Guerra psicologica: disinformazione e "false flag"
Video del convegno tenuto a Foggia il 20/02/2010
Dialogo immaginario fra un Elettore Ideale e un Politico Reale
Su richiesta di diversi lettori pubblichiamo in home il commento che un utente ha scritto in risposta al mio recente articolo “Alle urne! Alle urne!” Nel rispettare la volontà degli altri, mi permetto di dissociarmi dall’entusiasmo che ha accolto questo commento, e ne spiego alla fine i motivi. M.M.
Dialogo immaginario fra un Elettore Ideale e un Politico Reale
Elettore Ideale: Allora siamo d'accordo. Io e gli altri ti votiamo se tu indici un referendum sul Trattato di Lisbona, de-privatizzi l'acqua, ritiri i militari dall'estero e [aggiungere altre 7 cose ritenute consone]
Politico Reale: Sì, certo. Senza dubbio. In nome della Libertà e del Popolo che mi impegno a rappresentare, non tradirò la vostra fiducia.
Cinque anni dopo
Elettore Ideale: Ma che cazzo! Sono passati 5 anni e non hai fatto NIENTE di quello che ti eri impegnato a fare! Ci hai traditi tutti, bastardo faccendiere.
Divenire realmente se stessi, cioè persone, è porsi in un rapporto primitivo con l’Essere
di Francesco Lamendola
Oggi tutti pretendono di essere delle eccezioni; tutti pretendono di essere unici e originali; ma - questo è il punto - già per il solo fatto di sbandierarlo ai quattro venti, e poi anche per il modo pedissequo di seguire tutte le mode del momento, tutto ciò che riescono a manifestare è una forma penosa di individualismo di massa.
Non c’è forma più esiziale di falsa coscienza che pretendere di essere degli individui eccezionali, quando non si è che pecore nel gregge; non c’è spettacolo più patetico e meschino dell’individuo anonimo e spersonalizzato che si atteggia a campione di autenticità e che gonfia il petto, chiedendo di essere ammirato per la sua supposta eccezionalità.
La verità è che ogni essere umano è eccezionale, ma alla condizione di divenire realmente se stesso, cioè una persona; diversamente, lo scopo della sua vita fallisce clamorosamente e non resta che fingere di essere quello che non si è, rincorrendo l’ombra dei propri desideri e delle proprie illusioni e perdendosi nel labirinto degli specchi del proprio falso Ego.
Ecco perché non basta essere al mondo per dire di essere se stessi: perché se stessi non si nasce, si diventa.
Diventare se stessi vuol dire realizzarsi come persone; non realizzare se stessi vuol dire rimanere allo stato di persone puramente potenziali, cioè di individui irrisolti e senza scopo: perché lo scopo del nostro esserci è quello di farci persone, ossia di diventare realmente e pienamente noi stessi, autentici, desti e consapevoli.
Chi non è desto o consapevole non è nemmeno se stesso, perché solo la consapevolezza permette di conferire un vero significato alla propria umanità. Di certo non è sufficiente possedere due braccia, due gambe, contrarre un matrimonio o assicurarsi un posto in banca.
Il paradosso del potere
Coloro che sostengono la necessità dell’esistenza di un potere centrale sono soliti giustificare la loro convinzione partendo dal presupposto hobbesiano dell’homo homini lupus.
L’essere umano, in altre parole, sarebbe di natura principalmente egoista e violenta, e lasciato solo a se stesso sarebbe naturalmente portato a nuocere ai propri simili, prevaricandoli quando possibile, sopraffacendoli ogni qual volta dovesse averne occasione.
In questa visione, un mondo senza un potere centrale forte, capace di garantire l’ordine e il rispetto delle leggi, sarebbe un mondo violento in preda al caos, poiché l’unico motivo che spingerebbe gli uomini a comportarsi civilmente consisterebbe nella paura della punizione.
Ma se la premessa di tale ragionamento fosse esatta, e gli uomini fossero davvero degli esseri egoisti prevaricatori e crudeli, allora l’affidare ad un gruppo di loro il potere di disporre delle vite dei loro simili sarebbe un’ azione sconsiderata.
I governanti, infatti, essendo egoisti e violenti, in quanto uomini, approfitterebbero del loro status per operare in modo malvagio senza il timore di essere puniti.
Mossad: dilettanti allo sbaraglio?
Sembra che il Mossad si sia fatto prendere col sorcio in bocca.
I professionisti per eccellenza delle “covert operations”, i maestri a cui guardano con deferenza tutti gli altri servizi del mondo, si sono fatti prendere come dilettanti allo sbaraglio dal controspionaggio di uno staterello “qualunque” come l’Emirato del Dubai.
Lo racconta Bob Baer, l’ex-analista della CIA e accusatore del proprio governo per l’inside job del 9/11, in un articolo comparso ieri su Time.com.
Secondo la sua ricostruzione, ben 26 agenti del Mossad hanno partecipato all’operazione per eliminare un dirigente di Hamas nella sua stanza d’albergo di Dubai, lo scorso 19 gennaio. L’uomo era sospettato di vendere armi iraniane ai palestinesi di Gaza.
Come si vede nelle immagini delle telecamere di sicurezza due insospettabili turisti, travestiti da giocatori di tennis, seguono in ascensore la vittima che viene accompagnata nella sua stanza da una hostess dell’albergo. Più tardi gli uomini del Mossad si introducono nella stanza e lo uccidono lasciando il corpo nel letto, in posizione naturale, con i vestiti ben ripiegati sulla poltrona, in modo da far apparire il tutto come un normale attacco di cuore. Come tocco finale gli assassini, giustamente, escono lasciando la porta chiusa a chiave dall’interno.
Impeccabile, almeno all’apparenza.
LETTERA DAL FONDO DELLO SFACELO
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
DI MARINO BADIALE E MASSIMO BONTEMPELLI
L’Italia, dopo tre decenni di decadimento civile e morale, è giunta ormai al suo sfacelo come nazione e come società. Il lavoro non vi ha più diritti, dignità, ascolto. Ogni legalità è travolta dal potere delle mafie, dalla regolazione dei rapporti economici e professionali attraverso la corruzione, grande o piccola, e da costi e tempi, per molti insostenibili, del ricorso al sistema giudiziario. L’avvelenamento dei suoli, dei corsi d’acqua e delle catene alimentari è oltre il livello di guardia. Istituzioni come la scuola e l’università, fondamentali per il paese, sono ormai distrutte, nella sostanziale indifferenza dell’opinione pubblica. Le città sono soffocate da una circolazione automobilistica insensata, che sequestra le strade e avvelena l’aria. Mancano servizi che rispondano a esigenze reali, talvolta drammatiche. I rapporti tra le persone sono imbarbariti. E su tutto questo si è abbattuta la crisi economica mondiale che sta mettendo in questione, per larghi settori dei ceti subalterni, anche livelli minimi di benessere.
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