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I MODERATI

di Antonella Randazzo

Tra le tante tecniche di propaganda, specie negli ultimi decenni, si è imposta, nel settore politico, la distinzione fra “moderati” e “estremisti”. La distinzione, per usare una metafora, è diventata simile alla vecchia lavagna scolastica su cui si scrivevano i nomi dei “buoni” e dei “cattivi”. I “buoni” sono i moderati, mentre i “cattivi” sono gli estremisti. Ma per capire bene dove la propaganda vuole arrivare, occorre chiarire con quale accezione i due termini vengono indicati nei mass media e nei discorsi di autorità, politici, falsi intellettuali e “opinionisti mercenari”.

La parola “moderato” viene accostata a chi si vuole apologizzare o mettere nella categoria delle persone “per bene”. Non conta se poi si tratta di un mafioso, di un corrotto o di un burattino del potere. L’importante è che venga visto come moderato, che è inteso come sinonimo di “equilibrato” o “che agisce in modo razionale”.

Si dice che “Berlusconi è un moderato” o il terzo polo è “moderato”. Che poi si tratti di persone che da anni candidano mafiosi e corrotti non importa. L’importante è che siano “moderati”. Queste parole vengono utilizzate anche nella connotazione del “nemico”. Ovviamente, il nemico “terrorista” è “estremista”.


Il termine "islamismo moderato" non indica una posizione religiosa, ma gli "islamici che si sottomettono al potere delle autorità occidentali". Viene a cadere il significato convenzionale, ossia quello di "islamici che non sono integralisti". Il termine "islamismo radicale" o "integralismo islamico" viene propagandato come "terrorismo", anche quando le persone musulmane stanno attuando una resistenza (riconosciuta legittima anche dall'ONU) alle dittature o ad un'occupazione militare occidentale.

Il termine “estremista” viene appioppato anche a tutti quelli che ritengono che per cambiare veramente le cose occorre destituire tutte le persone del vecchio regime. Ossia, viene etichettato e caricato di significati nefasti colui (o coloro) che non è più disposto a partecipare al teatrino elettorale, in cui sono i vertici dei partiti a scegliere i candidati, e non i cittadini. Vengono chiamati “estremisti” quelli che cercano di capire come uscire dal pantano in cui il Paese si trova, e capiscono che proprio a causa dei compromessi e dei “moderati” che non si riesce a risolvere i problemi.

Questi “moderati” che dovrebbero dare il buon esempio agli “estremisti”, che cosa propongono?

Ovviamente, di cambiare qualche personaggio qua e là, oppure di cambiare il logo del partito o qualche bandiera. E che rimanga lo stesso gruppo di potere, con gli stessi scopi e con gli stessi metodi antidemocratici risulta per queste persone un dettaglio irrisorio, nemmeno da considerare. E’ chiaro che il “moderato” in realtà è chi è disposto a dire soltanto mezze verità, e non pensa lontanamente che si possa abbattere un sistema fondato sulla legge del più forte e sull’ingiustizia. Spesso, egli è tale perché ricava molti vantaggi (denaro, popolarità, cariche politiche, ecc.) dall’essere “moderato”. Vantaggi che non avrebbe se decidesse di essere onesto.

In altre parole, quello che prima si indicava come “scendere a compromessi per interesse”, oggi si indica come “moderazione”, in modo tale che le persone disoneste possano apparire addirittura migliori delle persone oneste. Il moderato recita la sua parte di persona che può accettare “piccoli aggiustamenti”, che in realtà sono soltanto prese in giro (e il moderato lo sa bene) se rimangono al potere gli stessi personaggi di prima (che controllano i vertici dei partiti), anche se si fa in modo che ciò non appaia.

Chi viene additato come “estremista” è spesso colui che dice tutta la verità, pur sapendo che questa non è una scelta comoda, e che si attirerà, oltre alle etichette negative, anche le spinte verso l’emarginazione dai media.

La distinzione “moderati” ed “estremisti” può essere utilizzata per impedire un vero cambiamento, facendo credere di dover rimanere “razionali ed equilibrati”, ovvero “moderati”, e per far ciò bisogna credere di dover rimanere nel sistema, cambiando soltanto, di tanto in tanto, qualche caratteristica superficiale e irrisoria. Qualche faccia nuova ogni tanto e magari candidare anche qualche persona avvenente.

Finora hanno prevalso i “moderati”, e i risultati si vedono.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articolo tratto da “NUOVA ENERGIA”.
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