Esiste ancora la seduzione?
di Francesco Lamendola
Esiste ancora quella cosa chiamata «seduzione»?
La risposta che viene subito alla mente, immediata, è un secco e inappellabile: «No, non più; forse un tempo, ma oggi no».
Ma che cosa vuol dire, esattamente, sedurre qualcuno?
Sia «seduttore» che «seduzione» derivano - rispettivamente come nome d’agente e come nome d’azione - dal latino «seducěre», composto di «se-» e «ducěre»: dunque, significa, letteralmente, condurre a sé, attrarre verso di sé. La seduzione è l’arte di attrarre gli altri a sé; e il seduttore è colui, o naturalmente colei, che possiede in modo eminente una tale arte.
Per comprendere quanto l’etimologia della parola sia qualcosa di più di una semplice metafora, ma scaturisca dalla vera e propria realtà dei fatti, bisogna tener presente che ciascuno di noi possiede, e di conseguenza emana, una fitta rete di energie psichiche le quali, di per sé, non sono mai neutre, ma sono, necessariamente, o positive o negative.
Il seduttore, pertanto, è colui che, dotato di una rete energetica particolarmente intensa, ne è pienamente consapevole e la sfrutta a proprio vantaggio, per colpire ed attirare a sé le altre persone: In questo senso, la seduzione sessuale è solo un aspetto particolare, per quanto notevole, di un dato più generale: il seduttore attrae consapevolmente un po’ tutti coloro con i quali entra in contatto; fra di essi, poi, egli sceglie quali “prede” fare proprie.
Eccoci arrivati ad una scoperta interessante: l’energia liberata dal seduttore viene rivolta indiscriminatamente verso l’esterno e chiunque può subirne il fascino, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalle convinzioni morali e così via; anche se poi, ovviamente, il seduttore sceglie, di volta in volta, su quale individuo focalizzare la propria attenzione. Potremmo quindi paragonare il seduttore a un pescatore che se ne vada a pesca con i candelotti di dinamite: per catturare un pesce, è dispostissimo a farne fuori alcune decine: questo non è un problema che lo riguardi o che susciti in lui qualche sorta di scrupolo.
Il minimo che si possa dire è che la seduzione è, da un lato, un immenso dispendio di energie vitali e, dall’altro, che esorbita, per sua natura, dalla sfera etica, in quanto colpisce alla cieca chiunque venga a trovarsi sulla strada del seduttore.
Attenzione: non tutte le persone dotate di alte frequenze energetiche sono delle seduttrici; per esserlo, bisogna che vi sia la consapevolezza di tale potere sul prossimo e, in secondo luogo, la ferma volontà di sfruttarlo al massimo grado, indifferenti alle conseguenze. Chi possiede un alto grado di potere attrattivo, ma ne fa un uso moderato oppure lo rivolge a dei fini disinteressati, ad esempio per aiutare il prossimo ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé, non appartiene alla categoria dei seduttori, ma a quella delle persone affascinanti. Fascino e seduzione sono due cose ben diverse: il primo attrae, ma rispettando la personalità altrui e lasciandone impregiudicata la libertà del volere; la seconda mira deliberatamente ad assoggettare ed è, quindi, un esercizio (e, in genere, un abuso) di potere, né più né meno.
Di solito, il seduttore si giustifica - ammesso che ne senta il bisogno, per lo più allorché deve difendersi dai rimproveri delle sue vittime - affermando che la seduzione esiste perché esistono le persone desiderose di lasciarsi sedurre; il che ha certamente un fondamento di verità, ma è un argomento estremamente ipocrita, come lo è quello dei produttori televisivi i quali si difendono dall’accusa di produrre troppi programmi-spazzatura, dicendo che il pubblico, in fondo, è proprio quelli che vuole. Ipocrita, perché resta il fatto che l’esistenza di una domanda alienata non assolve dalle proprie responsabilità coloro i quali, con astuzia e con frode, sfruttano tale debolezza dell’animo umano per acquisire dei vantaggi personali, di qualsivoglia natura essi siano.
Potremmo riassumere quanto sopra, quindi, dicendo che la seduzione è l’arte di attrarre gli altri verso di sé, in maniera irresponsabile e abusando della loro debolezza, al fine di manipolarli e di sottometterli.
Che, poi, la maggior parte dei seduttori sessuali rifiuterebbero una tale definizione, mostrandosene anzi sdegnati e riparandosi dietro il comodo alibi dell’amore, non significa altro se non la loro incapacità di assumersi le proprie responsabilità e di chiamare le cose con il loro nome. Il seduttore abituale, quindi, è un vile e un ipocrita, oltre che un amorale.
Bisogna d’altra parte distinguere fra la seduzione come gioco e la seduzione come professione (per modo di dire, si capisce).
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