolo vizioso li incatenerà al sistema che li vuole annientare.

In questo processo le persone smarriscono ogni indipendenza di pensiero e di comportamento terrorizzate di perdere quel fittizio treno dell’autostima, ma soprattutto la loro energia mentale e di vita sarà quasi o spesso interamente assorbita, cioè annullata, da quello sforzo. La fine dei cittadini partecipativi. Oggi infatti, l’Italia che con mezzi di comunicazione rudimentali e governata da un monoblocco di potere ecclesiastico metastatizzato ovunque riuscì a ribaltare il proprio destino con divorzio e aborto, cioè l’Italia che partecipava, è un sogno talmente remoto che non è raro trovare
giovani nati anni dopo che stentano a crederci. Oggi, nell’era dell’apatia istupidita di lavoratori e sindacati a fronte della precarizzazione del lavoro – attenzione: hanno precarizzato una condizione essenziale alla sopravvivenza dell’essere umano, esattamente come se ci avessero precarizzato i globuli bianchi, hanno cioè “reso plausibile l’inimmaginabile” – il fermento delle classi lavoratrici che permisero a Giacomo Brodolini e Gino Giugni di emanare in Italia il più avanzato Statuto dei Lavoratori di tutto l’Occidente (02/05/1970) sembra una fantasia. Oggi, a fronte dell’erosione degli stipendi reali in tutte le nazioni del G8 (negli USA ristagnano dal 1973 ininterrottamente) con picchi di povertà in crescita fino a oltre l’11% della popolazione, ben 12.000 miliardi di dollari sono stati regalati a una cricca di criminali bancari che ci ha appena rovinati (sono 800 finanziarie italiane messe assieme); ciò è accaduto senza che un singolo scontro fra cittadini e polizia avvenisse a Roma, New York o Berlino. Questo siamo noi ora, noi “meddlesome outsiders”. In altre parole, il piano Lippmann e Berneys ha trionfato: siamo ai margini, inebetiti, ci hanno eliminati. Non so se i lettori si rendono conto della gravità di questo.

Mancavano le altre due punte del Tridente, gli Stati e le leggi. Qui fu il piano di Robert Schuman e Jean Monnet a portare un tocco assai più micidiale al progetto delle elites internazionali. Specificamente, i due economisti francesi curavano gli interessi di un conglomerato industriale franco-germanico (che si badi bene è ancora oggi il padrone di fatto dell’Europa, colui che ne guida i destini), il quale mirava a dominare le industrie europee imponendo il proprio volere in Italia, Portogallo, Spagna, nei Paesi
scandinavi e nel Benelux. Costoro sognavano negli anni precedenti la seconda guerra mondiale una struttura continentale dove grandi masse di lavoratori sottopagati, fluttuanti in vari Stati i cui governi lasciavano briglia sciolta al business senza troppo interferire, garantissero costi di produzione bassi rendendo quel blocco economico una potenza mondiale delle esportazioni. Naturalmente, al fine di rendere in stato di quasi schivitù quei lavoratori occorreva mettere in pratica una serie  di misure
economiche atte a mantenere bassa l’inflazione (cioè impedire agli Stati sovrani di spendere a deficit a favore del popolo, nda), a soffocare i consumi dei cittadini e creare quindi deflazione (cioè pochi spendono e i prodotti rimangono invenduti sui mercati, nda), e a tenere tutti in un perenne stato d’incertezza economica attraverso
finzioni e falsi allarmi. Infine, la cosa più importante era di arrivare a esautorare i governi stessi, renderli più piccoli e ricattabili. Ma per fare cose di questa posta, particolarmente nel pieno dell’epoca del trionfo delle democrazie partecipative, si rendeva necessario un piano epocale di una intelligenza al limite del diabolico. Lo ottennero. Esso porterà il nome di Unione Europea, Unione Monetaria Europea, Il Fantasma del Debito Pubblico, le Istituzioni Sovranazionali, e Il Tribunale Internazionale degli Speculatori e Investitori. Non per nulla fu proprio dal cosiddetto ‘piano Schuman’ che nascerà nel 1951 la prima forma larvale di unione europea, cioè la CECA (Comunità europea del carbone e dell’acciaio). Ma andiamo con ordine.

Avete un’idea di quando furono pensati l’euro e la Banca Centrale Europea (BCE)? Sapete con quale finalità esatta? Sappiamo che il trattato fondamentale della moderna Unione Europea è quello di Maastricht del 1993. Esso mise le basi anche per la futura moneta unica. Possiamo allora immaginare che furono gli anni ’80 a partorire l’euro e la BCE? No. Euro e BCE furono il parto della pianificazione del quinto uomo, l’economista francese Francois Perroux nel 1943. La motivazione? Quella che ci hanno venduto solo pochi anni fa politici e giornalisti è stata l’ovvia menzogna della creazione di una
moneta forte come sfida all’egemonia del dollaro. Nella realtà lo scopo era diametralmente opposto: Perroux, e altri che vedremo fra poco, volevano togliere agli Stati il potere di gestire la propria monetasovrana come condizione essenziale per distruggerli, perché senza la capacità di emettere moneta “lo Stato perde interamente la sua ragion d’essere”. Se poi a questa esautorazione drammatica, del tutto avveratasi
l’1 gennaio 2002 nei 16 Stati più ricchi d’Europa, si aggiunge anche l’idea dei pianificatori di creare corpi sovranazionali col potere di imporre leggi, regole e ricatti di ogni sorta e tipo agli Stati e ai loro parlamenti e/o sistemi giudiziari, col potere persino di scavalcare le Costituzioni degli Stati – divenuta realtà con l’Unione Europa, Trattato di Lisbona, Organizzazione Mondiale del Commercio, Mercati dei Capitali d’Investimento et al. – allora diviene chiaro come essi furono in grado di portare a compimento un disegno egemonico che appariva grottescamente impossibile anche solo 40
anni fa. Appare chiaro come riuscirono a distruggere le rimanenti due punte del Tridente, cioè gli Stati e le leggi. (per un approfondimento di come avviene l’esautorazione dei parlamenti/Stati/Costituzioni nella UE si legga
http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139)

Va ricordato ai lettori che in quelle decadi fatidiche che vanno dagli anni ’20 del XX secolo agli anni’50, mentre i sopraccitati ordivano ciò che sappiamo, il mondo occidentale viveva al contrario proprio lo sbocciare d’idee e di sistemi economici perfettamente conseguenti al progressivo trionfo del Tridente per 250 anni consecutivi. Furono gli anni delle nascite degli Stati sociali, il welfare, dell’organizzazione
in massa del sindacalismo, dell’intervento dello Stato nelle economie per creare ricchezza, ed è superfluo citare il New Deal di Roosevelt negli USA o le grandi nazionalizzazioni in Europa. Ma si ricordi anche il tentativo di riscossa dei Paesi del Terzo Mondo che passò dagli esordi della conferenza dei Paesi non allineati a Bandung nel 1955, alla nascita in sede ONU del New International Economic Order nel 1974, cioè lo scatto di dignità del Sud del mondo per difendere i diritti fondamentali dei poveri e riacquisire le loro ricchezze naturali depredate in secoli di colonialismo. A fornire un impianto scientifico economico a questo fermento eccezionale erano le idee in particolare di un economista inglese di nome John Maynard Keynes. Keynes aveva partorito veramente un altro mondo possibile, aveva pensato a tutto con una competenza e con un rigore accademico encomiabili, ed ebbe giustamente un grande successo per qualche anno in buona parte del mondo, influenzando schiere di economisti e relativi governi. Per esempio, Keynes aveva immaginato la creazione di un’organizzazione mondiale per regolamentare i commerci chiamata International Trade Organization (ITO), una banca centrale mondiale chiamata International Clearing Union (ICU), e una valuta per i  commerci da estendere a tutti i Paesi chiamata Bancor. In breve: l’ITO metteva al centro dei suoi principi la piena occupazione e lo sviluppo sociale, non solo i profitti, riconoscendo la Carta dell’ONU; gli standard lavorativi migliori erano da rispettare ovunque; gli investimenti esteri venivano disgiunti dal ricatto politico; le nazioni povere potevano usare il protezionismo per difendere le proprie economie fragili, mentre i ricchi non potevano più truccare i prezzi dei propri prodotti agricoli con i sussidi di Stato che tagliano le gambe ai produttori del Sud che non li possono avere. Ma ancor più geniale era il
funzionamento dell’ICU e del Bancor. Come sapete, una delle più gravi storture delle economie viene soprattutto dal fatto che ci sono Paesi che vendono tanto ma importano poco, e quelli che vendono poco ma devono importare tanto. I primi incassano troppi risparmi, i secondi s’indebitano fino alla rovina in certe condizioni. Keynes aveva la soluzione per questo problema: il Bancor diveniva la moneta obbligata per gli scambi commerciali, e tutte le nazioni alla fine dell’anno avrebbero portato i propri conti alla ICU; quelle che avevano venduto troppo e comprato troppo poco erano multate, e così quelle che avevano fatto il contrario; ma la novità era che venissero punite anche le prime, e aveva senso, perché esse non comprando finivano per impoverire altri Paesi che di conseguenza non vendevano. La soluzione per i multati era virtuosa: chi comprava troppo poco correva a comprare da chi vendeva troppo poco, e viceversa. Pareggio. Come si può capire, il modello Keynesiano era basato sul principio sacrosanto che l’interesse della collettività viene sempre per primo, conviene a tutti. In particolare poi, egli sposava appieno la teoria della spesa a deficit dello Stato a  moneta sovrana come
arricchimento dei cittadini.

Ma la sconfitta del nuovo mondo possibile di Keynes era segnata. Essa trovò il suo inizio in un evento di grande rilevanza economica mondiale, cioè la conferenza per gli assetti monetari internazionali di Bretton Woods del 1944. Senza dilungarsi nei dettagli, basti sapere che essa decreterà la fine del gold standard (sistema aureo) per diverse monete nel mondo eccetto che per il dollaro che rimase convertibile in oro, mentre le altre monete venivano agganciate ad esso (il gold standard è in vigore quando una moneta può essere convertita in oro su richiesta del cittadino in qualsiasi momento, letteralm. uno può recarsi in banca ed esigere un pezzetto di oro per le banconote che ha in tasca – essere agganciati al dollaro significa che una data unità della propria moneta viene cambiata sempre per lo stesso valore in dollari, nda). Seduti al tavolo negoziale uno di fronte all’altro vi erano John Maynard Keynes e l’economista americano Harry Dexter White, ovvero due mondi inconciliabili, due visioni dell’umanità all’opposto, due destini per tutti noi totalmente diversi.

Keynes ne uscì sconfitto, con l’innesco di un effetto domino che ne emarginerà le idee
progressivamente nei successivi trent’anni fino alla loro sparizione, lasciando la strada libera al devastante progetto di Lippmann, Berneys, Schuman, Monnet e Perroux.

Il piano accelera esponenzialmente.

Non a caso le idee atte a distruggere Stati, leggi e cittadini fecero presa ben presto su altre elites del potere finanziario ben oltre l’originario blocco franco-germanico, quindi oltre il progetto Unione Europea ed Euro. Quelle elites miravano anche a sottomettere gli USA, la Gran Bretagna, e altre vaste zone emergenti come il sud est asiatico. Dunque gli oligarchi delle corporate rooms del mondo capirono che esse andavano finanziate a tutto spiano, il che significava far sì che potessero infiltrarsi nei
luoghi chiave della creazione del consenso, cioè nelle scuole di formazione degli economisti e dei dirigenti, nonché nei governi stessi. La macchina degli sponsor partì a pieno regime proprio nei primi anni del dopoguerra e nelle due decadi successive in particolare. Negli Stati Uniti alcune fondazioni note, la Rockefeller, la Olin, la Volcker, la Atlas Research Foundation, il Freedom Network, la Coors Foundation ecc. sborsarono fondi a profusione, seguite in anni successivi dalla Sara Scaife, la Carthage,
la Earhart e altre, mentre in Europa i primi sommovimenti in questo senso avvennero attorno a una fondazione oscura di cui quasi nessuno conosce il nome: la Mont Pèlerin Society. Fondata nel 1947 dall’economista austriaco Friedrich Hayek, essa raccolse le idee che avrebbero poi guidato le successive fasi del piano di distruzione di Stati, leggi e cittadini e incoraggiato la nascita di altre Think Tanks (centri di studio) raccoglitrici sia di fondi che di cervelli, fra cui svettano ancora oggi l’Institute for Economic Affairs e l’Adam Smith Institute di Londra. Già allora Hayek immaginava il suo lavoro come quello di chi deve colonizzare capillarmente con le proprie idee il mondo universitario, i media, i governi e il settore privato. In Italia non si perse tempo, e nacquero le fondazioni emuli delle sorelle estere attorno alla seconda metà degli anni ’50. Per esempio la CUOA (1957), dalle cui stanze sono usciti nomi come Mario Draghi, Marchionne, la Marcegaglia, Montezemolo, Profumo, Doris e altri. Seguiranno molte altre, come la Prometeia di Andreatta nel 1974, l’Arel nel ’76, e poi la Adam Smith Society, il CMSS, l’ICER, l’Istituto Bruno Leoni, l’Acton.

Ma se negli anni che abbiamo esaminato, cioè un arco che va dal 1920 circa agli anni ’50, furono messe le basi per il ritorno al potere delle elites sconfitte dal Tridente, e per il Più Grande Crimine di cui fra poco, saranno i successivi vent’anni che, in metafora, vedranno le eliche del progetto sparire per essere sostituite dal jet supersonico. Ed ecco che la nostra narrazione - che come si è visto partì dagli USA di Lippmann e Berneys per approdare in Europa con Schuman, Monnet e Perroux, per poi tornare oltreoceano e di nuovo qui – si sposta di nuovo negli Stati Uniti, dove due economisti stavano rapidamente scalando posizioni per arrivare poi a portare la bordata forse definitiva a tutto ciò che il mondo aveva conosciuto come bene comune e coesione sociale: Karl Brunner e Milton Friedman.

Erano entrambi soprattutto monetaristi, e questo è importantissimo da sottolineare perché i lettori devono capire che la gestione della moneta è di fatto il cervello di tutta l’economia, e chi ne decide i destini decide le sorti del mondo. Brunner, di origine svizzera, ebbe un ruolo decisivo nel colonizzare l’Europa, che ancora viveva sotto l’influenza di Keynes, con le idee diametralmente opposte per il nuovo dominio nelle elites, cioè le idee del neoliberismo. Quando vi chiedete “ma come hanno fatto a
convincere politici e ministri, giornalisti e docenti a obbedire?”, una delle risposte è Brunner. L’evento chiave della strategia fu la sua conferenza di Konstanz (1970), che mirò proprio a indottrinare i leader europei contro Keynes, e a “migliorare” la qualità dell’insegnamento di economia nelle università europee, specialmente quelle tedesche e svizzere. Milton Friedman, insignito del Nobel per l’economia, fondò una scuola di pensiero neoliberale passata alla Storia come “The Chicago Boys”, dall’università dove lasua fucina lavorava. Era un uomo particolare, direi diviso in due: da una parte stava quello che era capace di abbracciare idee sociali avanzate come la depenalizzazione delle droghe, dall’altra lavorò come nessun altro per infliggere al mondo gli orrori del Libero Mercato, e cioè le deregolamentazioni selvagge, le privatizzazioni selvagge e una impietosità selvaggia per le sofferenze di milioni di esseri umani. Lo troveremo consigliere di Augusto Pinochet in Cile mentre le camere di tortura lavoravano a
turni di 24 ore, e nome di punta del Progetto Omega dell’Adam Smith Institute di Londra, che teorizzòproprio la distruzione dei governi (il loro “rimpicciolimento”). Ma va compreso che per costoro impossessarsi dell’obbedienza dei livelli alti di politica e amministrazioni fu facilitato anche dall’ignoranza di quei livelli in materia monetaria ed economica. Questo può sembrarvi assurdo, ma non lo è. Cito l’economista francese Alain Parguez, professore Emerito di economia all’università di Besancon, un insider della European Investment Bank del Lussemburgo, profondo conoscitore ed ex consulente dei protagonisti di cui si parla, che mi ha detto: “Pochissimi politici comprendono come funziona il sistema monetario, e la vera natura della Banca Centrale Europea, per cui cascano facilmente nella trappola ideologica delle elites finanziarie. Ad esempio Jean-Claude Trichet (oggi governatore della BCE, nda) quando era direttore del Tesoro
francese ignorava del tutto le regole del sistema bancario moderno e dell’economia”.
La macchina da guerra per annientare il Tridente partorì nel 1973 una fondazione che non si può non citare: la Heritage, americana. Fu un giovane sconosciuto attivista di destra a porre la prima pietra, Ed Feulner a Washington. Feulner è uno degli uomini chiave che, come ho scritto prima, sostituirà le eliche del progetto di distruzione di Stati, leggi e cittadini per dotarlo di turbine a jet. Considerava Friedrich Hayek e la sue influente Mont Pèlerin due lumache, e si inventò il marketing moderno delle idee da sparare in primo luogo attraverso i massmedia, da giornalisti prescelti (da noi i vari Furio Colombo, Piero Ostellino o Gianni Riotta…), e poi comprese che se si volevano manipolare i politici bisognava imboccarli. Sì, proprio così, cioè preparargli dei bocconcini ideologici sulle questioni chiave dell’economia facili da mandar giù, rapidi da assimilare, quelli che lui stesso difinì “concetti politici sintetici per legislatori che van di fretta”. Da qui al diventare forse la più influente fondazione del mondo passò poco e la Heritage partorì alla fine degli anni ’70 il percorso stampato per le politiche economiche di Ronald Reagan, cioè per tutti noi, col nome di Mandate for Leadership. E’ difficile riuscire a rendere per i lettori l’idea di quanto potenti e infiltranti furono quelle idee, fin sulle soglie delle case italiane anche delle più lontane province.

Ma un evento storico era nel frattempo accaduto, esso viaggiava parallelo agli sviluppi fin qui descritti, e non molto più tardi i rispettivi binari si sarebbero incrociati saldandosi. Era infatti successo che una mattina dell’estate del 1971 Eugene Sydnor Jr. della Camera di Commercio degli Stati Uniti aveva sollevato la cornetta del telefono e aveva fatto un numero. All’uomo che rispose fu semplicemente detto di stilare il Decalogo della riscossa finale, la riscossa di chi già ben sappiamo. L’impazienza si era impadronita di loro, bisognava correre, perché sia negli USA che in Europa, in particolare in Francia e in Italia, le sinistre radicali stavano debordando fuori controllo. L’avvocato Lewis Powell era l’uomo che aveva risposto a quella chiamata. Egli fu un altro e importantissimo acceleratore del piano per annullarci e sottoporci a sofferenze di vita indescrivibili e volute a tavolino, mentre Stati sempre più
intimiditi stavano a guardare obbedienti. Scrisse il suo Memorandum, dove in sole 11 pagine egli dettò quanto segue:

La diagnosi: “(Noi delle destre economiche) non ci troviamo di fronte ad attacchi sporadici. Piuttosto, l’attacco al Sistema delle corporations è sistematico e condiviso”.
C’è una “guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. Le regole di guerra sono: primo, tornare a controllare i governi perché “pochi elementi della società americana di oggi hanno così poca influenza sul governo come il business, le corporazioni, e gli azionisti… Non è esagerato affermare che… siamo i dimenticati”. Per sovvertire Stati, leggi e cittadini, le destre dovranno avere la forza di “organizzarsi, pianificare nel lungo termine, essere disciplinate per un periodo illimitato, essere finanziate con uno sforzo unificato”. Ovvero, trasformarsi in un esercito di attivisti di micidiale efficacia. La conseguenza di questi semplici concetti sarà enorme: nacque così il mondo delle lobby moderne del potere economico, quelle che oggi eleggono i deputati prima che li eleggiamo  noi cittadini pagandogli le campagne elettorali, perché “il business deve imparare che il potere politico è indispensabile, che deve essere coltivato con assiduità, e usato in modo aggressivo se necessario, senza imbarazzo”. E poi: “Chi ci rappresenta deve diventare molto più aggressivo… deve far pressione con forza su tutta la politica  perché ci sostenga, e non dovremo
esitare a penalizzare chi a noi si oppone”.

Lewis Powell intuì che il futuro decisionale delle società moderne si sarebbe spostato dall’attivismo popolare tipico del dopoguerra ai colletti bianchi sfornati in numeri sempre maggiori dalle università occidentali. Dunque, la forza delle lobby di destra doveva colpire a tutto spiano le università. Le Scienze Politiche erano il primo bunker da espugnare, e le destre economiche dovevano creare un esercito di “docenti che credono fermamente nel sistema delle imprese”. Una volta raggiunta tale meta, “i nostri docenti dovranno valutare i libri di testo, soprattutto quelli di economia, scienze politiche e sociologia”. Nel 1971, all’epoca degli sforzi di Powell, i media erano già centrali ai giochi del Potere, ma non come il Potere avrebbe voluto. E l’avvocato neppure qui si perse in giri di parole: “Le televisioni dovranno essere monitorate costantemente nello stesso modo indicato per i libri di testo universitari. Questo va applicato agli  approfondimenti Tv, che spesso contengono le critiche più insidiose al sistema del business”. La stampa e la radio non sfuggono: “Ogni possibile mezzo va impiegato… per promuoverci attraverso questi media”; né le riviste popolari, dove “vi  dovrà essere un costante afflusso di nostri articoli”; né le edicole, dove “esiste un’opportunità di educare il pubblico e dove però oggi non si trovano pubblicazioni attraenti fatte da noi”. Powell prescrisse qui il boom, realmente poi avvenuto, dell’editoria popolare straripante di rappresentazioni positive dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità. E poi, naturalmente, gli sponsor: chi lavorava al progetto di fermare la Storia doveva essere “pagato allo stesso livello dei più noti businessmen e professori universitari”, perché “le nostre presenze nei media, nei convegni, nell’editoria, nella pubblicità, nelle aule dei tribunali, e nelle commissioni legislative, dovranno essere superbamente precise e di eccezionale livello”.

Quattro anni dopo, altri tre uomini scattarono sulla pista della gara per il ritorno del Vero Potere, e presero il testimone che fu di Lippmann, Berneys, Schuman, Monnet, Perroux, Hayek, Brunner, Friedman e Powell, per consegnarlo nella mani di coloro cui fu dato l’incarico di portare il Cavallo di Troia del Più Grande Crimine dentro i parlamenti delle maggiori democrazie del mondo: Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Helmut Kohl e Francois Mitterrand. I tre di cui si parla rispondono al nome di Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki, un americano, un francese e un giapponese.
L’incarico lo ricevettero dalla Commissione Trilaterale, nata nel 1973 come club esclusivo di potenti personaggi decisi a tutelare i propri interessi. Stilarono un rapporto con ancora idee, strategie e dettami, ma questa volta la sofisticatezza delle 227 pagine del loro The Crisis of Democracy dà i brividi. Vi si leggeletteralmente tutto ciò che ci hanno fatto accadere per disabilitarci e per distruggere la democrazia
partecipativa. Essi infatti proclamarono che “la storia del successo della democrazia… sta nell’assimilazione di grosse fette della popolazione all’interno dei valori, atteggiamenti e modelli di consumo della classe media”. Cosa vuol dire? Significa che se si vuole uccidere la democrazia partecipativa dei cittadini mantenendo in vita
l’involucro della democrazia funzionale alle elites, bisogna farci diventare tutti consumatori, spettatori, piccoli investitori. Ricordate Lippmann? L’involucro della democrazia fu salvato, il suo contenuto, cioè noi cittadini, fu annientato. I tre autori scrissero le istruzioni in termini chiarissimi: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima degli anni ’60, nda) ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”.

Ora attenzione a quanto segue: ogni idea di Stato Sociale che “avrebbe dato ai lavoratori garanzie e avrebbe alleviato la disoccupazione” veniva tacciata dai tre autori di essere “una deriva disastrosa… poiché avrebbe dato origine a un periodo di caos sociale”. Che il lettore s’imprima nella memoria queste parole, poiché esse detteranno una delle più criminose decisioni politiche della Storia occidentale moderna  volute dal Vero Potere, quella di creare artificiosamente grandi sacche di disoccupati, sottoccupati, e precari – con le immense sofferenze che ne conseguivano – solo per poterci controllare meglio, e sfruttare meglio. Non per cause di forza maggiore economiche. Sapevano che gli Stati a moneta sovrana avrebbero potuto creare la piena occupazione senza problemi in tutto il mondo, ma ciò gli avrebbe sottratto il potere.

Dovevamo soffrire.

The Crisis of Democracy proclama il diritto dei pochi di dominare i tanti: “La democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze”, scrivono gli autori, “chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più bravo, può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l’autorità”.

Parole che si congiungono in modo perfetto al piano di Schuman, Monnet e Perroux, e che hanno dato vita all’Europa unita dell’euro già ora governata da una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi elegge, e soggiogata a una moneta che nessuno di noi possiede con le conseguenze catastrofiche spiegate nei capitoli precedenti. Ma ci si ricordi che nell’antico progetto degli anni ’20-’50 era previsto un attacco progressivo ai salari dei lavoratori e alle loro protezioni sociali, al fine  di creare bacini didisperati disposti poi ad accettare ciò che oggi siamo disposti ad accettare come normale, e cioè ad esempio un lavoro a turni spezzati per il Mercatone Uno nella ricca Emilia Romagna a 900 euro al mese e con contratti di 30 giorni rinnovabili a capriccio, e questo a una madre di famiglia – l’inimmaginabile reso plausibile.

Per arrivare a ciò bisognava fare due cose, scrisse in particolare Samuel P. Huntington: primo evirare i sindacati, secondo uccidere il radicalismo. Gli strumenti? Ecco una delle trovate più insidiose della storia politica moderna: la cooptazione dei sindacati attraverso la concertazione. Egli prescrisse di dare inizio a una delle epoche più infami dei rapporti fra Vero Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella che nel giro di pochi decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere
sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul grado di abolizione dei diritti. E allora bisognava soffocare l’ideologia radicale, poiché “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”, e inaugurare l’epoca della concertazione, perché: “… produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a
distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”.

La lucidità preconizzante di quelle parole non necessita del commento del redattore, soprattutto alla luce di ciò che vediamo oggi. Ma non si perda di vista mai che nel fiume di queste parole sta scritta la storia vera di milioni di italiani, e altri, con le loro vite quotidiane di estenuanti lotte spesso infruttuose per arrivare a fine mese, per curarsi, per avere un alloggio, oppressi dal lavoro fino alla fine della vita.
Tutto questo poteva essere alleviato, decisero che non lo fosse.

E si è arrivati così agli albori degli anni ’80, in tutto il mondo che conta trionfano i leaders acquistati, lustrati e indottrinati dal Vero Potere. Quei leaders sono: Thatcher, Reagan, Kohl, Mitterrand. A tal punto della Storia, già da oltre 30 anni il Più Grande Crimine stava soffocando i destini di milioni di esseri umani e delle loro famiglie in Occidente, con la fittizia disoccupazione, con la penuria di spesa dello Stato in ogni settore sociale. Ma altri colpi micidiali sono sul punto di essere inferti alle
democrazie partecipative. Vale la pena citare qui le parole del Prof. Parguez:

“Neppure Marx avrebbe mai osato immaginare quello che i soldi poterono ottenere: comprarsi il sostegno elettorale a un sistema di oppressione dei cittadini e di resa in schiavitù di intere nazioni”.

Di seguito, ecco come.

 

Segue

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Commenti  

 
0 #1 RENFA 2011-09-27 22:20
La crisi è voluta a tavolino da almeno qualche anno. Sono d'accordo e condivido in pieno e ringrazio Paolo Barnard per il suo lavoro del saggio "il più grande crimine". Leggendolo sono riuscito a spiegarmi tanti interrogativi di carattere politico, sociale ed economico che avevo. Oggi ho rabbia perchè mi sono svegliato tardi. Grazie Paolo Barnard.
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