La Signora si faccia la messa in piega.
Era il 17 febbraio del 1992, Mario Chiesa viene arrestato a Milano per dare il via alla celeberrima stagione di Tangentopoli. Da quei giorni, e in pochi mesi, un’intera classe politica italiana viene spazzata via dalle inchieste di Di Pietro e soci. Come mi disse personalmente l’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, in realtà l’impeto che mosse quella rivoluzione veniva dagli imprenditori che si autodenunciavano ai magistrati pur di smettere di pagare tangenti ai socialisti e democristiani. Due partiti che, come d'altronde tutto l’apparato politico italiano, avevano una caratteristica in comune: erano intrisi di statalismo fino al collo, cioè erano nati e cresciuti nella pratica di usare prebende ed elargizioni di Stato per comprarsi il consenso degli elettori. Qualcosa che goffamente e truffaldinamente assomigliava però troppo al modello di Stato a moneta sovrana che spende a deficit per creare ricchezza fra i cittadini. Infatti l’Italia degli anni ’80 era sì un Paese ad alta inflazione e debito, ma era uno dei luoghi più ricchi della Terra, la cui ricchezza ancora oggi nutre una fetta enorme di società civile.
L’incredibile potere di un fantasma.
Gli anni della speranza – quelli per i quali diede la vita la moglie di Antonio e così tanti altri che avevano visto il miraggio di uno Stato capace di tutelare i propri cittadini, dove il sogno di salire quel gradino in più sia nel benessere che nel civismo sembrava sul punto di avverarsi – erano finiti. Il piano di distruzione del Tridente era già avviato in piena forza, infermabile in realtà, ma alle elites non bastava. Il timore che un imprevisto sconvolgimento interrompesse proprio negli ultimi 20 anni la loro
cavalcata vincente – ed esso poteva prendere la forma anche solo di un coraggioso intellettuale che avesse capito cosa stava accadendo e che fosse riuscito a renderlo noto ai lavoratori di allora, ben altra razza – li spinse a escogitare una tutela in più, qualcosa che proprio sterilizzasse alla radice ogni microscopica possibilità di reazione. E s’inventarono un fantasma.
IL PIU’ GRANDE CRIMINE, LA STORIA NEI DETTAGLI.
(Si ricorda ai lettori che alcuni punti chiave di questo racconto saranno incomprensibili se non si è prima visto quanto spiegato nei capitoli precedenti, nda)
Conobbi Antonio in un corridoio del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano nel 2000.
Abruzzese, settantadue anni, assisteva la moglie morente che aveva accettato un’ultima chemioterapia azzardatissima. Antonio parlava con voce afona ma non monocorde, anzi, ti portava con lui nel racconto, noi stavamo seduti su una panca, i suoi gomiti appoggiati sulle ginocchia, la testa bassa che solo di rado si girava per guardarmi. Era stato un bell’uomo, io non vidi mai la sua sposa. Ricordo bene tre momenti di quello scambio. Lui aveva mille volte pregato la moglie di non andare a lavorare, per i figli soprattutto, ma a pensarci oggi, diceva, era una premonizione la sua. La donna infatti accettò un
posto da operaia in un capannone che assemblava, tagliandoli, dei lastroni pensanti. Amianto. Ma era il 1971, chi lo sapeva? Se solo lei l’avesse ascoltato, mi disse Antonio, ma lei sognava il boom economico, non avevano la lavatrice in casa, i bambini non vestivano come gli altri a scuola, ci voleva quello stipendio in più, era quel sogno, capite? La seconda cosa che mi è rimasta fu la descrizione di come lui, operaio a Torino, affittava un posto letto assieme ad altri due, un unico posto letto, perché uno ci
dormiva la mattina, l’altro il pomeriggio, e l’ultimo la notte, a seconda dei turni. Spesso uno dei tre doveva stare sveglio per forza. La terza cosa: è un grido sordo ma tremendo che sentivo dentro, che mi scuoteva la testa, perché non è giusto, perché è ignobile che un sogno così modesto e legittimo si debba pagare con la vita e con così tanta sofferenza. Non solo quella di oggi, ma anche quella di allora, cioè tutti quei giorni unici e irripetibili in cui quei due innamorati furono costretti a sentirsi da una cabina telefonica se andava bene, e dove ciascuno la notte dormiva solo, mai un bacio, mai far l’amore, mai quella voce lì accanto pronta a sorreggerti quando c’era bisogno. E quei bambini senza padre, che dovevano fare i conti persino con le merende. Quei bimbi che futuro hanno avuto in quelle condizioni?
LA PIENA OCCUPAZIONE ERA POSSIBILE.
Sintesi.
La piena occupazione - cioè quel sogno dove non sarebbero esistiti uomini o donne privati
della dignità del lavoro o precarizzati - era possibile nelle economie di tutti i Paesi, ma fu stroncata scientemente proprio per schiavizzare milioni e controllarli con la sofferenza.
Il lavoro scientifico in materia economica che offre le basi alla piena occupazione è il merito soprattutto del Prof. L. Randall Wray, docente di economia e direttore della ricerca del CFEPS all’Università del Missouri Kansas City (USA), che ebbe il sostegno del Nobel Paul Samuelson.
Perché allora la piena occupazione non fu mai attuata? Perché ci sono un sacco di politici ed economisti che non capiscono nulla dei sistemi monetari, poi ci sono molti individui nelle posizioni chiave del potere che sono opposti ideologicamente a questa idea, ma soprattutto se i cittadini si rendessero conto che i governi possono spendere quanto vogliono senza limiti di debito, allora il settore pubblico acquisirebbe una percentuale della ricchezza nazionale troppo grossa per i gusti del grande capitale privato.
COSA SONO LE TASSE? CHI LO SA ALZI LA MANO.
Sintesi.
Le tasse di uno Stato a moneta sovrana non servono a dare denaro allo Stato da spendere per il bene pubblico, e così è sempre stato in Italia prima del 2002. Nei 16 Paesi dell’eurozona invece, purtroppo le tasse servono oggi a dar denaro allo Stato per spendere, per il solito motivo che quei Paesi non possono più spendere inventandosi la propria moneta. E’ impossibile che le tasse con moneta sovrana possano pagare alcunché, visto che sono soldi che il governo ha immesso nella collettività e che poi si riprende indietro in percentuale minore.
Cioè, se un negoziante investe 100 e incassa 30, come fa ad avere alcunché da spendere?
Inoltre, poiché il governo a moneta sovrana s’inventa il denaro da spendere, che senso ha che si complichi la vita per riprenderselo indietro e rispenderlo? Fa prima a inventarsene dell’altro.
Immaginate la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, i
numerini corrono aumentando, quando lo Stato ci tassa gli stessi numerini scendono, e le cifre spariscono nel nulla. La tassazione distrugge il denaro, tutto qui.
Ma allora, perché gli Stati a moneta sovrana tassano?
UN DEBITO CHE E’ UN PROBLEMA, ECCOME.
Sintesi.
Noi della Zona Euro siamo nei guai fino al collo perché non possiamo più inventarci la
moneta come usavamo fare prima con la lira, il marco, i franchi ecc. Non abbiamo più moneta sovrana. Oggi per ogni centesimo che spendiamo dobbiamo far prestiti coi mercati dei capitali, cioè con istituti finanziari, fondi pensione, assicurazioni, banche, fondi sovrani stranieri, governi stranieri, persino individui, i quali però decideranno i tassi d’interesse a loro vantaggio strangolandoci. Questo distrugge la spesa dello Stato come ricchezza dei cittadini.
In secondo luogo, oggi il debito nazionale dei 16 Paesi dell’euro è veramente un debito, perché lo devono ai privati e non a se stessi come nel caso del debito a moneta sovrana. Quindi va ripagato veramente coi soldi dei cittadini, con le tasse, coi tagli allo Stato sociale ecc., cioè con mezzi inaffidabili. I mercati finanziari lo sanno e hanno perduto ogni fiducia nel fatto che i 16 possano sempre saldare i debiti nei tempi stabiliti. Così ci impongono il cosiddetto risanamento dei conti. Risanamento dei conti = la corsa degli Stati a tagliare tutto ciò che è assistenza pubblica, settore pubblico e previdenza sociale, con conseguenze catastrofiche per tutti noi, ma… anche e soprattutto col vantaggio per i medesimi capitalisti privati di poter poi comprare a prezzi stracciati ogni sorta di nostro bene pubblico. L’attuale crisi dell’euro è tutta qui. Studi autorevoli ci dicono che l’euro non sopravvivrà questo stato di cose.
UN DEBITO CHE NON E’ UN PROBLEMA, ANZI.
Sintesi.
La cosa migliore che uno Stato a moneta sovrana può fare per i propri cittadini è di spendere a deficit, cioè creare debito pubblico, perché la spesa a deficit produce ricchezza fra i cittadini. Il debito dello Stato a moneta sovrana non è mai il debito dei cittadini: questa è una menzogna creata ad arte dalle elites finanziarie per distruggere gli Stati (si legga Il Più Grande Crimine).
I principali debiti dello Stato sono il Debito Pubblico, il Deficit di bilancio e il Debito Estero.
Il Deficit è la differenza fra la spesa dello Stato e i suoi incassi: se alla fine dell’anno esso ha incassato meno di quanto abbia speso, allora si dice che c’è un deficit. Il cumulo dei deficit dei trascorsi 70 o100 anni a seconda dei Paesi forma il Debito Pubblico. Il Debito Estero è la parte del Debito Pubblico che uno Stato deve a Paesi stranieri.
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