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GLI SCIACALLI DEL WEB

Di Antonella Randazzo

Il web non è la realtà. Sembra pleonastico dirlo, ma non è così.

Se gli altri mass media fanno a gara per deformare la realtà, rendendola funzionale ad un sistema sempre più assurdo e nemico degli interessi di tutti, il web sta facendo progressi per offrire realtà distorte, mistificate, spesso parziali e oltremodo caricate emotivamente. Talvolta proprio il web può offrire la peggiore “realtà”.

Non tutti si accorgono di ciò, e molti continuano a dare credito a forum o social network che hanno assunto caratteristiche che nulla hanno a che vedere con la libera condivisione delle opinioni e con una costruttiva socializzazione.

E’ vero che su Internet si possono trovare notizie su argomenti non trattati altrove, ma è anche vero che la rete rappresenta per molti aspetti un altro canale mediatico che può produrre effetti funzionali all’assetto costituito.

La sola differenza rispetto agli altri media è che la rete non è completamente controllabile, e dunque esistono anche siti non controllati.


Ma ci sono aspetti del web che rendono questo canale adatto a creare una “realtà” persino peggiore rispetto a quella creata dagli altri media, sfruttando il senso di anonimato e la possibilità di sfogare un’emotività non equilibrata.

A questo proposito, l’esempio più recente è quello relativo alla prematura scomparsa del personaggio lanciato dal “Grande Fratello” nel 2000, Pietro Taricone, contro cui si sono scatenati diversi internauti.

Taricone però, prima di essere un personaggio mediatico, era un uomo, con una compagna e una bimba di sei anni. La morte tragica di un uomo, al di là di tutto, dovrebbe sempre generare sentimenti di tristezza e dispiacere. Non si tratta di “buonismo” ma di empatia, che significa “soffrire con”, ovvero provare sofferenza o tristezza quando la situazione
fa provare sofferenza o tristezza ad altri esseri umani.

Si può rimanere sgomenti di fronte alla circostanza che ha portato alla morte dell’attore, per alcuni aspetti “banale”. Si vuole praticare uno sport estremo per avere nuove sensazioni, senza rischiare di morire. Ma il pericolo di morte risulta in questi ambiti più presente di quello che si crede, e questo dovrebbe far riflettere.

Ma tornando al nostro tema, la morte di Taricone ha scatenato il web, e molti si sono accaniti contro questo personaggio, svelando una forte rabbia e l’incapacità di avere empatia e rispetto per i vivi e per i morti.

Molte persone hanno approfittato della tragedia di Taricone per sfogarsi con reazioni del tutto scomposte e rabbiose. C’è chi ha scritto “uno di meno”, e chi ha scritto “E' morto? Chissenefrega”.

Qualcuno ha giustificato le frasi infelici dicendo che “ci sono cose più importanti”.
Certo, viviamo in un mondo in cui molti bambini ogni giorno muoiono di fame o per malattie curabili, e i media non se ne occupano. Ma questo dovrebbe far riflettere sul tipo di sistema in cui viviamo, e non può certo giustificare l’esultare per la morte di una persona.

Non si tiene conto che i personaggi mediatici non sono le persone reali (chi conosceva davvero Taricone?) e che, al di là di ciò che condividiamo o avversiamo, siamo esseri umani, dotati di un cuore, o di sentimenti che dovrebbero andare al di là delle divisioni ideologiche o della simpatia o antipatia verso immagini mediatiche.
Qualcuno ha sostenuto che su queste reazioni scomposte “i media ci marciano per nascondere le vere notizie”. Certo, è vero che gli attuali media strumentalizzano tutto, persino la morte. Ma anche questo non può certo giustificare reazioni emotive eccessive e
crudeli.

La moglie di Taricone, Kasia Smutniak era rimasta per dodici ore fuori dalla sala operatoria, sperando che un miracolo salvasse il marito. Mentre la famiglia dell’attore soffriva e si chiedeva disperatamente “come è potuto accadere?”, molti sul web si lasciavano andare a commenti ingiuriosi quanto crudeli. Leggendo sul network Indymedia frasi del tipo: “Sporco fascista”, “Casa Pound Terni, ora sapete come fare: uno di meno!”, oppure “Ho goduto come un porco quando ho saputo che era morta quella gran testa di c...zo fascista e razzista! 10 100 1000 Taricone”, si prova molta tristezza. Anche perché, oltre all’evidente crudeltà e incapacità di empatia verso i propri simili, emergono anche pregiudizi dovuti ad ottusità e ignoranza. Qualcuno ha scritto: “L'unico fascista buono è quello morto”, “E l’Italia pianse la morte d'un fascista palestrato”.

E’ evidente che queste persone associano l’essere “palestrato” all’essere “fascisti”, e non conoscono bene l’origine delle ideologie e il loro senso nel limitare gli esseri umani. Si è stabilita l'insensata equazione "paracadutismo uguale fascismo".
Ad ogni modo, se anche Taricone era un “fascista”, ovvero avesse idee “di destra”, di certo esultare per la sua morte svela la logica bellicistica del “nemico da abbattere”. Inoltre, se anche Taricone era “fascista”, occorre ricordare che non era non politico, né aveva mai avuto responsabilità nelle istituzioni, e dunque odiarlo perché “fascista”, a tal punto da festeggiare la sua morte, svela una totale ignoranza dell’esistenza di “fascisti” che invece hanno potere politico o all’interno delle istituzioni, e lo usano per creare una realtà antidemocratica. Ma anche questi personaggi, più che odiarli o
desiderarne la morte, occorre essere in grado di destituirli, creando ancor prima che all’esterno, all’interno di noi la capacità di riconoscerli e di non sostenerli in alcun modo.

La vicenda di Taricone è soltanto un esempio di come il web rispecchi la realtà di persone che indirizzano la loro rabbia laddove essa non può produrre frutti positivi, anzi, può rendere peggiori, inducendo ad agire o ad esprimere il peggio che ci può essere nel cuore umano.

Il web sembra essere diventato un luogo che espone alla crudeltà di alcuni, offrendo la possibilità di insultare, dileggiare o diffamare persone o intere categorie.

Gli sciacalli del web non sono soltanto quelli che hanno clonato il sito che raccoglieva offerte per i terremotati di Haiti e dell’Aquila, sono anche quelli che aprono siti contro categorie di disabili, contro gli immigrati o contro personaggi “scomodi”.

Gli sciacalli sono pieni di rabbia, livore o frustrazione, che scelgono di sfogare utilizzando la possibilità di anonimato della rete, oppure l’alto livello emotivo presente in alcuni siti o forum, che consente di far apparire “normale” accanirsi contro qualcuno, anche in modo spietato e del tutto irragionevole.

Forse qualcuno potrebbe obiettare che Taricone rappresentava un modello non positivo o un personaggio per alcuni aspetti superficiale. Ma quanti personaggi mediatici non proprio “positivi” esistono? Anziché scagliarsi contro di loro (per giunta dopo la morte), occorrerebbe comprendere chi li crea e li utilizza, e per quali scopi.

Lo scrittore Roberto Saviano è rimasto sconcertato delle parole ostili rivolte al suo ex compagno di liceo: “Soffro per non essere riuscito a ringraziarlo, perché all'indomani delle critiche rivoltemi da Berlusconi mi difese pubblicamente, cosa non scontata per chi viene dalla nostra provincia. Infangare la reputazione di chi muore è lo stratagemma preferito di chi oggi è camorrista. Per cui Pietro potrebbe anche essere stato un fascista – non ci è dato saperlo, e francamente non ci interessa – ma chi prende il pretesto di una giovane morte per cogliere l’occasione di vomitare la propria invidia malcelata è solo che un mafioso”.1

Questo commento gli è costato una serie di insulti apparsi sugli stessi canali web che avevano dileggiato Taricone, come, ad esempio, “Saviano, un altro fascista di merda!”.

Tutto questo fa capire che, nonostante i tempi in cui stiamo vivendo dovrebbero costringere a ben altre riflessioni e ad acquisire quella consapevolezza necessaria per uscire dal tunnel, c’è chi crede di poter continuare sulla solita strada che non porta da nessuna parte. E il web sembra essere diventato il canale principale per colpire persone che non hanno alcuna responsabilità riguardo alla drammatica situazione economica, finanziaria e politica in cui ci troviamo. Anzi, in alcuni casi vengono colpite proprio persone che denunciano i responsabili di tutto questo, senza paura e reticenza.

Cos’è l’uomo senza empatia verso i propri simili?

Oggi stiamo vivendo in una situazione in cui la stragrande maggioranza di persone vive ancora senza una grande consapevolezza, non avendo idea di cosa stia facendo e del perché lo sta facendo. Esistono anche persone insoddisfatte, che si accorgono come in vari modi il sistema li frustra, e iniziano ad aggregarsi a gruppi di denuncia (es: Beppe Grillo, ecc.) ottenendo una sorta di "gratificazione emotiva". Tuttavia, anche se può essere utile scambiarsi conoscenze ed esperienze anche attraverso il web, oggi si sta sviluppando soprattutto l’effetto catartico, che si ha attraverso la possibilità di accanirsi contro qualcuno, che viene messo alla gogna per un qualche motivo (persino per la morte, come nel caso in questione).

Non dimentichiamo che siamo tutti “formati” all'interno di una società di massa, che scoraggia il libero pensiero e sostiene il gregarismo e l’istinto immediato. Cambiare gregge o canale di sfogo non cambia la realtà.

Le persone che non hanno alcuna progettualità nell'esistenza, né un piano di crescita, né la necessaria autodisciplina per ottenere risultati concreti (crescita emotiva, consapevolezza, autorealizzazione, ecc.), si riducono a trascorrere ore a scrivere nei siti o nei social network, e spesso quello che scrivono non ha nulla di costruttivo per se stessi e per gli altri.

Nel film La Storia infinita c'è una scena in cui uno dei protagonisti deve superare la prova più difficile: guardarsi in uno specchio che riflette la sua vera realtà. Forse per molti è ancora molto difficile aprire gli occhi sulla realtà e su se stessi, preferendo esternare un’emotività non serena contro qualcuno, che diventa il capro espiatorio del momento. Queste persone preferiscono continuare ad indossare una divisa emotiva, psicologica o ideologica, fra quelle disponibili nel nostro contesto sociale. E continuare a cadere nelle solite mezze verità, falsificazioni o trappole emotive.

In fondo, un sistema fondato sulla guerra e sulla sopraffazione non può insegnare empatia, solidarietà e condivisione, ma potenzierà la violenza, le divisioni e i modelli antisociali per impedire empatia e fiducia. Le domande da porsi sono:

A chi conviene che le persone sfoghino la propria rabbia contro altre persone che non ne sono affatto responsabili?

A chi conviene che il web diventi sempre più un canale di sfogo della repressione causata da una falsa democrazia?


1 http://magazine.libero.it


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Commenti  

 
0 #2 Leda 2010-07-10 13:07
Bellissimo articolo. Agli idioti del web ho sempre risposto che provare dispiacere (e condividerlo) per un personaggio dello spettacolo è legittimo, normale e sufficiente, mentre fare la ramanzina sul resto della gente sofferente è stupido, perchè "i bambini che muoiono di fame" se ne fanno un cavolo dei link di FB. Quelle si che sono catene inutili e ipocrite! Quanto alla questione politica, appunto, invece di esultare per la morte di un simpatizzante scendessero in piazza per le cose serie. Questi 'polveroni' mi spaventano.
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+4 #1 masy 2010-07-02 17:21
premesso che la morte va rispettata comunque e di chiunque e che di scemi nel web c'è ne sono tanti, l'io l'empatia la proverei a cercare anche su chi magari piange x taricone (pace all'anima sua...) e magari si ingozza di trenette e se ne sbatte il cazzo dei bimbi che muoiono di fame o x bombardamenti....
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