Ci si chiede per quale motivo non esistano oggi più intellettuali del calibro di Pier Paolo Pasolini. In effetti, intorno è tutto un deserto. E' inutile cercare di comprendere le cause della desolante situazione attuale. Sebbene non tutte le interpretazioni e le soluzioni estetiche elaborate da Pasolini sulla società di massa siano condivisibili, bisogna riconoscergli il coraggio di aver aggredito l'esistente senza infingimenti. E' qui il nodo: la mancanza di coraggio degli attuali "giornalisti" che, anche quando sfoggiano libertà di critica, rivelano solo un'acrimonia mercenaria.
Qualcuno ha ardito paragonare Paolo Barnard a Pasolini: non si tratta neppure di confrontare "le cose grandi con le piccole", poiché Barnard è una nullità. Non è ininfluente che Pasolini fosse uno scrittore di razza, laddove Barnard è sciatto quanto Attivissimo. Basta questa assoluta mancanza di stile per collocarli alla stessa stregua, ad un livello infimo. Sono, al massimo, dei dilettanti, ma nient'affatto dilettevoli.
In verità, Pasolini fu un lungimirante osservatore del reale, talmente profondo che le sue analisi rivestono valenza filosofica più che sociologica. Qual è il ruolo della filosofia, se non quello di essere strumento dialettico e critico? Il filosofo deve criticare l'ordine costituito: la sua denuncia deve essere implacabile e recisa. Come nota Horkheimer: "Bisogna impedire che gli uomini si perdano in quelle idee ed in quei modi di comportamento che la società propina loro nella sua organizzazione." L’educazione si oppone all’istruzione massificata, vera programmazione mentale. E' necessario dunque un impegno instancabile nel portare all'aria le radici dei problemi: scavare e scovare sono azioni ineludibili. Le risposte provenienti dal potere devono essere vagliate, anatomizzate. La demistificazione dei falsi miti che il sistema ammannisce è compito solenne, anche se oneroso. E' impossibile qualsiasi identificazione con le istituzioni.
Oggi, però, si preferisce accettare le "risoluzioni” e le esegesi preconfezionate: il conformismo non domina solo in àmbito economico e politico, ma la stessa scienza ed il mondo non sono sottoposti ad un esame stringente, non sono investigati e sezionati nella loro essenza. Dall'accettazione dell'esistente alla sua giustificazione non è che un passo. Se non si è abituati a contraddire ed a negare, negando anche la stessa negazione, il pensiero si spegne nel consenso o in una lagna impotente. Il vero pensatore è eretico e paradossale. Poco rassicurante nelle sue conclusioni che non concludono, egli non somministra l'anestetico della razionalità e del "metodo", ma dà la scossa elettrica del dubbio e della domanda. Sprona all'azione ed alla reazione, invece che addormentare l'uditorio con le sue confortevoli, soffici “verità”.
Ancora Horkheimer: "Non viviamo ancora in una società automatizzata. Noi possiamo ancora compiere molte cose, anche se più tardi ci sarà tolta questa possibilità".
Pare che veramente siamo prossimi al momento in cui ci sarà tolta la possibilità di agire: spaventa constatare che molti abbiano rinunciato a tale opportunità motu proprio, abdicando alla propria dignità. Si ribelleranno mai gli schiavi che amano la loro schiavitù?
http://zret.blogspot.com/2010/07/da-pasolini-al-nulla.html
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